Anno: XXVIII - Numero 12    
Martedì 20 Gennaio 2026 ore 12:30
Resta aggiornato:

Home » Il Pd cacci chi vota Sì

Il Pd cacci chi vota Sì

Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, contro l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, che in un'intervista al Foglio si era detto favorevole alla riforma.

Il Pd cacci chi vota Sì

Da una parte l’indifferenza, dall’altro le risposte per le rime. Hanno scelto due modi opposti ma altrettanto validi gli esponenti della Sinistra per il , cioè tutto quel mondo di personalità politiche, giuridiche e della società civile che ha scelto di votare sì al referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, per rispondere alle accuse di chi, sempre da sinistra, reputa la scelta incomprensibile e da ripudiare.

Tutto è nato da un post pubblicato sui social da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, (nella foto) contro i riformisti del Pd, e non solo.

Sul banco degli imputati è finito infatti per primo l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, che in un’intervista al Foglio si era detto favorevole alla riforma. Montanari ne aveva stigmatizzato la presa di posizione, credendo che l’ex ministro fosse ancora iscritto al Pd, salvo poi correggersi.

«Forse allora sarebbe il caso di dirlo non solo a me privatamente, ma in pubblico e con una certa enfasi, che almeno di Minniti il Pd si è liberato – ha scritto Montanari – Certo, sarebbe più facile essere credibili se non ci fossero la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Graziano Delrio, Stefano Ceccanti e tanti altri esponenti del Pd a fare campagna per il Sì con Fratelli d’Italia. Ma aspetto fiducioso il whatsapp che mi dirà che anche loro non fanno più parte del Pd (magari con Gentiloni, Guerini e tutti i destro-renziani che smentiscono ogni giorno la linea della segrteria Schlein)».

Insomma quello dell’accademico non era solo un auspicio ma un invito alla dirigenza dem a espellere dal partito chi si è detto favorevole alla riforma Nordio. Con buona pace della convivenza pacifica anche tra idee diverse all’interno dello stesso partito, disciplina peraltro sulla quale il Pd fa puntualmente incetta di medaglie.

La prima a replicare a Montanari è stata Picierno, sempre sui social. «Ogni giorno ha la sua pena e succede così che sia costretta a parlare del professor Tommaso Montanari, che dall’alto della sua cattedra in fuffologia, e soprattutto da non iscritto e non votante, vorrebbe decidere dal suo comodo divano di casa, chi deve essere del Pd e chi invece no, e giù la democratica listetta di proscrizione con nomi e cognomi degli indegni non allineati».

Questa volta l’innesco, spiega Picierno, «è il referendum sulla giustizia: l’accusa è fare campagna per il sì, ma come è evidente è solo una scusa: intanto perché molti degli amici e dei compagni citati voteranno no, e poi perché io stessa non sto facendo campagna, mi sono limitata a scrivere quel che penso in poche righe che il mio amico Prof Ceccanti ha letto al convegno “La sinistra che vota sì” (dove Il Dubbio era presente) perché vi piaccia o no, esiste una sinistra che vota sì, ed è pure autorevolmente rappresentata» (Picierno ha espresso le sue idee anche in un’intervista rilasciata a questo giornale e pubblicata il 13 novembre 2025, ndr).

Ma l’esponente sposta poi il focus e si concentra sulla discussione attorno al partito. «Mi interessa invece qui tornare sul Pd, perché sono mesi che viviamo un clima irrespirabile: sono mesi che alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano “i riformisti” a lasciare la casa che abbiamo fondato – insiste Picierno – Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza. Cara segretaria, ha scritto ancora Picierno, che gli diciamo a Montanari? Che rispondiamo a Bettini, o a chi come loro pensa che il Pd debba essere la riedizione di Rifondazione comunista, rimuovendo venti anni di storia? Tocca innanzitutto a te rispondere, prendere posizione, fare chiarezza e sì, difendere la nostra comunità. Cosa ha da dire la segretaria del mio partito davanti alla criminalizzazione del dissenso, alle gogne mediatiche di questo nuovo ceto di aspiranti intellettuali e pensatori che usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze? Aspetto da molto, aspettiamo in tante e tanti da molto, e continuiamo ad aspettare con pazienza».

Parole alle quali Schlein, almeno pubblicamente, non ha replicato, ma che rendono evidente come la campagna referendaria appena cominciata stia provocando diverse fratture tra i dem.

«A una settimana dall’incontro di Libertà Eguale a Firenze, la sinistra che vota Sì, per il solo fatto di esistere, provoca alcune reazioni inconsulte – ha scritto il costituzionalista, ex parlamentare dem e vicepresidente di LibertàEguale, Stefano Ceccanti – Al confronto sempre disponibili, con gli insulti avrete indifferenza». Con tanto di commento sarcastico di un altro storico esponente del riformismo democratico, l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi, che scrive: «Reazioni inconsulte con insulti»

Insomma una serie di risposte che puntano ad alzare un muro rispetto a chi vorrebbe silenziare voci non “allineate” al pensiero dominante nell’attuale Pd e dintorni (compreso forse qualche giornalista secondo il quale chi vota sì «senza considerare il contesto» legato all’attuale governo «non è sano di mente») e che arriva a chiedere, da esterno al partito, l’allontanamento di esponenti che dello stesso fanno parte da anni, taluni da quando il Pd è nato. Al Nazareno, intanto, tutto tace.

Giacomo Puletti su Il Dubbio

 

Marco Minniti intervistato da Il Foglio

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Basta balle, ecco perché denunciamo le toghe

Basta balle, ecco perché denunciamo le toghe

19 Gennaio 2026

Secondo il presidente del comitato per il Sì, la campagna dell'Anm per il No al referendum:diffonde falsità e turba l’ordine pubblico. Ira, sconcerto e stupore da parte dei magistrati.

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA COSA DICONO GLI ULTIMI SONDAGGI

REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA COSA DICONO GLI ULTIMI SONDAGGI

19 Gennaio 2026

Il fronte del Sì al referendum sulla riforma della giustizia è in vantaggio su quello del No. O almeno è quello che emerge dagli ultimi sondaggi che hanno sondato l’opinione degli italiani sulla separazione delle carriere.

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.