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Almalaurea, crescono i tempi di ingresso nel lavoro.

Sempre meno i laureati in Farmacia e Ctf.

Almalaurea, crescono i tempi di ingresso nel lavoro.

Si conferma una inversione di tendenza nel numero di laureati dalla facoltà di Farmacia e di Chimica farmaceutica, che passano dai valori di 5.376 e 5.418 unità, rispettivamente, del 2015 e 2016, ai circa 5.080 fatti registrare nel 2017 e nel 2018. In questo quadro, il numero di occupati varia a seconda di quanto ci si allontana dall’anno di laurea e in valori assoluto sono pari a 2.386 unità per i laureati del 2017, a 2.852 per coloro che hanno concluso gli studi nel 2015 e di 2.442 per coloro che lo hanno fatto nel 2013, mentre risulta in leggero aumento, rispetto alla passata rilevazione, il tempo di ingresso nel mondo del lavoro.

Sono questi alcuni tratti del quadro che emerge dalla XXI Indagine sul “Profilo” e sulla “Condizione occupazionale dei laureati” di Almalaurea, presentata al convegno “Università e mercato del lavoro” tenutosi ieri presso la Sapienza Università. L’analisi ha coinvolto per il primo rapporto oltre 280mila laureati che hanno concluso gli studi nel 2018 – di cui 160 mila hanno conseguito una laurea di primo livello, 82 mila una laurea magistrale biennale e 37 mila una laurea magistrale a ciclo unico – in uno dei 75 Atenei presenti da almeno un anno nel Consorzio e, per il secondo, ha analizzato circa 640mila laureati di primo e secondo livello del 2017, 2015 e 2013 contattati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Condizione occupazionale

Interessanti i dati sulla condizione occupazionale: a un anno laurea lavora il 60,2%, mentre a tre anni a lavorare è il 78,4 e l’82,2% a cinque. Dati che si discostano leggermente rispetto alla passata edizione nella quale i tre valori erano rispettivamente del 56,8%, 79,6% e 84,1%. A ogni modo, tra chi non lavora, è in cerca di lavoro il 20,2% (a un anno), l’8,4% a 3 anni, il 7,2% a cinque; mentre che non cerca nemmeno lavoro è per le tre categorie rispettivamente il 19,6%, il 13,2% e il 10,6%. Anche se tra le ragioni addotte tra i non occupati che non cercano lavoro c’è, a un anno dalla laurea, nell’80,5% lo studio, che diventa meno frequente man mano che ci si allontana dalla laurea: a tre anni vale per il 77,5% e per il 59,9% a cinque.

Condizione contrattuale

Per quanto riguarda la tipologia dell’attività lavorativa è a tempo indeterminato il 21,5% dei laureati del 2017, il 49,5% del 2015 e 68,2% del 2013, mentre il 48,8% (2017), 28,4% (2015), 17,4% (2013) dichiara di essere con contratti non standard, che includono quelli a tempo determinato, a somministrazione, a chiamata e così via. Il lavoro parasubordinato ha percentuali quasi irrisorie (0,7% per i laureati del 2017) e quello autonomo (intendendo anche gli imprenditori, titolari di ditta individuale, ecc.) è dichiarato dal 4,4% dei rispondenti a un anno dalla laurea, con percentuali man mano crescenti, pari a 6,8% a tre e 9,9% a cinque. La diffusione del part time per le tre categorie considerate è rispettivamente del 20,9%, 20%, 19,5% e il numero di ore settimanali medie sono rispettivamente di 37,5, 38,4, 38,4.

Retribuzione e gap di genere

Per quanto riguarda, infine, la retribuzione mensile netta è in media per i laureati del 2017 di 1.302 euro, con un gap tra uomini (1.376 euro) e donne (1278); per gli usciti nel 2015 tale valore è di 1396 euro – 1504 per gli uomini e 1359 per le donne, e nel 2013 di 1467 euro (1592 per gli uomini e 1420 per le donne).

 

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