Donazioni in Italia 2025, pubblicati i nuovi dati statistici notarili
Dal 18 giugno è entrata in vigore per tutti i beni immobili di provenienza donativa la riforma voluta dal Notariato.
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Nel 2025 il mercato delle donazioni in Italia si attesta su livelli di stabilità rispetto al 2024, confermando come la donazione resti uno strumento utile alle famiglie italiane per pianificare in vita il passaggio di proprietà di immobili e capitali alle nuove generazioni. È la fotografia emersa dall’ultimo Rapporto Dati Statistici Notarili (DSN) 2025 relativo alle donazioni a cura del Consiglio Nazionale del Notariato, pubblicato sul sito dsn.notariato.it. Nel dettaglio, nel 2025 in Italia sono state 216.558 le donazioni di beni immobili (217.749 nel 2024) così come le donazioni di beni mobili sono state 46.864 (47.085 nel 2024).
Donazioni di beni immobili
Andando ad analizzare il 2025, le donazioni immobiliari hanno mantenuto un andamento consolidato (216.558), ricalcando quasi perfettamente i volumi del 2024 (217.749). Il dato è lontano dal picco storico del 2021 (221.642), ma superiore ai minimi del 2020 (174.754) e del 2023 (203.888). I fabbricati costituiscono il 56,62% delle donazioni (122.618). La donazione della nuda proprietà di fabbricato rappresenta il 16,32% (35.343). Le donazioni di terreni agricoli coprono il 13,18% (28.552), superando nettamente quelle dei terreni edificabili (1,32%, pari a 2.848).
Al Sud si concentra la quota maggiore delle donazioni (77.419 pari al 35,7% del totale), seguito da Nord Est (40.337 pari al 18,6%), Nord Ovest (39.849 pari al 18,4%), Centro (31.438 pari al 14,5%) e Isole (27.515 pari al 12,7%). La Campania è prima per volumi assoluti con 27.909 donazioni (12,89% nazionale), seguita da Lombardia (10,69%) e Sicilia (10,53%). Il rapporto donazioni/abitanti vede però in testa il Trentino-Alto Adige con 961 donazioni ogni 100k abitanti, seguito da Calabria (799) e Basilicata (764). Il 23,32% dei donatari di beni immobili ha tra i 18 e 35 anni, la percentuale scende al 20,98% tra i 36 e i 45 anni, per toccare il picco massimo nella fascia 46-55 anni con il 25,06%. I donanti si concentrano nelle fasce senior: il picco è nella fascia oltre i 76 anni, che nel 2025 rappresenta il 35,14% dei casi. Nel 2025 sono state registrate 78.893 donazioni con il beneficio prima casa (stabili rispetto ai 78.913 del 2024).
Donazioni di beni mobili
Nel 2025 sono state effettuate 46.864 donazioni di beni mobili, in linea con il biennio precedente (46.289 nel 2023 e 47.085 nel 2024). Il denaro si conferma l’oggetto più frequente (19.757 donazioni pari a 42,16% del totale), riflettendo l’esigenza di trasparenza fiscale nei trasferimenti tra generazioni. Seguono le donazioni di azioni e quote sociali (19.558 donazioni pari a 41,73%). Le donazioni di azienda si attestano al 5,62%.
La Lombardia detiene il primato assoluto con 12.776 donazioni (27,26% del totale nazionale), seguita dal Veneto (9,69%) e dal Piemonte (8,93%), confermando i dati del 2024. Tuttavia, in termini di densità rispetto alla popolazione, il Trentino-Alto Adige si conferma la regione più attiva con 183 donazioni mobiliari ogni 100.000 abitanti (+2 unità sul 2024), seguito dalla Lombardia con 127 atti ogni 100k abitanti (in lieve calo rispetto ai 128 del 2024).
Oltre il 74% dei donatari ha tra i 18 e i 55 anni (la fascia 18-35 raccoglie il 28,3%, la fascia 36-45 il 22% e la fascia 46-55 il 24,5%), con una leggera prevalenza maschile (55% maschi, 45% femmine). Permane una marcata disparità nella natura degli asset: gli uomini sono i principali destinatari dei beni produttivi, con un rapporto di mascolinità di 131,76 per le aziende e 122,74 per azioni e quote. Alle donne viene più frequentemente liquidata la quota in denaro (rapporto di mascolinità 98,36, in leggera flessione rispetto al 97,24 del 2024). Il profilo dei donanti vede la netta predominanza delle fasce d’età 66-75 anni e 76-99 anni, con una lieve prevalenza maschile (54,9%).
La riforma delle donazioni immobiliari
Dal 18 giugno 2026 è entrata pienamente a regime la riforma delle donazioni (art. 44 della legge 182/ 2025), fortemente sostenuta dal Consiglio Nazionale del Notariato ed entrata in vigore il 18 dicembre 2025 con un periodo transitorio di sei mesi. Prima di questa riforma, se un acquirente comprava un immobile di provenienza donativa poteva correre il rischio che, dopo anni e pur avendo pagato tutto regolarmente, gli eredi del donante originario, nell’ipotesi in cui la donazione avesse violato la loro legittima, potessero chiedergli di restituire la casa o parte di essa. Secondo le vecchie regole, gli eredi esclusi dalla donazione e lesi nella loro quota di legittima, potevano agire (esercitando l’azione di riduzione) anche e direttamente contro i terzi acquirenti, chiedendo la restituzione del bene. Con la riforma non è più possibile far valere i propri diritti sul bene, ma per gli eredi legittimari (coniuge, figli e – nei casi previsti- i genitori) lesi dalla donazione è previsto un diritto di credito nei confronti del donatario, come già avviene in altri paesi europei. Le nuove regole sono state applicate subito alle successioni aperte dopo il 18 dicembre 2025. Per le successioni già aperte prima di questa data, sono rimaste in vigore le vecchie norme solo se l’azione di riduzione o l’atto di opposizione alla donazione siano stati notificati e trascritti entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della norma. Con la scadenza del periodo transitorio, dal 18 giugno 2026, il nuovo regime si applica in via generale a tutti gli atti di donazione. Viene così definitivamente superato il rischio che un immobile donato e successivamente trasferito possa essere restituito dal terzo acquirente agli eredi legittimari, rafforzando così la sicurezza delle compravendite di immobili di provenienza donativa, agevolando l’accesso al credito e un migliore equilibrio tra la tutela dei diritti successori e la stabilità della circolazione dei beni immobili.
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