Centro, la mina che fa tremare Schlein
Renzi, Ruffini e Onorato divisi da veti e ambizioni: il campo largo rischia di consegnare la vittoria a Meloni.
Renzi reclama spazio, Ruffini punta a unire i moderati e Onorato guarda a Conte: veti incrociati e ambizioni personali paralizzano il Centro. Schlein rischia di pagare il conto e regalare a Meloni la vittoria.
Elly Schlein, ormai è chiaro a tutti, le elezioni vuole vincerle. E vuole vincerle per andare lei a Palazzo Chigi, senza federatori o nomi terzi tra i piedi. Dunque, dato che si gioca lo scettro e la pelle contro Giorgia Meloni, la segretaria dem non intende rinunciare ad alcun voto. Neppure a quelli di Matteo Renzi, in barba al fortissimo mal di pancia di Giuseppe Conte. Tant’è che al leader 5Stelle, Elly ha fatto un discorso perentorio, senza sfumature: “Renzi ci serve per battere Meloni. Dunque Renzi deve essere della partita. Punto”. E i sondaggi commissionati segretamente dal capo 5Stelle danno ragione a Schlein: senza Italia viva il campo largo non raggiunge la soglia del 42% indispensabile per espugnare Palazzo Chigi.
Il problema, grosso, è che tra i centristi, i riformisti, i moderati del Centro in costruzione, non c’è nessuno che intenda accasarsi con il leader di Italia Viva. E l’ex rottamatore rischia di restare fuori dal prossimo Parlamento: il suo partito è dato dai sondaggi intorno al 2% e la soglia di sbarramento è al 3%. Sotto sei morto stecchito, sopra sei vivo e…onorevole.
L’ex premier, giudicato pericoloso e inaffidabile, fa letteralmente paura. E lui alla Leopolda, nell’ultimo fine settimana, ci ha messo del suo quando ha detto che il 50% dei posti di un’eventuale alleanza centrista spettano a Italia Viva e l’altro 50% a Casa riformista. Come dire: tocca tutto a me. “E’ un folle, pretende di decidere da solo tutti i candidati, visto che Iv e Casa riformista sono sue. E se finora nessuno si è alleato con lui qualcosa vorrà più dire…”, afferma un potenziale compagno di strada che chiede l’anonimato “per carità di patria”.
Renzi al momento se ne infischia. Sceglie di mostrare i muscoli. “Senza i miei voti il campo largo non vince. I miei voti sono decisivi per portarli al governo”, è il mantra del senatore di Rignano che minaccia perfino di correre alle primarie se, e quando, verranno celebrate. Ipotesi però remota. “Matteo è pazzo, ma non è un suicida. A cosa servirebbe contarsi e scoprire di stare tra il 4-5% della coalizione? Si umilierebbe e basta”, dice un deputato centrista che ha militato a lungo al suo fianco.
Ma questo è un altro problema. Il vero problema è che al momento il sogno di costruire una quarta gamba della coalizione, una Margherita 4.0 in grado di intercettare i voti dei moderati e dei riformisti spaventati dal radicalismo di Schlein, Avs e 5Stelle, appare irrealizzabile. Il Centro, per come stanno le cose, è frantumato in almeno tre forze politiche. Quella di Renzi, appunto. Più quella lanciata sabato scorso a Roma da Ernesto Maria Ruffini che, in compagnia di Bruno Tabacci e di Franco Gabrielli, ha trasformato il movimento “Più uno” in un partito. Con tanto di simbolo e di programma. In più, c’è “Progetto civico” di Alessandro Onorato che, pur collocandosi al centro, è dichiaratamente a favore di Conte. E sosterrà Conte, in caso di primarie, con la benedizione del dem Goffredo Bettini.
Tra i partiti centristi, l’unico che mostra capacità di aggregazione è “Più uno”. La trattativa tra Ruffini, Tabacci e Gabrielli con +Europa di Riccardo Magi è infatti in fase avanzata. E l’ex direttore dell’Agenzia dell’entrate, con ogni probabilità, imbarcherà anche “Primavera” di Vincenzo Spadafora che invoca una “costituente del Centro”. Sono in bilico, invece, i socialisti di Enzo Maraio corteggiati da Onorato, che punta a sfruttare il loro simbolo (se non dovesse arrivare il soccorso dei 5Stelle), in modo da evitare di dover raccogliere seimila firme in ogni collegio elettorale.
Contro la scissione dell’atomo centrista, si batte Ruffini. Il leader di “Più uno” non vorrebbe limitarsi a fare l’intesa con +Europa e Spadafora. Non perché teme di non superare il 3%. “Da sola +Europa vale il 2%, poi ci siamo noi…”, dice chi lavora al progetto centrista. Ma perché la preferenza di Ruffini è creare una “massa critica” in grado di bilanciare, almeno un po’, la sinistra e i 5Stelle.
Schlein, raccontano, osserva i tormenti centristi, il tormentone di “Renzi dove lo metto?”, con “apprensione”. “Un arcipelago di partitini che rischiano di non prendere neppure il 3%”, dicono al Nazareno, “non è certo la soluzione preferibile. Serve generosità e disponibilità reciproca, superando i veti e le contrapposizioni”. Già, ma al momento accade il contrario.
Il primo a dover abbassare le pretese dovrà essere proprio Renzi. E nei prossimi giorni, prima che parta il tavolo per il programma del centrosinistra, c’è chi suggerisce alla segretaria dem di lanciarsi in una moral suasion. Elly dovrebbe riuscire a portare l’ex rottamatore a più miti consigli e gli altri centristi a fidarsi di lui. Impresa ardua, ma non impossibile: in gioco, a guardare i sondaggi, ci sono parecchie appetitose poltrone. E il Quirinale.
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