Anno: XXVIII - Numero 201    
Giovedì 22 Ottobre 2026 ore 13:30
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Una giustizia senza pregiudizi: il “lodo Dubbio” avvicina i partiti

Politica a confronto per i 10 anni del giornale: «Fate un’informazione libera da opportunismi».

Una giustizia senza pregiudizi: il “lodo Dubbio” avvicina i partiti

Forse il presidente del Cnf Francesco Greco trova la sintesi più efficace, per l’evento con cui Il Dubbio ha celebrato questa mattina all’Hotel Nazionale di Roma i 10 anni di vita: «Era importante che gli avvocati italiani mostrassero una presenza attiva nel dibattito su tutti i temi rilevanti per la vita dei cittadini, ecco perché abbiamo pensato di fondare questo giornale». E sì, perché la storia al centro della giornata di oggi inizia grazie alle istituzioni forensi, il Cnf e la Fai, la Fondazione dell’avvocatura italiana, e ha cercato di offrire anche alla politica un paradigma diverso, nell’informazione sulla giustizia.

«Ha anche riproposto la centralità degli avvocati nella democrazia, che quando vacilla vede in pericolo, non a caso, proprio gli avvocati», come ricorda il vicepresidente Fai Vittorio Minervini. Un’informazione «che l’avvocatura ci consente di assicurare in condizioni di assoluta libertà», dà atto il nostro direttore Davide Varì. «pur nell’identità di vedute fra le istituzioni forensi e il giornale». E sì, essere autonomi nel dibattito sulla giustizia non è facile, non solo per un quotidiano: anche i partiti da decenni sono imprigionati in una guerra di posizione, ogni volta che parla di processi, di diritto penale, di magistratura e giustizia mediatica.

Quindi sì, nel primo panel su “Giustizia e politica, garanzie e opinione pubblica: quale equilibrio?”, le prime linee delle forze politiche provano a misurarsi il più possibile al di là degli schemi. Non senza schermaglie, persino fra partiti della stessa coalizione: valga per tutti l’avviso del presidente dei deputati di FI sull’emendamento con cui i Fratelli d’Italia propone di «ridurre, per i togati Csm uscenti, da quattro a due gli anni d’attesa priuma di poter assumere incarichi direttivi. Durante il mandato di Cartabia avevamo impedito le porte girevoli: ora che facciamo, lew ripristiniamo?», chiede Costa. A un metro da lui, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, anche lui di Forza Italia, conferma il no.

Con Costa, al dibattito moderato dal direttore Varì prendono parte Angelo Bonelli di Avs, Maria Elena Boschi di Italia Viva, Marta Schifone di FdI e Debora Serracchiani del Pd. Al ricco (e non privo d’imprevisti) confronto fra i responsabili dei partiti, segue una breve intervista a Sisto. A lui tocca non solo introdurre il panel conclusivo, centrato sull’impatto dell’IA nel lavoro di avvocati e magistrati, ma anche tirare le somme della discussione precedente, e individuare una chiave forse decisiva, certo sottovalutata: «Il punto è che la spinta populista, l’improvvisazione nelle proposte sulla giustizia sono anche frutto di incompetenza: è una materia che spesso è maneggiata da chi non è tecnicamente attrezzato per farlo». E siamo sempre lì, nell’equivoco della giustizia che, in quanto derubricata a permanente conflitto, smarrisce la propria grammatica.

Alla vicepresidente del Senato Anna Rossomando, il Dubbio chiede di portare il saluto delle istituzioni: e lei, collegata da remoto, riconosce «l’approccio garantista, libero da strumentalizzazioni, proposto in questi anni dal Dubbio, a dispetto di quanto avvenuto spesso da parte di altri». Da lì, la parlamentare dem non manca di segnalare le contraddizioni della maggioranza, che ha sostenuto la più garantista delle riforme, la separazione delle carriere, ma «ora sulla sicurezza e sulla prevenzione vorrebbe affidare alle forze di polizia poteri che dovrebbero essere lasciati alla sola autorità giudiziaria». Poi Rossomando ricorda «la necessità di preservare l’autonomia e indipendenza non solo per la magistratura ma anche per l’avvocatura».

Trova una consonanza nelle successive parole di Marta Schifone, responsabile Professioni di FdI, che rivendica «le misure inserite nella riforma forense per contrastare la proletarizzazione dell’avvocatura: un percorso che avevamo già avviato con il rafforzamento dell’equo compenso, e che abbiamo proseguito con la nuova legge sull’ordinamento degli avvocati, in cui le tutele sono rivolte innanzitutto ai giovani, con il bilanciamento trovato sulla monocommittenza, per esempio, e il superamento di alcune incompatibilità». ll decreto legislativo necessario ad attuare la legge delega «sarà presto a disposizione delle commissioni parlamentari», aggiunge Schifone.

È una notizia, come l’altra che arriva sempre da Costa: «Il 6 novembre riuniremo gli stati generali dei garantisti», e sembra un ulteriore atto di distinzione, sulla giustizia, dagli alleati. Il capogruppo azzurro a Montecitorio invita le opposizioni a «ragionare su una modifica dei regolamenti», e forse della Costituzione, per «prevedere l’approvazione a maggioranza qualificata delle leggi in materia di giustizia, a cui andrebbe aggiunto il voto segreto: niente scelte compiute solo per ordini di scuderia».
Sarebbe il modo per creare una sponda fra garantisti, che Costa può cogliere nella collega di Italia viva Maria Elena Boschi. La quale però non manca di ricordargli che «voi avete fatto un notevole ricorso alla decretazione d’urgenza, ma durante una fase nella quale abbiamo avuto responsabilità di governo, con Renzi premier, i decreti emergenziali sono stati rarissimi: abbiamo dimostrato che non è una scelta ineluttabile».

Impietosi sia Debora Serracchiani che Angelo Bonelli. La responsabile Giustizia dem ricorda «l’ultimo caso del reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche». Il leader di Avs conta qualcosa come «123 fra nuovi reati e aggravanti approvati in questa legislatura», e aggiunge, a proposito degli scontri di Milano: «Se solo provi ad affrontare il nodo del disagio nelle periferie, vieni tacciato di giustificazionismo nei confronti dei violenti». È difficile affrancarsi dagli schemi e dal pregiudizio, come dice Bonelli. Quando si parla di giustizia è difficilissimo. Ma colpisce l’orgoglio con cui vi riesce Serracchiani, quando replica alla frecciata di Valentina Stella sugli attacchi del Pd a magistrati sgraditi, come avvenuto con il gip Santi Bologna sul caso Scarpinati: la dirigente del Nazareno spiega che «si può difendere l’autonomia e indipendenza della magistratura e farlo nello stesso tempo per la politica». Ecco un passo avanti che forse anche il Dubbio ha contribuito a rendere, almeno per il futuro, meno lontano.

Errico Novi su Il Dubbio

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