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Professionisti malati, basta tutele a metà

De Bertoldi apre all’estensione delle garanzie ai non ordinistici e agli adempimenti previdenziali.

Professionisti malati, basta tutele a metà

Ammalarsi non può diventare una colpa professionale. E soprattutto non può trasformarsi in una condanna economica per chi, lavorando in autonomia, si trova improvvisamente nell’impossibilità di rispettare scadenze fiscali e previdenziali. Eppure, nel sistema attuale, la protezione prevista per determinate categorie di professionisti non copre in modo uniforme tutti i lavoratori autonomi. Una disparità che l’Istituto nazionale tributaristi denuncia da tempo e che ora potrebbe tornare al centro dell’agenda parlamentare. Andrea de Bertoldi, deputato della Lega e promotore della norma originaria, si dice pronto a discutere l’estensione delle tutele già con la prossima Legge di Bilancio, aprendo anche alla possibilità di comprendere gli adempimenti previdenziali. Un’apertura importante, ma che dovrà trasformarsi in una modifica concreta: finché non ci saranno nuove disposizioni, l’annuncio resterà una promessa politica.

Il punto di partenza è la legge 30 dicembre 2021, n. 234, che ha introdotto una disciplina specifica per consentire il differimento di determinati termini relativi agli adempimenti tributari quando il professionista è colpito da malattia o infortunio. L’obiettivo è evitare che un evento grave, indipendente dalla volontà dell’interessato, si traduca nell’impossibilità di rispettare scadenze fiscali per conto dei clienti, con il rischio di ulteriori conseguenze economiche e professionali. Chi lavora in autonomia, infatti, non dispone necessariamente di una struttura organizzativa in grado di sostituirlo immediatamente. Un ricovero, un infortunio o una patologia invalidante possono bloccare l’attività e compromettere il rispetto delle scadenze, proprio quando il professionista avrebbe maggiore bisogno di protezione.

Il problema è che la tutela non è stata estesa indistintamente a tutte le categorie del lavoro autonomo professionale. L’Int, presieduto da Riccardo Alemanno, chiede di superare l’esclusione dei professionisti non organizzati in ordini o collegi, compresi quelli che operano nell’ambito delle associazioni professionali disciplinate dalla legge n. 4 del 2013. La contestazione riguarda una disparità di trattamento che coinvolge anche professionisti associativi iscritti alla Gestione separata dell’Inps. Il principio invocato è elementare: se la malattia impedisce di lavorare, la necessità di una tutela non dovrebbe dipendere dall’esistenza di un albo professionale. L’assenza di un ordine non cancella competenze, responsabilità, obblighi verso i clienti e scadenze da rispettare.

La richiesta non nasce oggi. Già nel settembre 2024 l’Int aveva sollecitato una revisione della normativa, contestando anche l’esclusione dei professionisti associativi da alcune estensioni delle tutele relative alla maternità e alla malattia dei figli minori. Il tema, dunque, va oltre il differimento di una singola scadenza fiscale: investe il riconoscimento di una protezione più equa per lavoratori autonomi che possono trovarsi nelle medesime condizioni di difficoltà, pur appartenendo a categorie professionali differenti.

De Bertoldi, nella sua risposta, ricostruisce le ragioni per cui la norma originaria venne circoscritta alle categorie ordinistiche economico-giuridiche. Il deputato ricorda che, durante la precedente legislatura, le risorse necessarie alla copertura furono individuate insieme al sottosegretario all’Economia Federico Freni, non senza difficoltà. Secondo questa ricostruzione, l’esclusione delle altre professioni non sarebbe stata dettata da una volontà discriminatoria, ma dai limiti del percorso legislativo e finanziario che aveva consentito di approvare la misura. Ora, tuttavia, il promotore della norma si dichiara disponibile a riaprire la questione e a valutare un ampliamento già nella prossima Legge di Bilancio.

L’altro fronte riguarda la previdenza. L’ipotesi di estendere il differimento anche agli adempimenti previdenziali rappresenta un passaggio ulteriore rispetto all’inclusione dei professionisti non ordinistici nella tutela fiscale. De Bertoldi aveva già sollevato il tema nel novembre 2024, presentando un emendamento alla Legge di Bilancio per ampliare la disciplina anche al settore previdenziale. Per rendere effettiva questa estensione, sarà necessario stabilire quali termini possano essere sospesi o differiti, in quali circostanze, attraverso quali procedure e con quali conseguenze sugli obblighi contributivi.

La prossima Legge di Bilancio potrebbe quindi diventare l’occasione per correggere una disparità denunciata da anni dal mondo dei tributaristi. Ma occorre distinguere l’apertura politica dal risultato legislativo: al momento non c’è una modifica approvata. Servono una proposta concreta, coperture finanziarie adeguate e regole chiare, capaci di garantire la tutela senza creare incertezze applicative. Il principio, però, non dovrebbe essere controverso: la malattia non distingue tra iscritti agli albi e professionisti associativi. Lo Stato non può ignorare questa realtà proprio quando il lavoratore autonomo è più vulnerabile. La sfida è trasformare una disponibilità parlamentare in una garanzia effettiva, perché nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra curarsi e adempiere ai propri obblighi professionali.

 

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