L'istituto di previdenza dei giornalisti passa all'Inps.
Che bel regalo! I privilegi della casta giornalistica
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Ma come, non erano solo i parlamentari che usufruivano dei privilegi con quell’intollerabile vitalizio? Ma come, non c’erano quegli immondi “diritti acquisiti” rivendicati dalla casta? Qualcuno ricorda gli articoli, i libri, le trasmissioni televisive condotte da giornalisti contro un ceto politico che godeva di benefici impensabili per i comuni mortali?
Ebbene, nel silenzio dei più, si scopre che la Cassa previdenziale dei giornalisti ha un buco tale che può portarla alla bancarotta e così la si fa confluire nell’Inps, con uno “scivolo” generoso: potranno andare in pensione a 62 anni con 25 di contributi, e nel calcolo potranno vedersi riconosciuti fino a 5 anni di contributi “virtuali”, cioè mai versati, che comporterà un aumento della pensione fino al 20%. Oneri a carico dello Stato, cioè del contribuente, al 70%. Il montante contributivo veniva valorizzato al 2,6% contro l’1% dei comuni mortali. Lo rilevano Tito Boeri, già presidente dell’Inps e l’economista Roberto Perotti su lavoce.info.
Non ci sarà un ricalcolo attuando il sistema contributivo (tanto versi, tanto ottieni) e con effetto retroattivo, come è stato fatto con i parlamentari.
Si scriveva di casta politica e molti ci hanno creduto. Oggi, pochi scrivono di casta giornalistica.
Servirà di lezione al popolo degli ingenui?
Di Primo Mastrantoni, Aduc
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