Anno: XXI - Numero 143    
Mercoledì 8 Luglio 2020 ore 13:00
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La burla dei 600 euro a ingegneri, architetti, geometri

Aperte le procedure per richiedere l’indennizzo alle Casse di Previdenza private e all’Inps, ma i soldi non ci sono per tutti

La burla dei 600 euro a ingegneri, architetti, geometri

È scattata i primi di aprile la procedura a beneficio delle Casse di Previdenza private (Inarcassa, Cipag, ecc), dove attraverso i loro siti web si può richiedere l’indennizzo di 600 euro per il mese di marzo, previsto dal decreto legge “Cura Italia” e disciplinato dal decreto 28 marzo 2020 dei Ministri del Lavoro e dell’Economia, pubblicato sul sito web del Ministero del Lavoro. Le Casse aderenti all’Adepp hanno concordato che il modulo è disponibile dal 1° fino al 30 aprile. Da sottolineare che a differenza della prima bozza di decreto attuativo, il testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non contiene il requisito della regolarità in materia di obblighi contributivi. In teoria sono stati dunque ascoltati coloro i quali nei giorni scorsi avevano protestato contro questa clausola ritenendola inopportuna in un momento di grave difficoltà per tutti i professionisti. Si era dunque concordato che ingegneri e architetti dovevano semplicemente inoltrare la domanda attraverso l’area riservata Inarcassa On Line, nella sezione del menu “domande e certificati” selezionando “indennità una tantum liberi professionisti – art.44 dl 18/2020”. Stessa cosa per i geometri, invitati a inviare la domanda attraverso il servizio on line dedicato, presente nell’Area Riservata del sito web istituzionale della Cassa. La legge parla chiaro: l’importo di 600 euro deve essere riconosciuto ai professionisti: – con reddito complessivo percepito nell’anno di imposta 2018 non superiore a 35.000 euro e la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi emanati in conseguenza dell’emergenza Covid19; – che abbiano percepito nell’anno di imposta 2018 un reddito complessivo compreso tra 35.000 euro e 50.000 euro e che abbiano cessato (cioè chiuso la Partiva Iva tra il 23 febbraio e il 31 marzo 2020), ridotto o sospeso l’attività lavorativa (cioè abbiano subìto una riduzione di almeno un terzo del reddito nel primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019).  E dunque fino al 30 aprile 2020 i professionisti si sono dati da fare per presentare agli enti di previdenza cui sono iscritti le domande per l’ottenimento dell’indennità, secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali. Agli enti il compito di verificare la regolarità e dunque di erogare il beneficio secondo l’ordine cronologico delle domande presentate. Inarcassa dal canto suo si era anche premunita di specificare “si avrà cura di non escludere alcun professionista avente diritto”. Del resto le risorse ci sono, arrivano dal “Fondo per il reddito di ultima istanza” istituito dall’articolo 44 del dl Cura Italia e destinato ad autonomi e liberi professionisti. Ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai Dlgs 509/1994 e 103/1996 sono destinati 200 milioni di euro sul totale dei 300 milioni che costituiscono la dotazione del Fondo.  Ma poi invece nei fatti qualcosa non ha funzionato come previsto.

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