Dopo la rabbia, serve serietà sul Ponte
Superata la polemica politica, restano i dubbi sulla solidità tecnica e sulla reale utilità dell’opera.
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La fiammata di rabbia politica seguita alla bocciatura del Ponte sullo Stretto si è già affievolita. Ma, come spesso accade in Italia, smaltita l’emozione, resta la sostanza. E la sostanza, in questo caso, è che un progetto di tale portata non può reggersi su propaganda, conferenze stampa e dichiarazioni di principio. Servono numeri, analisi, piani economici e tecnici che convincano non solo la Corte dei Conti, ma anche i cittadini che dovranno finanziare e vivere quest’opera.
La Corte dei conti non è un organo politico, né un ostacolo ideologico: è una garanzia. Controlla che i soldi pubblici siano spesi bene e che le opere siano sostenibili, non solo nel bilancio, ma anche nella logica. Se le carte sono incomplete, se le stime di traffico non tornano, se i costi lievitano, le osservazioni diventano inevitabili.
Il governo, invece di gridare al complotto o di cercare sponde mediatiche, dovrebbe fare ciò che ogni amministrazione seria fa: lavorare meglio. Presentare documenti completi, rispondere ai rilievi, chiarire i numeri. Il Ponte potrà essere una grande occasione di sviluppo, ma solo se sarà fondato su competenza e trasparenza. Diversamente, resterà un monumento all’improvvisazione politica.
Meno rabbia, più serietà: è questa la vera infrastruttura di cui il Paese ha bisogno?
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