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Donne: sì a salari migliori, ma non a scapito della salute

La ricerca dalla Fondazione Studi analizza il fenomeno che vede le lavoratrici italiane protagoniste delle trasformazioni professionali

Donne: sì a salari migliori, ma non a scapito della salute

Non solo uno stipendio più alto: le donne italiane vogliono prospettive di crescita lavorativa, flessibilità e un migliore equilibrio psicofisico. Rispetto ai loro colleghi uomini, poi, sono meno soddisfatte del proprio impiego. L’ultima indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, dal titolo “Il lavoro femminile tra soddisfazione, criticità e voglia di cambiamento”, effettuata su un campione di 1000 occupati, analizza un fenomeno inedito che vede protagoniste, per la prima volta, le donne. Secondo l’Inps, infatti, nei primi nove mesi del 2022 sono state 2 milioni 616 mila le assunzioni femminili, una cifra record; allo stesso tempo, però, oltre 642mila hanno deciso di lasciare volontariamente il proprio impiego, perlopiù a tempo indeterminato. Dopo aver elaborato questi dati, la ricerca traccia un identikit delle dimissionarie in termini geografici, professionali e anagrafici e dimostra come le donne, più degli uomini, stiano interpretando le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, portando una visione più dinamica. A partire dalle cause della loro insoddisfazione, legate più a scarse prospettive di crescita all’interno del contesto lavorativo attuale che alla retribuzione. Tra queste, la ridotta attenzione delle aziende verso quegli elementi di welfare che tengono conto delle esigenze delle lavoratrici madri. “La ricerca dimostra ciò che i Consulenti del Lavoro ripetono da tempo: puntare sul welfare aziendale è un investimento, non un costo a perdere”, ha commentato Rosario De Luca, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. “In un mercato del lavoro così mobile, che richiede figure professionali nuove, i lavoratori devono essere incentivati a restare attraverso benefit e strumenti capaci di valorizzarli come risorse. Di conseguenza, lo sforzo delle imprese deve essere quello di avviare un sistema di welfare personalizzabile, calibrato sulle esigenze di ogni singolo dipendente”.

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