Confermata la data del referendum il 22-23 marzo
I ricorrenti chiedevano la sospensione e l'annullamento del decreto presidenziale per completare la raccolta delle firme e sottoporre il proprio quesito al giudizio di legittimità.
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Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del comitato per il referendum sulla giustizia, con il quale si contestava la decisione del consiglio dei ministri di votare il 22 e 23 marzo prossimi. I giudici della sezione seconda bis hanno dichiarato inammissibile l’intervento dell’Unione italiana forense. E’ stata pubblicata oggi la sentenza n.1694 con cui il Tar del Lazio si è pronunciato nel merito, stabilendo infondato il ricorso avanzato contro il decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2026 (e contro la relativa deliberazione del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2026) che ha indetto, per il 22 e 23 marzo prossimi, il referendum costituzionale concernente la legge costituzionale relativa a “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvata dal Parlamento il 30 ottobre 2025.
I ricorrenti – promotori di una raccolta di sottoscrizioni avente ad oggetto un quesito referendario parzialmente diverso da quello ammesso dall’Ufficio centrale per il referendum il 18 novembre 2025 e sul quale il decreto impugnato ha indetto la consultazione popolare – miravano ad ottenere la sospensione e l’annullamento del decreto presidenziale al fine di completare la raccolta delle firme e sottoporre il proprio quesito al giudizio di legittimità dell’Ufficio centrale per il referendum.
Il Tar del Lazio si è pronunciato nel senso dell’infondatezza del ricorso rilevando che la disciplina applicabile sia principalmente finalizzata a permettere che la legge di riforma costituzionale, approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta dei propri componenti, sia sottoposta, in tempi certi, all’approvazione da parte della volontà popolare, a prescindere da quale tra i soggetti a cui l’art. 138 della Costituzione. attribuisce l’iniziativa referendaria (almeno un quinto dei membri di una delle Camere o cinque consigli regionali o cinquecento mila elettori) abbia avanzato per primo la richiesta di referendum.
“Il Tar conferma diritto dei cittadini a votare, avanti con informazione corretta”, commenta Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale Forense. “Si tratta di una decisione che era prevedibile, perché il ricorso appariva come uno strumento volto a sottrarre ai cittadini il diritto di esprimersi sul quesito referendario, così come previsto dalla Costituzione. Le norme sul referendum costituzionale sono chiare e non possono essere subordinate a eventi futuri e incerti. Chi è per il Sì rispetta e tutela la Costituzione e vuole darne piena attuazione, anche con riferimento ai principi dell’articolo 111. Si apre ora una fase in cui è necessario offrire ai cittadini tutti gli strumenti giuridici per comprendere nel merito la riforma, attraverso un’informazione seria e accurata, senza scorciatoie propagandistiche”.
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