Anno: XXVIII - Numero 203    
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Ucpi, la tessera passa dalla separazione Petrelli: «Chi è contrario non si iscriva».

La proposta piemontese divide i penalisti alla vigilia del congresso di Brescia.

Ucpi, la tessera passa dalla separazione Petrelli: «Chi è contrario non si iscriva».

«O sei d’accordo con la separazione della carriere o non ti puoi iscrivere all’Unione Camere Penali Italiane»: è questo il senso della proposta di modifica statutaria lanciata dalla Camera penale del Piemonte Occidentale e della Valle D’Aosta nel dibattito pre-congressuale che si sta sviluppando sul sito dell’Ucpi ad una settimana esatta dalla tre giorni di Brescia, dove i penalisti guidati da Francesco Petrelli si riuniranno per l’assise straordinaria dal titolo “L’avvocato tra processo e società – Il valore democratico della difesa”.

In particolare, la camera penale guidata da Roberto Capra propone: «Occorre rilanciare, non certo abbandonare, la battaglia indispensabile per addivenire ad un sistema processuale equo, accusatorio, reale. Per dare un segnale forte del rilievo e di tale passaggio e indirizzo dell’azione politica di UCPI si propone di inserire l’obiettivo della separazione delle carriere tra magistratura requirente giudicante tra gli scopi statutari di UCPI e, dunque, con una modifica statutaria (art. 2 lett. d). Si tratta di scelta forte, ma che consentirebbe di orientare anche in futuro la nostra azione politica. Non solo: la presenza in ambito statutario consentirebbe anche di risolvere l’annosa questione dell’adesione a UCPI di colleghi che non ne condividono una delle battaglie fondanti, così come emerso chiaramente durante la campagna referendaria».

Dunque i penalisti del nord ovest scelgono di lanciare la separazione delle carriere, così come pure la Camera penale di Roma guidata da Giuseppe Belcastro. Solo che i capitolini lo tramutano nell’auspicio che la questione della terzietà del giudice riacquisti «centralità nell’agenda politica dei penalisti» e costituisca «il tema di riflessioni approfondimenti e proposte di intervento legislativo». Mentre i piemontesi e i valdostani vogliono formalizzare l’equivalenza tra iscrizione all’Ucpi e condivisione della battaglia identitaria dei penalisti.

Tale esigenza viene fuori soprattutto dopo i mesi difficili di campagna referendaria durante la quale alcuni avvocati, pur avendo la tessera dell’Ucpi, si sono spesi per il No alla riforma Nordio. Ciò aveva provocato diverse polemiche anche a seguito di presunte espulsioni o mancate iscrizioni. Dunque nel momento in cui appare difficilissimo che si torni a parlare di separazione tra magistratura giudicante e magistratura requirente alcuni avvocati premono il piede sull’acceleratore, benché anche la politica sia di destra che di sinistra per la uguale e opposta ragione – la sconfitta e la vittoria – non avrebbe alcuna intenzione di riaprire il dossier per i prossimi trent’anni. Fatta eccezione forse per l’indomito Enrico Costa di Forza Italia, come ha ribadito nel dibattito per i 10 anni del Dubbio.

A quanto appreso, secondo i promotori dell’iniziativa della modifica statutaria, è impensabile mettere da parte il divorzio tra giudici e pm e subordinarlo ad altre sfide pur importanti per i penalisti, quali un carcere dignitoso e la tutela del diritto di difesa. D’accordo è anche il leader, Francesco Petrelli: «Penso che chi non la condivide (la separazione delle carriere, ndr) non abbia ragione di iscriversi», ci risponde laconico. E però come superare le obiezioni rispetto ad una riforma di cui si può condividere lo spirito, la ratio ma non la declinazione in norma? È accaduto proprio in vista del voto del 22 e 23 marzo: alcuni avvocati erano d’accordo con la separazione ma non ad esempio con tutte le altre parti del pacchetto su cui occorreva votare in blocco, come ad esempio due Csm distinti o un’Alta Corte disciplinare.

«Sui dettagli di come viene scritta la legge ne possiamo discutere» ci spiega un penalista «ma dobbiamo essere d’accordo sul principio di base che può essere concretizzato anche per via ordinaria e attraverso due sezioni distinte all’interno di un unico Csm» come proponeva anche Nicolò Zanon. Insomma nessun cedimento su questo fronte ma bisognerà capire quanta condivisione otterrà in sede di dibattito congressuale, un dibattito tra gli iscritti di sole nove ore per due giorni e mezzo di congresso. Forse un po’ poco per il primo incontro ufficiale, dopo l’assemblea primaverile, a sette mesi dalla sconfitta referendaria e dinanzi alla necessità di ritrovare identità, nuove risorse umane intellettuali e forza propulsiva.

Di Valentina Stella su Il Dubbio

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