«Schlein favorita su Conte, ma gli elettori non vogliono i gazebo»
Il sondaggista di Noto vede le coalizioni appaiate attorno al 42%: senza ballottaggio, dice, la nuova legge elettorale «rischia di aumentare l'ingovernabilità».
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Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto, analizza lo scenario attuale spiegando che «Schlein sarebbe favorita alle primarie del Campo largo» ma «gli elettori di quei partiti non vogliono i gazebo» e sul centrodestra è netto: «Per la prima volta vediamo un calo nei consensi a Vannacci» ma «la sua presenza in coalizione potrebbe essere decisiva per la vittoria del centrodestra».
Direttore Noto, il Campo largo sembra avvicinarsi alle primarie: Schlein è favorita o Conte (o altri) possono insediarla?
Schlein è favorita, ma è anche una questione di tattica. Se si candidano solamente Conte e Schlein, la leader dem ha un bacino elettorale più vasto di quello che Conte, radicato a livello territoriale e sappiamo che le primarie sono voti logisticamente vicini anche ai vari potentati locali. E quindi Schlein potrebbe essere avvantaggiata. Se ci fosse un terzo candidato civico come Salis, e ne dubito perché in sostanza dovrebbe candidarsi per perdere, è chiaro che andrebbe a impattare nel bacino di Schlein e quindi la leader dem rischierebbe di più, sempre che non ci fosse il ballottaggio. In caso di doppio turno si potrebbe anche permettere di avere una terza candidatura e poi nel confronto a due con Conte ottenere i voti del terzo candidato.
Ma queste primarie alla fine si faranno o no?
Le do un dato. Abbiamo chiesto agli elettori del Campo largo se il candidato premier deve essere scelto con le primarie o con un accordo tra partiti in base a chi ha più voti. Gli elettori del Campo largo in questo momento non sono a favore delle primarie perché stanno percependo che producono conflittualità. E quindi anche se le primarie sono sempre state valorizzate da questo elettorato, è anche vero che quelle che hanno funzionato sono state sempre piuttosto “finte” nel senso che si conosceva già il vincitore. Chi le vorrebbe di più è chiaramente l’elettorato M5S, che però costituisce un quarto dell’intero bacino del Campo largo.
Il Pd, che alle Europee aveva ottenuto il 24%, sembra tornato attorno al 20%: potrebbe essere un problema per i dem?
Il problema è alla base: il Pd è nato proprio per non avere il pensiero unico, visto che è nato all’unione di un’area di sinistra con una di centro. Oggi ci accorgiamo che da una parte non avere il pensiero unico è un valore, dall’altro abbiamo un partito molto diviso al suo interno, dall’Ucraina al ddl antisemitismo. E questo nel lungo periodo crea problemi. All’inizio c’era una fascinazione verso Schlein e dunque l’onda emotiva ha prevalso sulla razionalità. Oggi dopo diversi anni di segreterai Schlein il Pd è tornato a dividersi. Ma l’elettorato del Pd è fedele e quindi può criticare il proprio leader ma non abbandona il partito. Altri elettorati prima criticano il leader, poi abbandonano il partito.
La legge elettorale arriva in Aula alla Camera: produrrà un vincitore o nessuno raggiungerà il premio di maggioranza?
I numeri non ci danno certezza di quello che può avvenire. Entrambe le coalizioni sono attorno al 42% e quindi non avendo previsto il ballottaggio può accadere di tutto. Potrebbero superarlo entrambe, una delle due oppure nessuna. È una legge elettorale fatta per aumentare la governabilità ma rischia di aumentare l’ingovernabilità. Avrebbe avuto senso con il ballottaggio, ma ad oggi senza il secondo turno tutte le ipotesi sono in campo.
Il centrodestra dipenderà dai voti di Futuro nazionale?
Senza Vannacci le due coalizioni sono più o meno alla pari. Se lo scenario elettorale rimane questo i due schieramenti se la giocheranno come fosse una finalissima. Se le elezioni fossero domani non riuscirei a puntare una fiche né a favore di uno né dell’altro. Bisogna capire se nel frattempo si crei o meno un accordo tra Futuro nazionale e centrodestra, magari su alcuni punti programmatici, con un passo indietro da parte di entrambi. Vannacci dovrebbe farsi un po’ meno destra e il centrodestra riuscire a legittimarne la presenza in base ai suddetti punti specifici. In questo caso allora la fiche la punterei sul centrodestra.
Ma Futuro nazionale si sgonfierà come prevede Meloni o continuerà a crescere?
Qui ci sono delle forti contraddizioni. Il primo dato è che dopo un anno di presenza di Vannacci nei sondaggi, per la prima volta la settimana scorsa abbiamo registrato un decremento del consenso a Fn. Finora c’era sempre stato un incremento. Il secondo punto è che da una parte Vannacci persegue una politica di destra estrema più che conservatrice, ma approcciando questi temi ha un bacino potenziale di crescita molto piccolo. Gli elettori che si dichiarano di destra in Italia sono il 7%. Per quanto possa coinvolgerlo, quello è. Dall’altra parte degli “acquisti” fatti da Fn negli ultimi mesi, molti provengono da Forza Italia, cioè da un’area moderata del centrodestra. E quindi anche lui si sta rendendo conto che se da un lato non può che posizionarsi sui temi della destra estrema, dall’altro sa che in termini di struttura del partito servono portatori di voti moderati più che estremi.
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