Arturo Parisi: "I 5 Stelle non si addomesticano. Schlein ora l'ha capito"
Intervista al professore fra i padri dell’Ulivo: "In Direzione Pd è emerso il fallimento della linea unitaria della segretaria e la fine dell’illusione che Conte accettasse il ruolo di junior partner. Da qui la sua rabbia e l'applauso liberatorio dei dirigenti".
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Professor Arturo Parisi, Elly Schlein si è tolta i “sassolini dalle scarpe”: faranno le primarie anche se “uno non vale uno” e si rassegni il “pezzo di establishment” che non la vuole. Il messaggio è che la pazienza è finita?
Altro che sassolini. La verità è che in direzione è accaduto ben altro. È stata riconosciuta la fine, direi il fallimento, della linea “testardamente unitaria” che Schlein aveva finora predicato. L’illusione che Conte avrebbe prima o poi ceduto riconoscendo il principio che la guida della coalizione non potesse che toccare al leader del partito maggiore confinando definitivamente il suo Movimento nella posizione di partito junior. È questa l’origine del salto di tono vocale e del cambio radicale di postura verso quello che era finora il principale alleato. La presa d’atto che la strada finora seguita non conduceva da nessuna parte e aveva peraltro portato il partito sull’orlo di una crisi di nervi. Da questo il suo tono aggressivo e di rabbia. Da questo l’applauso liberatorio di una platea di dirigenti da troppo tempo mortificati perché indicati come succubi di Conte e dei 5Stelle. Una volta tanto un applauso che ha unito maggioranza e minoranza del Partito.
Macigni, allora?
Altro che sassolini! Senza la struttura tendenzialmente bipolare del nostro sistema partitico e la necessità di governare comunque i toni a causa delle necessità politiche e delle convenienze elettorali la riunione della direzione di venerdì avrebbe trasformato quella che è destinata a continuare come una tensione permanente in una rottura profonda aprendo una nuova fase politica. E comunque la ha aperta.
Le primarie in questa situazione: grande acceleratore di mobilitazione o bagno di sangue?
Di certo un appello al partito a mobilitarsi contro Giorgia Meloni, che, da avversaria strategica offre al Pd senso ed identità, ma non di meno contro Conte che contende al partito la guida del campo. Quindi una chiamata alle armi in vista di un confronto serio ed esigente per la soluzione di un problema troppo a lungo rinviata. Come illudersi di trasformare un partito come il M5S nato e nutrito dalla pretesa di rovesciare come un calzino la “vecchia politica” identificata innanzitutto nel Pd, in un alleato determinante dello stesso Pd ? Come illudersi di addomesticarlo immaginando di cooptare il suo attuale leader proclamandolo “riferimento fortissimo di tutte le forze progressiste”? Come pensare di poter risolvere il problema della sua rivendicazione di parità rinviando indefinitamente la soluzione guidati dal retropensiero “tanto alla fine dove vuoi che vadano?”.
E’ la fase della fine delle illusioni?
È così che le primarie, come ripetevo invano, da difficili da fare ma ancor più difficili da evitare, si sono trasformate in un coltello a doppia lama senza manico, proprio nelle mani del Pd che le rivendicava come una sua invenzione di cui andare fieri. È così che da “scampagnata della partecipazione” il loro svolgimento è finito associato come lei lo ha definito ad un possibile “bagno di sangue”.
Lei è l’”inventore” delle primarie nel centrosinistra, Schlein è segretaria grazie ai gazebo…
Inventore delle primarie? Mi consenta di interromperla per pregarla sorridendo di mettere la parola tra virgolette raddoppiate. Diciamo semplicemente quello che dentro l’azione politica si è maggiormente battuto per introdurle in Italia cominciando dal mio campo. Ricordando le lodi ricevute quando grazie ad esse Schlein ha conquistato la segreteria di un partito al quale solo pochi mesi prima non era nemmeno iscritta. Ma ricordando anche l’avversione allo strumento rivendicato fino ad ieri come una invenzione “nostra” per chiedersi ora a “chi” fosse mai venuta in mente una bella pensata come questa.
Premesso che la regola del partito che prende più voti non sarebbe egemonica ma democratica – qui ha ragione la segretaria – chi vincerebbe?
