L'Italia, il regno degli spioni.
Fine della vita privata.
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No, questo non è un complotto, è un incubo. Nel giro di poche settimane abbiamo scoperto che esistono funzionari dello Stato che lavorano per l’antimafia e smerciano dati sensibili sbirciando negli affari privati di politici e di decine di migliaia di persone. Che in Puglia c’è un bancario in forza a Banca Intesa che ficca il naso di decine di migliaia di conti correnti di persone “importanti”. Ora la centrale a Milano, una rete di spioni attivata e sostenuta anche da gruppi industriali.
Volevate la trasparenza? Eccola. La vita privata che non esiste più. L’occhio intrusivo dello Stato o di semplici servizi paralleli che sa tutti di conti correnti, carte di credito, bonifici. Qualcuno può avere un dossier completo su chiunque: basta il Telepass per sapere dove vai, una carta fedeltà del supermercato per sapere cosa mangi, i tuoi dati sanitari messi in rete. Ogni atomo della vita è messo sotto controllo. Poi magari il dossier giace per anni intonso, ma poi al momento opportuno, basta un giornale, una soffiata, un’allusione sui social, una trasmissione della Rai che brandisce cose che non sono reato ma stuzzicano la curiosità morbosa come uno spadone. La vita di anni viene squadernata e sottoposta a uno screening senza limiti.
L’integrità della vita privata è un valore essenziale in una società libera e mi stupisce che in Italia tutto viene buttato nel ring della politica chiacchierona. Se ad essere colpiti sono gli esponenti del governo, l’opposizione fa finta di niente. La magistratura dipende. I giornali, dipende. Ogni sfera sottratta al potere pubblico è un colpo alla libertà. Ma noi chiacchieriamo d’altro.
di Pierluigi Battista su Huffpost
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