Conte battezza la coalizione: «Alleanza per la Costituzione»
La chat WhatsApp con Schlein, Fratoianni e Bonelli diventa il simbolo dell’intesa progressista. Il leader M5S boccia il nome «campo largo»: «È una cosa molto giornalistica». Ma dietro la scelta delle parole resta aperta la partita sulla leadership e sul programma comune.
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Giuseppe Conte rompe il velo sulla chat WhatsApp che riunisce i quattro principali interlocutori del fronte progressista: lui stesso, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Il nome scelto per il gruppo è «chat costituzionale». Una definizione che non è soltanto una battuta privata, ma che il leader del Movimento 5 Stelle collega direttamente alla sua idea di coalizione per sfidare il centrodestra.
A raccontarlo è lo stesso Conte, ospite di Myrta Confidential, il programma condotto da Myrta Merlino su San Marino Rtv. «È una “chat costituzionale”. E anche per questo ho proposto “Alleanza per la Costituzione” come nome per la coalizione», spiega l’ex presidente del Consiglio, rivendicando una scelta che punta a dare un’identità politica più riconoscibile all’aggregazione delle opposizioni.
La prima presa di distanza riguarda proprio l’etichetta ormai entrata nel linguaggio politico e giornalistico. «Campo largo» non lo convince: «Come nome non mi ha mai sfiorato, è una cosa molto giornalistica». Una bocciatura netta, che segnala la volontà di superare una formula descrittiva per provare a costruire un progetto politico con un nome, una cornice ideale e una proposta riconoscibile agli elettori.
L’idea di un’«Alleanza per la Costituzione» richiama i principi fondamentali della Carta repubblicana e offre un terreno comune a forze che, pur collocandosi nell’area progressista e di opposizione al governo Meloni, mantengono differenze significative su temi economici, politica estera, lavoro e diritti. La Costituzione può diventare il denominatore condiviso per tenere insieme sensibilità diverse, ma la scelta del nome non risolve automaticamente le divergenze politiche.
La chat, intanto, racconta un metodo di confronto tra Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli. Quattro interlocutori, quattro identità politiche e una necessità comune: trasformare il dialogo in un’intesa capace di competere alle prossime elezioni. Il passaggio dalla comunicazione privata alla costruzione di una coalizione resta però impegnativo. Occorre definire un programma condiviso, stabilire le regole della collaborazione e affrontare la questione più delicata: chi dovrà guidare il progetto.
È proprio qui che la proposta di Conte assume un significato che va oltre il battesimo della chat. Dare alla coalizione il nome di «Alleanza per la Costituzione» significa anche provare a incidere sulla sua identità politica, sottraendola alla definizione giornalistica di «campo largo». Non è ancora una piattaforma programmatica e neppure una garanzia di unità, ma è un tentativo di imprimere una direzione al confronto tra le opposizioni.
La partita, dunque, è aperta. La chat costituzionale esiste, il nome della coalizione è stato proposto, ma la vera prova sarà costruire un’intesa che non si esaurisca nelle conversazioni tra leader. Perché una maggioranza alternativa al centrodestra non nasce da un gruppo WhatsApp né da una formula efficace: ha bisogno di obiettivi comuni, credibilità elettorale e una leadership riconosciuta. E su questi tre terreni, per il momento, il lavoro deve ancora cominciare.
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