Truffe protesi per disabili, indagato anche chi ha denunciato
La storia di Giuseppe Schirru, un tecnico ortopedico che ha lavorato alla Asp di Messina
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La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, grazie a un’indagine dei Carabinieri svolta tra il 2016 e il 2019, con atto del sostituto procuratore Luca Gorgone, ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 8 persone tra medici, tecnici sanitari alle dipendenze dell’Asp, e dipendenti di una società che commercializzava prodotti sanitari con sede a Barcellona, controllata di fatto da un fisioterapista dipendente della stessa Asp di Messina. Vittime finali del raggiro sarebbero stati disabili con forti limitazioni alla mobilità a causa di diverse e gravi patologie invalidanti.
Tra le otto persone indagate c’è anche Giuseppe Schirru, tecnico ortopedico che ha lavorato per l’Asp di Messina e che nel corso del tempo ha accumulato una serie di esposti alla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto e al Comando dei Carabinieri – Tutela della Salute Nas di Catania. Stando al verbale del suo interrogatorio del 6 dicembre 2021, ha confermato il contenuto dei suoi esposti e ha prodotto un’ampia documentazione che attesta tutti i passaggi in cui ha riportato ai suoi superiori le irregolarità riscontrate. Oggi Schirru si dice “fiducioso nella Magistratura” e “convinto di uscire pulito” dalla vicenda giudiziaria.
Resta una domanda che può aiutare a capire quanto il controllo della spesa sanitaria, in particolare nel settore delle protesi, sia complesso: perché una persona che si spende per anni per denunciare un sistema corrotto finisce complice di quel sistema? Nell’informazione di garanzia, Schirru viene indicato come tecnico ortopedico, addetto alla redazione delle schede di progetto e dei preventivi di spesa. Ed è per il suo ruolo e per la mansione che svolge che gli vengono contestati i reati di truffa e associazione a delinquere finalizzata alla frode pubblica, venendo associato a medici che prescrivono prodotti di natura ortopedica senza aver visitato i pazienti, a intermediari che favoriscono la consegna di dispositivi diversi, e dal valore molto più basso, rispetto a quelli pagati dalla Asp di Messina. Un sistema collaudato che prevede una reiterazione continua del reato e l’accumulo di guadagni illeciti.
Il paradosso è che si tratta proprio del meccanismo che Schirru ha più volte denunciato durante il suo percorso alla Asp di Messina e che si può ricostruire attraverso la lunga lista di esposti e denunce che ha depositato. E allora, un’altra domanda la pone lo stesso Schirru: “Vale la pena denunciare e mettersi in gioco per provare a cambiare un sistema corrotto?”. La risposta è sì. Perché la giustizia farà il suo corso e chiarirà fino in fondo ogni singola responsabilità.
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