Covip, un silenzio che non si può più ignorare
Controlla 125 miliardi delle Casse, ma sugli appalti cala il sipario. Perché?
C’è una domanda che non può più essere elusa: dov’è la vigilanza della Covip quando si parla di appalti delle Casse di previdenza?
La questione non riguarda qualche dettaglio burocratico. Riguarda miliardi di euro, patrimonio costruito con i contributi obbligatori dei professionisti e destinato a garantire le loro pensioni. La stessa Covip certifica che a fine 2024 l’attivo delle Casse ha raggiunto 125,1 miliardi di euro, con una crescita del 9,8% in un solo anno. Numeri giganteschi, che impongono controlli altrettanto rigorosi.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi controlla come vengono affidati gli incarichi e come vengono effettuati gli investimenti?
Dal 2011 la Covip ha ricevuto compiti di controllo proprio sugli investimenti delle risorse finanziarie e sulla composizione del patrimonio degli enti previdenziali disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996. Ma, secondo quanto emerge dalla documentazione richiamata, nelle sue relazioni non viene affrontato il nodo dell’applicazione del Codice dei contratti pubblici agli investimenti delle Casse. E questo nonostante vengano richiamati tre pareri del Consiglio di Stato e l’ordinanza n. 7645 del 1° aprile 2020 della Corte di cassazione, Sezioni Unite civili, nella vicenda Enpam.
Qui non si tratta di puntare il dito contro qualcuno. Si tratta di pretendere una cosa molto più semplice: trasparenza.
Se una norma si applica, si dica chiaramente che si applica. Se esiste un’interpretazione diversa, la si spieghi. Se vi sono dubbi giuridici, vengano messi nero su bianco. Quello che non può essere accettabile è che su un tema tanto delicato possa calare il silenzio.
Perché il problema non è soltanto giuridico. È soprattutto di fiducia.
Le Casse amministrano patrimoni costruiti attraverso contributi obbligatori. Il professionista versa oggi per avere una pensione domani. Ogni euro deve quindi essere gestito secondo criteri di trasparenza, tracciabilità, efficienza e controllo. Il Codice degli appalti, proprio per sua natura, rappresenta uno strumento di garanzia contro arbitrarietà e opacità.
Ed è qui che il silenzio diventa ancora più difficile da comprendere.
La Covip dispone dei dati forniti dalle Casse. Se quei dati consentono di fotografare con precisione la composizione di 125 miliardi di patrimonio, perché non dovrebbero consentire di verificare anche le modalità con cui vengono effettuati determinati affidamenti e investimenti?
Non basta sapere dove sono i soldi. Bisogna sapere anche come vengono gestiti, con quali procedure, con quali controlli e sulla base di quali regole.
La trasparenza non può fermarsi alla fotografia del patrimonio. Deve arrivare fino alle decisioni che quel patrimonio muovono.
E soprattutto non può esistere una zona grigia nella quale la vigilanza si ferma proprio davanti alle porte delle procedure più delicate.
Per questo la domanda alla Covip non è polemica. È istituzionale. Ed è doverosa.
Adesso la Covip deve rispondere
Non basta più una relazione che fotografi miliardi, percentuali e portafogli. La vigilanza deve spiegare anche ciò che non viene controllato, o che almeno non risulta controllato.
Chiediamo quindi alla Covip di uscire dal silenzio e di chiarire pubblicamente, senza formule evasive:
le Casse di previdenza sono tenute ad applicare il Codice dei contratti pubblici negli investimenti mobiliari? Se sì, quali verifiche sono state effettuate? Se no, quale precisa disposizione normativa o quale orientamento giurisprudenziale consente di escluderne l’applicazione?
E ancora: quante procedure di affidamento sono state esaminate dalla Covip, con quali criteri e con quali esiti?
Queste non sono domande giornalistiche di contorno. Sono domande che riguardano la tutela dei contributi degli iscritti, la trasparenza della gestione e la credibilità stessa del sistema previdenziale.
Se la Covip vigila, deve dimostrarlo anche su questo terreno. Se non vigila, deve spiegare perché.
Non è più tempo di formule generiche né di silenzi istituzionali.
Su 125 miliardi di euro non possono esserci zone franche. E sui soldi versati obbligatoriamente dai professionisti nessuno può chiedere agli iscritti di avere fiducia senza offrire in cambio la massima trasparenza.
Per questo, da direttore di Mondo Professionisti, considero doveroso rivolgere alla Covip una richiesta precisa: pubblicare e rendere conoscibili le verifiche compiute sull’applicazione del Codice degli appalti da parte delle Casse e chiarire, una volta per tutte, quale sia la posizione dell’Autorità su questa materia.
Perché il silenzio, davanti a una questione che riguarda miliardi e contributi obbligatori, non è più una risposta accettabile. È un problema che deve essere spiegato.
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