Concorso magistratura: tracce viste il giorno prima
Scoppia il caso sulle presunte tracce anticipate e sui controlli blandi. Già presentato un esposto alla procura, si valuta il ricorso al Tar del Lazio.
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È bagarre sull’ultimo maxi concorso in magistratura, bandito per coprire ben 400 posti e accelerare il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Pnrr. Dopo le polemiche esplose al termine delle prove scritte svoltesi questa settimana a Roma, centinaia di candidati chiedono ormai apertamente l’annullamento dell’intera procedura concorsuale e l’accertamento delle responsabilità di chi avrebbe consentito il verificarsi di una serie di anomalie che ne metterebbero in discussione la regolarità.
Il concorso rappresentava uno dei passaggi fondamentali della strategia predisposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per rafforzare gli organici della magistratura e raggiungere una dotazione senza precedenti di oltre diecimila toghe in servizio. Tuttavia, in questa vicenda le responsabilità organizzative non possono essere attribuite al ministro, poiché la commissione esaminatrice è stata nominata dal Consiglio superiore della magistratura. A presiederla è stato chiamato Franco Cassano, magistrato in pensione ed ex presidente della Corte d’Appello di Bari.
Le contestazioni emerse nelle ultime ore sono numerose e riguardano sia aspetti organizzativi sia presunte irregolarità che meritano approfondimenti rigorosi. Le prime polemiche hanno riguardato la composizione stessa della commissione. Già nelle settimane precedenti alle prove era stato segnalato come al suo interno mancasse lo specialista di diritto amministrativo, nonostante la normativa preveda la presenza di competenze specifiche nelle materie oggetto d’esame. Una circostanza che aveva suscitato perplessità, considerando che una delle tre prove scritte riguardava proprio il diritto amministrativo.
Il Csm, interessato al riguardo, aveva preso atto, affermando però che non c’era più tempo per trovarne uno e che quindi, per questa volta, si sarebbe fatto a meno. Una giustificazione, va detto, alquanto “originale”. A ciò si sono quindi aggiunti i dubbi sulle modalità di predisposizione delle tracce. Diversi candidati hanno contestato il mancato sorteggio delle materie e delle prove secondo procedure che garantissero la massima trasparenza. In particolare, è stato evidenziato come le tracce sarebbero state preparate “prima” del giorno della prova, mentre la disciplina concorsuale prevede che esse vengano formulate dalla commissione la mattina stessa dell’esame.
Proprio su questo punto si concentrano le contestazioni più gravi. Secondo quanto ricostruito da diverse candidati che hanno contattato Il Dubbio, durante la prova di diritto civile alcuni avrebbero notato fogli contenenti argomenti riconducibili alle successive tracce di diritto penale. Nelle ore seguenti sarebbero quindi circolati messaggi e conversazioni tra candidati nei quali venivano indicati temi che il giorno dopo sarebbero effettivamente comparsi tra quelli predisposti dalla commissione.
La vicenda ha assunto dimensioni ancora più rilevanti durante la giornata dedicata al diritto amministrativo. Nel padiglione 6 alcuni candidati hanno riferito di aver rinvenuto, prima dell’arrivo della commissione, una sentenza relativa all’accesso civico. Sempre secondo le testimonianze raccolte, il documento sarebbe stato successivamente ritirato da personale addetto alla vigilanza senza che venissero fornite spiegazioni ufficiali ai partecipanti. Nelle stesse ore la lettura della traccia avrebbe subito un ritardo di circa un’ora, alimentando ulteriormente sospetti e preoccupazioni. Altri candidati hanno riferito che già all’inizio della terza giornata circolavano voci insistenti sulla possibile uscita di una traccia riguardante proprio l’accesso civico. Circostanze che, pur necessitando di verifiche, contribuiscono a rafforzare il clima di sfiducia che si è creato intorno all’intera procedura.
Le segnalazioni non si fermano qui. Numerosi partecipanti hanno lamentato controlli ritenuti insufficienti all’ingresso dei padiglioni, verifiche poco rigorose sull’introduzione di dispositivi elettronici e una vigilanza non sempre adeguata durante gli spostamenti verso i servizi igienici. Alcuni candidati hanno sostenuto di aver assistito all’utilizzo di telefoni cellulari all’interno dell’area concorsuale, circostanza che avrebbe successivamente richiesto un richiamo ufficiale da parte della presidenza della commissione. Ulteriori perplessità riguardano la gestione delle comunicazioni con i candidati. Secondo altre testimonianze, durante i momenti di maggiore tensione non sarebbero state fornite spiegazioni chiare sulle ragioni dei ritardi e delle verifiche in corso. Al contrario, le informazioni diffuse sarebbero state generiche e insufficienti a rassicurare i partecipanti sulla regolarità delle operazioni.
Vi sono poi segnalazioni relative a situazioni che, se confermate, meriterebbero approfondimenti specifici. Tra queste figurano presunti problemi nella gestione dei candidati ritirati, casi di persone autorizzate a tornare alla propria postazione dopo essere rimaste a lungo nelle aree di uscita e dubbi su possibili situazioni di incompatibilità che dovranno essere eventualmente verificate dalle autorità competenti.
Nel frattempo, sarebbe già stato presentato un esposto alla Procura di Roma e numerosi candidati starebbero valutando iniziative davanti al Tar del Lazio. Saranno, ovviamente, gli organi inquirenti e la giustizia amministrativa ad accertare se le irregolarità denunciate abbiano effettivamente inciso sul regolare svolgimento del concorso. Il Dubbio, con questo articolo, ha solo dato voce alle decine di candidati che in queste ore hanno contattato i suoi giornalisti.
Tuttavia, esiste fin da adesso una questione che non può essere ignorata. Un concorso per magistrato non deve essere soltanto regolare: deve apparire inequivocabilmente tale. Chi aspira ad indossare la toga deve poter confidare in una selezione caratterizzata da assoluta trasparenza, imparzialità e uguaglianza delle condizioni di partenza. Quando emergono dubbi così numerosi e diffusi, quando centinaia di candidati mettono in discussione la correttezza della procedura, la risposta delle istituzioni non può limitarsi ad attendere che la polemica si spenga da sola. “Adda passà ‘a nuttata”, come diceva il grande Eduardo.
Se le anomalie denunciate troveranno conferma, l’unica soluzione compatibile con la credibilità delle istituzioni sarà l’annullamento del concorso e la ripetizione delle prove. Parallelamente dovranno essere individuate e perseguite tutte le eventuali responsabilità, amministrative o disciplinari, di chi ha consentito che una procedura tanto importante fosse esposta a sospetti così gravi. La magistratura fonda la propria autorevolezza sulla fiducia dei cittadini. Per questo motivo il principio da affermare è netto: nessuna ombra può accompagnare la selezione di chi sarà chiamato domani ad amministrare la giustizia in nome del popolo italiano.
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