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Professioni qualificate sempre più “digital”

Dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro la classifica delle professioni “vincenti” e “perdenti” degli ultimi cinque anni e le competenze più richieste dal mercato del lavoro

Professioni qualificate sempre più “digital”

In cima alla classifica delle professioni altamente qualificate, dal 2014 al 2018, i professionisti dell’economia digitale: analisti e progettisti software. Nel periodo preso in considerazione questo profilo è cresciuto di 33,7 mila unità, di queste oltre 10 mila solo nel 2018. Inoltre, nell’ultimo anno le attivazioni hanno riguardato per il 66% giovani entro i 34 anni di età e per l’83% assunzioni a tempo indeterminato. Strettamente legate alla quarta rivoluzione industriale anche altre tre professioni: al 3° posto i disegnatori industriali (+21,7 mila), al 5° posto i tecnici esperti in applicazioni (+20 mila) e all’8° posto i programmatori (+13,5 mila). I contabili e professioni assimilate (+24,8 mila) occupano il 2° posto, mentre al 4° posto troviamo le professioni sanitarie riabilitative (+21,2%). La domanda di alte qualifiche conosce in Italia una consistente diversificazione regionale: ad esempio, se nelle regioni del Nord in testa alla classifica si trovano le professioni legate alla rivoluzione tecnologica, nel Mezzogiorno risultano vincenti i white job, legati ai lavori specialistici socio-sanitari. È la fotografia scattata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro nell’indagine “I fabbisogni professionali delle imprese. L’analisi della domanda di professioni del futuro: hard e soft skill” che analizza le prime 10 professioni “vincenti”, che dal 2014 al 2018 hanno registrato la maggiore crescita (+1.151,4 milioni di posizioni lavorative), e le professioni “perdenti”, spiazzate dall’evoluzione tecnologica o da fenomeni di crisi, che registrano, nello stesso periodo, la maggiore flessione del numero dei lavoratori. Tra queste, la professione con la maggiore contrazione della domanda è quella degli addetti all’immissione dati (-172,1 unità negli ultimi 5 anni). La loro scomparsa infatti è imputabile alla diffusione dei processi telematici di acquisizione delle informazioni. Al 2° posto, per via della contrazione del commercio al dettaglio rispetto alle catene dei centri commerciali e alla grande distribuzione, gli esercenti alle vendite al minuto sono diminuiti di 89,5 mila unità e a seguire gli specialisti in contabilità e problemi finanziari (-37,2 mila). Si tratta di tutte quelle professioni che analizzano, interpretano le informazioni contabili per formulare pareri, preparare indicazioni e proposte su questioni contabili, fiscali e finanziarie, per certificare la correttezza e la conformità delle scritture aziendali alle leggi e ai regolamenti, ovvero coordinano le attività di gestione e di produzione delle scritture contabili. Questa funzione aziendale è sempre più delegata a consulenti esterni e sempre meno internalizzata negli organici aziendali. Non deve poi sorprendere che il grosso della domanda di lavoro totale nel nostro Paese riguardi le professioni mediamente qualificate, infatti queste sono svolte dal 53,4% degli occupati in Italia. Si pensi, ad esempio, al settore turistico (alberghi e ristoranti). Il rapporto redatto dall’Osservatorio si focalizza anche sulle caratteristiche richieste e ritenute indispensabili dalle imprese nel momento in cui decidono di assumere. Tra le soft skill più importanti: essere persistenti, riconoscere i problemi e avere la capacità di lavorare in gruppo. Competenze trasversali che se possedute possono incidere anche sulle retribuzioni d’ingresso. Ad esempio, l’aumento in busta paga è del 25,1% relativamente al requisito della persistenza, dell’8,4% del primo stipendio per l’attitudine a riconoscere problemi e al 6,3% per la capacità di lavorare in gruppo. 

I fabbisogni delle imprese

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