Anno: XXV - Numero 89    
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Rieti. Avvocati, la grande fuga dall'Ordine

Alle elezioni di fine gennaio si sono presentati solo in undici per nove posti

Rieti. Avvocati, la grande fuga dall'Ordine

Una fuga di candidati che non vanta precedenti nella storia, almeno recente, dell’avvocatura reatina: per nove posti nel direttivo che sarà rinnovato dagli iscritti chiamati alle urne dal 25 al 27 gennaio, si presenteranno al via appena undici aspiranti, su quattrocentoventicinque dei quali facevano già parte del consiglio uscente. 

Niente a che vedere con le elezioni passate, quando a contendersi una poltrona erano in numero almeno doppio rispetto ai posti disponibili oppure, come si verificò nel 2012, quando al ballottaggio per eleggere gli ultimi tre consiglieri parteciparono 87 avvocati. Per non parlare poi delle sfide epiche tra i big del foro negli anni 2000: da una parte Antonio Belloni, presidente per 22 anni, dall’altra professionisti del calibro di Cesare Chiarinelli, Alberto Trinchi, Massimo Leonardi, solo per citarne alcuni. Un crollo di candidature verticale registrato nel giro di soli dieci anni, che lascia sorpresi «perché rappresentare la categoria è sempre stata l’ambizione di molti di noi in quanto consente di assumere ruoli di responsabilità e anche, non si può negare, regala una maggiore visibilità», sottolinea un veterano del foro, ex componente del consiglio.

Resta la domanda: perché non affascina più entrare a far parte del parlamentino forense? Una risposta, seppur indiretta, si può ricavare da quanto il presidente uscente dell’ordine, Attilio Ferri, ha detto all’assemblea degli iscritti di fine anno: «E’ innegabile la crisi della nostra categoria, che non è solo locale ma nazionale, però proprio per questo motivo è importante fornire il proprio contributo di idee e di azioni per affrontare i problemi e guardare al futuro con ottimismo», affermazione che richiama le affermazioni del presidente del tribunale, Pierfrancesco de Angelis, circa «la diminuzione dei processi pendenti davanti al giudice monocratico, che potrebbe ricollegarsi al ridotto afflusso di procedimenti da parte della procura, dove ci sono meno iscrizioni, come anche nel collegiale c’è un sensibile calo dei processi». 

Insomma, pare di capire, il diminuito carico di lavoro, riscontrabile anche nel civile nonostante i tempi record assicurati dal tribunale reatino per quanto riguarda la definizione delle cause di separazione legale consensuali, sarebbe perciò uno dei motivi per cui molti avvocati puntano a impegnarsi maggiormente nella professione piuttosto che dedicare tempo e energie all’attività del consiglio, il cui regolamento prevede il divieto per i componenti di assumere incarichi incompatibili con il ruolo rivestito. 

A ciò deve aggiungersi che i consigli dell’ordine non svolgono più il controllo disciplinare sugli iscritti, accentrato dai consigli distrettuali regionali, e così anche la possibilità di “gestire” un piccolo potere è sfumata. 

Tratto da Il Messaggero

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