La censura che premia
Il classico “effetto Streisand”: quando un tentativo di censura o boicottaggio finisce per amplificare enormemente la visibilità di ciò che si vuole ostacolare.
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La vicenda della casa editrice Passaggio al Bosco e, prima ancora, il caso Vannacci dimostrano quanto il dibattito pubblico contemporaneo sia diventato terreno scivoloso. Nel tentativo – spesso legittimo – di isolare o criticare contenuti estremisti, si finisce per trasformarli in oggetti del desiderio, amplificandone la portata ben oltre la loro reale forza culturale.
È il paradosso del nostro tempo: l’indignazione genera traffico, il traffico genera visibilità, e la visibilità diventa valore economico e politico.
Il problema non è ignorare ciò che è pericoloso o regressivo, ma comprendere come contrastarlo senza fornirgli una piattaforma gratuita. Le polemiche roboanti, le campagne di indignazione immediata e le reazioni scomposte sono spesso controproducenti: regalano ai contenuti marginali un’aura di proibito, di persecuzione, perfino di eroismo.
Il compito di chi fa informazione dovrebbe essere un altro: analizzare, contestualizzare, smontare criticamente, senza trasformare ogni caso in un incendio mediatico che brucia solo buon senso e misura. Altrimenti continueremo a vedere idee tossiche fiorire proprio grazie alla nostra incapacità di gestire il dissenso.
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