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Marche a rischio: il Pd si sfascia, Meloni gongola

Domenica e lunedì le Marche decidono più di una regione: 1,33 milioni di votanti tra acque agitate e liti interne del Pd.

Marche a rischio: il Pd si sfascia, Meloni gongola

Matteo Ricci rischia di giocare da solo, con Elly Schlein come unica compagna sul palco, mentre Bonaccini sbraita contro Guerini, Gori e soci.

Le Marche, dunque, saranno il teatro di una partita che vale molto più di un pezzo di Regione: 1,33 milioni di elettori decideranno se il centrosinistra riuscirà a fermare la corsa di Acquaroli, il mini-Meloni locale, o se le Marche rimarranno nelle mani dei Fratellini d’Italia.

Il Pd arriva con il fiatone: tra liti interne, scomuniche tardive e astensioni record, Matteo Ricci rischia di giocare una finale senza squadra. Elly Schlein c’è, ma i compagni di viaggio, Conte e Fratoianni, latitano. E mentre Bonaccini sbraita contro Guerini, Gori e soci, il partito sembra più un campo di comari che una macchina da voto.

Sul fronte opposto, Acquaroli sfoggia compattezza e il sostegno del governo, approfittando delle spaccature del Pd. E attenzione: il risultato marchigiano non è solo locale. Se Ricci vince, il centrosinistra riparte con morale alto per le altre regionali e per le politiche del 2027. Se perde, Meloni si galvanizza e il Veneto diventa il prossimo campo di battaglia, con Zaia pronto a fare il suo gioco tra Lega e Fratelli d’Italia.

Insomma, il voto marchigiano è più di una contesa regionale: è un test di nervi, alleanze e astuzie politiche. Chi resta unito, forse, vince. Chi si fa i selfie delle liti e sa solo ballare ai Gay Pride… perde.

 

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