È in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell'ordine pubblico
Il Gup Francesco Felici: “È in atto un progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico. Sui social invito a una mobilitazione permanente”.
Restano in carcere 4 dei 5 maggiorenni arrestati dopo gli scontri avvenuti sabato scorso tra piazza Duomo e le vie del centro di Milano. Lo ha deciso il gup Fabrizio Felici convalidando gli arresti e disponendo la misura cautelare in carcere per i 4 giovani accusati di devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata.
Per un quinto maggiorenne, accusato soltanto di resistenza pluriaggravata e difeso dall’avvocato Guido Guella, il giudice ha invece disposto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.
La procura diretta da Marcello Viola aveva chiesto per tutti i 5 maggiorenni arrestati dopo gli scontri la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere.
Il gip di Milano, Fabrizio Felici, nell’ordinanza di convalida degli arresti dei 4 maggiorenni, accusati di devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata, avverte che il rischio che le violenze si ripetano è “altissimo”.
“Il rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo, bastando considerare che il giorno successivo ai fatti, domenica 18 ottobre, si è creata una situazione analoga e che già dal giorno successivo si sono diffuse nuove convocazioni via social (dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre, sui quali, pure, sono in corso indagini) con le quali si invitano i giovani a rendere ‘permanente’ la mobilitazione e a mantenere un profilo decisamente violento e insurrezionale”, scrive il gip di Milano, Fabrizio Felici, nell’ordinanza.
“E’ evidente, dal proseguire del battage via social per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, che è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico, che conta proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani che trovandosi in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza, perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano propria volta attori violenti e antisociali, agendo in totale contrasto con i valori della nostra Costituzione che, al contrario, delinea un assetto sociale e istituzionale imperniato sul ripudio della violenza e sulla libera dialettica degli attori politici secondo il metodo democratico”, scrive il gip di Milano.
Secondo il giudice, inoltre, “è più che plausibile che l’autoconvocazione via social della protesta fosse già preordinata alla realizzazione delle violenze, sotto un’insegna volutamente generica e indeterminata di istanze sociali varie, dall’aumento dei carburanti al carovita in generale, si che l’organizzazione delle proteste non sembra ruotare intorno a una specifica istanza sociale, bensì perseguire il deliberato scopo di dare sfogo a una violenza indiscriminata e incontrollata”.
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