Sì, la segretaria avrebbe ragione se le primarie non fossero una competizione tra persone per la guida della coalizione e del governo ma invece tra partiti per decidere qual è il partito guida della coalizione. In quel caso come pensare una regola diversa da quella quantitativa. Sempre che questa fosse una regola concordata dalle forze che compongono il campo. Salvo visto che il Pd ha il seguito maggiore pensare a cosa succederebbe se le urne riconoscessero poi il primato quantitativo di un partito che non l’aveva alla partenza. Quanto all’egemonia è tutta un’altra cosa. Quella appunto che finora è stata al centro della competizione tra Pd e M5S. Una gara per l’egemonia.
Si fanno tanti nomi di potenziali federatori – Bersani, Gualtieri, Manfredi, Gentiloni – ma si può improvvisare un candidato premier o sarebbe soltanto una “maschera”, una foglia di fico?
Ammesso che la nuova legge elettorale passi, è questa una domanda che ha avuto già in direzione la sua risposta. Non mi sembra peraltro che Elly Schlein voglia abdicare in alcun modo alla sua legittima ambizione cedendo ad altri la guida di un governo che sente già vicino, né di una coalizione che, come ha detto ieri, sempre andando a sentimento dice “competitiva e unita” come mai.
La posizione sull’Ucraina, la lettera sulla fine della cultura woke, la provocazione sul passo indietro di entrambi. Conte ha lanciato un’Opa ostile sull’elettorato Dem? Con possibilità di successo?
Che Conte rifiuti la condizione dell’alleato minore non è neppure il caso di ripeterlo. E neppure che ambisca a conquistare la guida del campo attraverso primarie. Visto che il voto dei suoi elettori passati non basta è del tutto evidente che punta a quell’elettorato che come partito ha scelto finora il Pd. Il successo è tuttavia altra cosa. Se quello di Schlein lo direi probabile, per Conte mi sembra più prudente dirlo possibile. Ma il rifiuto di riconoscere il primato del Pd in quanto partito più votato è di per sé per lui una vittoria, mentre per Schlein è comunque una sconfitta.
Tra poco ci sarà l’assemblea nazionale. Lei è favorevole o contrario alla proroga del mandato della segretaria che scadrà a marzo?
A guardare da fuori considerata la ristrettezza del tempo e incertezza sulla data del voto mi sembra inevitabile rinviare ogni scelta sulla leadership a dopo le elezioni.
Come valuta l’ipotesi di un secondo candidato Pd alle primarie? Schlein ha spostato troppo il partito a sinistra ed è venuta a mancare l’anima più centrista-riformista?
L’ipotesi della partecipazione di più candidati è strettamente dipendente dall’idea di primarie. Se, come Schlein pensa e va ripetendo, la competizione è chiamata a decidere chi sia il partito guida è inevitabile ci sia un candidato solo e almeno i suoi elettori stabili, di appartenenza o abitudine che siano, vengano mobilitati a sostegno del candidato ufficiale del partito. Non è la mia idea, ma è inevitabile. Peraltro anche Conte, nel suo viaggio di scoperta delle primarie alle quali era prima avverso, ha considerato legittimo che elettori del Movimento preferiscano per la guida del campo candidati diversi da lui, ma non invece nel suo partito candidature diverse dalla sua. Quanto alla presenza di altri candidati Pd che siano centristi o estremisti conta poco. Se le primarie sono ad un solo turno e per di più una competizione tra partiti, ogni candidato in più indebolisce il candidato unico del partito.
Conte chiede a Schlein di farsi garante di Renzi nella coalizione. Per lei l’ex premier deve stare dentro o o fuori?
È una richiesta che considererei meramente provocatoria e perciò irricevibile, come giustamente ha replicato Schlein. Ci vorrebbe pure che in una coalizione senza partito guida, come chiede Conte, esistessero invece partiti padrini e partiti figliocci. L’unico criterio di ammissione è a mio parere la condivisione di un progetto di una durata che vada almeno oltre la prossima legislatura. E una comune visione sulla collocazione dell’Italia nel mondo con tutto quello che questo comporta. Non basta essere contro Meloni e compagni, post fascisti o conservatori che siano. È su questo che la ipotetica coalizione per il governo è in enorme ritardo. Non nella definizione dell’elenco delle priorità programmatiche che sarebbe invece compito dei candidati alle primarie che considero ancora eventuali.
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