Anno: XXV - Numero 57    
Venerdì 19 Aprile 2024 ore 13:00
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Fra smart working e nuove professioni

Ecco come il modello “ibrido” influenzerà la vita lavorativa.

Fra smart working e nuove professioni

Sono diverse – e spesso fra loro complementari – le tendenze che caratterizzeranno e plasmeranno il mondo del lavoro su scala globale nei prossimi dodici mesi. Nella lista non manca ovviamente l’intelligenza artificiale, i cui impatti negli ambienti aziendali e professionali saranno in molti casi decisamente considerevoli. Un peso importante lo giocherà però anche il lavoro ibrido, affermatosi come risorsa “salvagente” nel periodo pandemico e via via potenziato dagli ulteriori passi in avanti della tecnologia digitale: milioni di persone oggi stanno cambiando abitudini proprio in funzione della flessibilità operativa loro garantita dalle rispettive aziende e tale tendenza, secondo vari ed autorevoli studi (fra questi citiamo quello della Stanford University), è destinata a rafforzarsi in futuro, con circa un terzo o più dei colletti bianchi che nel lungo periodo continuerà a lavorare sia in presenza sia in modalità remota.

Un recente rapporto di IWG, uno dei più importanti fornitori al mondo di spazi per lo smart working (sono di sua proprietà brand come Regus, Spaces e Copernico) ha messo sotto la lente di ingrandimento alcune delle componenti che vanno a comporre il paradigma “hybrid working”. In primis, spicca l’emergere dentro le grandi organizzazioni di un nuovo ruolo a livello di C-suite, quello del Chief Hybrid Officer. Aziende innovative come Meta, Doist e GitLab hanno già scommesso su questa figura e saranno sempre di più negli anni a venire le realtà che si avvarranno di un CHO per supervisionare e ottimizzare gli ambienti e i processi del lavoro ibrido, con il fine di bilanciare le esigenze dei dipendenti fra casa e ufficio senza pregiudicare la produttività e superando le criticità di natura logistica. Accanto al Chief Hybrid Officer, inoltre, gli esperti di IWG vedono un altro professionista emergente, denominato “Office Synchronizer” e incaricato di trovare le soluzioni più adeguate per garantire la collaborazione più efficace possibile tra i diversi colleghi.

«Il modello ibrido – ha sottolineato in una nota Mark Dixon, Fondatore e Ceo di IWG – sta modificando radicalmente il nostro approccio al lavoro e le aziende che lo adottano attireranno i migliori talenti e otterranno il massimo dalle proprie risorse umane, riducendo al contempo i costi. Il ritmo di questo cambiamento proseguirà anche nel 2024 grazie al numero crescente di lavoratori e organizzazioni che ne comprenderanno gli evidenti vantaggi culturali, di sostenibilità e non solo». La sfida, insomma, è più che mai entrata nel vivo e una delle priorità a cui devono guardare le imprese è (non a caso) è la ricerca dell’equilibrio “perfetto” tra incremento della flessibilità e tempo, un equilibrio che possa fare da stimolo a una collaborazione e a una comunicazione aperta fra le persone e a un impegno coeso e condiviso da parte delle stesse. L’adozione del lavoro ibrido, questo l’assunto, non è quindi solo sinonimo di maggiore flessibilità operativa ma anche motore di sviluppo per una cultura aziendale dinamica e inclusiva, in grado di favorire la crescita di prospettive diverse e di contribuire a migliorare la soddisfazione delle persone.

Sposare un modello di lavoro ibrido significherà, per aziende e manager, adottare un approccio più olistico alle esigenze del personale che opera anche da remoto e prestare, di conseguenza, maggiore attenzione pacchetti di benefit innovativi che potrebbero diventare mainstream e fare la differenza nella corsa ai talenti. Parliamo nello specifico di benefit come la cura degli animali domestici e le ferie per i caregiver e più in generale di politiche aziendali in grado di soddisfare le aspettative di maggior benessere dei lavoratori, dall’incremento del congedo parentale a interventi per affrontare il burnout con un adeguato supporto alla salute mentale. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a giocare un ruolo sempre più attivo per affrontare la sfida dell’assistenza all’infanzia e fornire un supporto concreto ai genitori che lavorano anche da remoto, requisito ritenuto essenziale per mantenere una workforce diversificata e qualificata.

La diversity e più in generale le strategie di DE&I (Diversity, Equity e Inclusion) avranno a loro volta un’incidenza significativa nel prossimo futuro anche nell’ambito della progettazione degli spazi e degli arredi d’ufficio. La gestione dei rumori e dell’illuminazione e la realizzazione di ambienti più confortevoli costituiranno sempre più un fattore di benessere per gli addetti che lavoreranno in presenza mentre, di concerto, l’organizzazione del lavoro in modalità ibrida porterà progressivi contributi alla sostenibilità ambientale (secondo una recente ricerca di IWG e Arup, la drastica riduzione del pendolarismo può aiutare ad abbattere le emissioni nocive fino al 70% nel Regno Unito e fino all’87% negli Stati Uniti).

Il lavoro flessibile, si legge infine nello studio, potrebbe avere evidenti ripercussioni per le aziende anche alla voce “vantaggi di business”, soprattutto in termini di ottimizzazione dei costi ma anche in termini di crescita dei profitti. Vantaggi che l’adozione dell’intelligenza artificiale, previa formazione dei lavoratori a un utilizzo consapevole ed efficace di questa tecnologia, potrebbero anche aumentare sotto forma di più tempo a disposizione degli addetti per collaborare fra loro. La convinzione espressa dai Chief Financial Officer intervistati da IWG è in tal senso esplicita: l’81% dei manager considera il modello ibrido una soluzione per ridurre le spese di gestione e più di due terzi (il 67% per la precisione) si dice convinto che nell’arco dei prossimi cinque anni la propria azienda continuerà ad organizzare l’attività dei propri dipendenti dividendone il tempo tra l’head quarter, un ufficio locale flessibile e l’abitazione privata.

Il Sole 24 Ore

 

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