Enpap. Nello Smart working occorre conciliare davvero attività e cura familiare
Per la Cassa degli psicologi servono regole chiare e formazione
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Pollice in su verso lo smart working, (ri)scoperto durante la pandemia, però servono “adeguati strumenti di formazione e di consulenza-accompagnamento sui comportamenti delle persone e del ‘management’, sulle tecnologie e anche sugli spazi di lavoro”, così come “è necessaria anche un’attenzione alle esigenze specifiche di cui le persone che si approcciano allo smart working sono portatrici: ‘in primis’, la necessità di conciliare davvero le esigenze lavorative con quelle personali e familiari”. A pensarla così il presidente dell’Enpap (la Cassa previdenziale degli psicologi liberi professionisti) Felice Damiano Torricelli, alla guida di un tavolo tecnico che l’Ente ha voluto in merito alla sicurezza sul lavoro. “In attesa dei decreti e della direttiva europea sullo smart working, che dovrebbe essere emanata nel 2021, è necessario intervenire con azioni ‘ad hoc’, volte a introdurre in modo corretto due requisiti-chiave per un ‘buon lavoro agile’: da un lato la cultura di questa modalità di lavoro, dall’altro regole chiare che tutelino tutti gli attori coinvolti”, recita la nota dell’Enpap.
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