Il dialogo vale più degli emendamenti
Altrimenti ogni riforma rischia di trasformarsi in uno scontro politico e sindacale.
In evidenza
Il vero problema non è l’esclusività dei medici. È il metodo con cui si cerca di cambiarne le regole.
Da anni la politica denuncia la crisi della sanità pubblica: liste d’attesa interminabili, pronto soccorso al collasso, carenza di personale, Case della comunità che il Pnrr finanzia ma che spesso faticano a trovare i professionisti necessari. È dunque comprensibile che il Parlamento cerchi soluzioni. Meno comprensibile è che lo faccia senza coinvolgere chi quelle soluzioni dovrebbe poi applicarle.
La reazione dell’Anaao Assomed non nasce soltanto dal contenuto dell’emendamento presentato da Forza Italia. Nasce soprattutto dalla sensazione di essere stata messa davanti al fatto compiuto. E in un settore delicato come la sanità, dove ogni modifica dell’organizzazione del lavoro incide direttamente sulla qualità delle cure, il metodo conta almeno quanto il merito.
Forza Italia sostiene che il testo sia stato frainteso, ribadisce che nessuno vuole abolire l’esclusività né costringere i medici a lavorare nelle Case della comunità e insiste sul carattere volontario delle prestazioni aggiuntive. Se davvero è così, tanto meglio. Ma allora viene spontanea una domanda: perché non aprire prima un tavolo con le organizzazioni sindacali? Perché lasciare che un confronto tecnico diventi uno scontro politico?
Le riforme condivise hanno molte più possibilità di funzionare di quelle imposte. E la sanità italiana ha già pagato un prezzo troppo alto per decisioni prese senza ascoltare chi lavora ogni giorno negli ospedali.
Le Case della comunità rappresentano una delle scommesse più importanti del Pnrr. Ma gli edifici, da soli, non curano i pazienti. Servono medici, infermieri, organizzazione e regole chiare. Se manca anche uno solo di questi elementi, il rischio è costruire contenitori vuoti.
L’impressione è che entrambe le parti abbiano interesse a evitare un muro contro muro. Anaao, pur proclamando lo stato di agitazione, ha lasciato aperta la porta al confronto. Forza Italia, dal canto suo, continua a sostenere che l’obiettivo è rafforzare il Servizio sanitario nazionale e non comprimere i diritti dei professionisti.
È da qui che bisogna ripartire. Sedersi allo stesso tavolo, chiarire il testo dell’emendamento, eliminare le ambiguità e costruire una soluzione condivisa.
Perché il Paese non ha bisogno dell’ennesimo conflitto tra politica e camici bianchi. Ha bisogno di una sanità che funzioni. E questo risultato non si raggiunge con le diffidenze reciproche, ma con il dialogo.
Altre Notizie della sezione
Ora la riforma va messa alla prova
23 Luglio 2026La legge delega è solo l'inizio: i decreti attuativi diranno se cambierà davvero l'avvocatura italiana.
No ai condoni della scienza
22 Luglio 2026Riabilitare i medici no vax mina credibilità, responsabilità e fiducia. I dubbi del Quirinale sono pienamente condivisibili.
Opposizioni, l’occasione mancata per far cadere il governo
20 Luglio 2026Dopo la bocciatura dell’emendamento Meloni, il ritiro delle modifiche ha spianato la strada alla nuova legge elettorale.
