Il quadro cambia: Vannacci pesa ma non vale tutto
La partita dei sondaggi si sposta sempre più a destra.
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Futuro Nazionale si consolida intorno all’8%, ma il dato da leggere con attenzione non è soltanto la crescita del partito di Roberto Vannacci. È soprattutto il modo in cui questa crescita modifica gli equilibri dentro il centrodestra.
L’ultima rilevazione SWG per il Tg La7, condotta tra il 23 e il 28 settembre su 1.200 maggiorenni, conferma Fratelli d’Italia al primo posto con il 27,4%, in crescita di 0,3 punti. Il Pd scende al 20,6%, il M5S resta al 12,8%, mentre Futuro Nazionale è stabile all’8%. Seguono Forza Italia al 6,9%, Avs al 6,6% e Lega al 5,1%.
La fotografia dell’ultimo SWG
Partito | Consenso |
Fratelli d’Italia | 27,4% |
Partito Democratico | 20,6% |
M5S | 12,8% |
Futuro Nazionale | 8,0% |
Forza Italia | 6,9% |
AVS | 6,6% |
Lega | 5,1% |
Azione | 3,2% |
Italia Viva | 2,4% |
+Europa | 1,7% |
Noi Moderati | 1,0% |
Il dato di Vannacci è particolarmente significativo perché arriva dopo una lunga fase di crescita. SWG lo aveva già collocato all’8% nella rilevazione del 21 settembre; Piepoli, pochi giorni dopo, lo stimava al 7,5%, interpretando il primo arretramento come possibile stabilizzazione nella fascia 7-8%.
Dunque l’8% non può essere letto automaticamente come otto punti che si aggiungono al centrodestra.
È questo il punto politico centrale.
L’effetto Vannacci sugli alleati
La simulazione Izi citata nel sondaggio presentato a L’Aria che Tira è particolarmente utile perché consente di separare il peso elettorale di Futuro Nazionale dal suo contributo effettivo alla coalizione.
Secondo quella rilevazione, Futuro Nazionale sarebbe al 7,2% correndo da solo e al 6,4% nello scenario di coalizione. Il centrodestra passerebbe complessivamente dal 41,5% al 43,7%, con un incremento netto di 2,2 punti.
L’effetto della coalizione secondo Izi
Scenario | FdI | Lega | FI | Futuro Nazionale | Totale cdx |
Senza FN | 27,2% | 5,6% | 7,6% | — | 41,5% |
Con FN | 24,7% | 4,9% | 6,7% | 6,4% | 43,7% |
Variazione | -2,5 | -0,7 | -0,9 | +6,4 | +2,2 |
La matematica racconta quindi una storia diversa dallo slogan politico.
Vannacci porta voti, ma una parte dei suoi voti arriva dall’interno dello stesso centrodestra. Nella simulazione, FdI perderebbe 2,5 punti, la Lega 0,7 e Forza Italia 0,9. Il risultato complessivo della coalizione, tuttavia, aumenterebbe di 2,2 punti.
È proprio questa differenza tra consenso del partito e consenso aggiuntivo alla coalizione a rendere interessante la crescita di Futuro Nazionale.
FdI resta primo, ma la destra cambia fisionomia
Il quadro generale dei sondaggi mostra comunque che Fratelli d’Italia mantiene saldamente il primo posto. Nell’ultimo SWG il partito di Giorgia Meloni è al 27,4%, mentre il Pd si ferma al 20,6%. Il M5S resta al 12,8%.
Ma sotto questa fotografia apparentemente stabile si sta producendo un movimento interno al centrodestra.
La Lega, nello stesso sondaggio, scende al 5,1%. Forza Italia è al 6,9%. Futuro Nazionale, invece, è all’8%. Vannacci si trova dunque già davanti a entrambi gli alleati tradizionali nelle intenzioni di voto rilevate da SWG.
Non significa automaticamente che Futuro Nazionale disponga di un peso equivalente nella futura coalizione. Significa però che la sua dimensione elettorale è ormai abbastanza grande da modificare i rapporti di forza interni.
E questo spiega anche perché il tema dell’alleanza con Vannacci sia diventato uno dei nodi del centrodestra.
Il 42% diventa la soglia della partita
La questione assume una dimensione ulteriore se collegata al nuovo sistema elettorale. La soglia del 42% diventa infatti il punto intorno al quale si concentra la discussione sul premio di maggioranza.
Nella simulazione Izi, il centrodestra senza Futuro Nazionale si fermerebbe al 41,5%. Con il partito di Vannacci arriverebbe al 43,7%.
È una differenza di appena 2,2 punti, ma politicamente può assumere un peso molto maggiore della percentuale ottenuta dal singolo partito.
Da qui nasce il paradosso di Vannacci: più che la sua percentuale assoluta, conta la quantità di consenso realmente aggiuntiva che riesce a portare nella coalizione.
Se una parte consistente degli elettori di Futuro Nazionale proviene da FdI, Lega e Forza Italia, l’effetto sulla coalizione è inevitabilmente più contenuto. Se invece il partito riesce a intercettare elettori esterni al perimetro del centrodestra, il suo peso cresce anche in termini di risultato complessivo.
Il centrosinistra osserva e prova a costruire il campo largo
Dall’altra parte, il quadro non è meno complesso.
Il Pd resta secondo partito ma nell’ultima rilevazione SWG perde 0,2 punti e scende al 20,6%. Il M5S è stabile al 12,8%, mentre Avs sale al 6,6%.
Il problema del centrosinistra non è quindi soltanto la somma delle singole percentuali. È la costruzione di un perimetro elettorale sufficientemente largo e, soprattutto, la capacità di tenere insieme forze con posizioni differenti.
Le rilevazioni di settembre mostrano infatti una competizione nella quale nessuno dei due schieramenti può essere letto semplicemente attraverso il dato del primo partito. La dimensione delle coalizioni e la capacità di aggregazione diventano decisive.
Vannacci, dunque, pesa. Ma il 7-8% non è tutto “nuovo centrodestra”
È questo il punto che emerge incrociando le diverse rilevazioni.
Futuro Nazionale è ormai una forza dell’ordine dell’8% nei sondaggi più recenti, ma non tutto quel consenso rappresenta automaticamente un incremento del centrodestra. L’Izi, nello scenario specifico, quantifica in 2,2 punti il contributo netto alla coalizione.
La differenza è sostanziale.
Per Vannacci significa poter rivendicare un peso politico crescente. Per Meloni significa, contemporaneamente, avere davanti un potenziale alleato e un concorrente per una parte dello stesso elettorato.
Per Lega e Forza Italia la questione è ancora più delicata, perché il confronto avviene con una formazione che nei sondaggi attuali si colloca davanti a entrambe.
La vera domanda, quindi, non è se Vannacci pesi. I numeri dicono di sì. La domanda è quanto del suo consenso sia realmente aggiuntivo.
Ed è qui che il 42% diventa il numero da tenere sotto osservazione. Non perché l’8% di Futuro Nazionale si trasformi automaticamente in altrettanti punti per la coalizione, ma perché anche una quota molto più piccola può diventare politicamente rilevante se consente di superare una soglia decisiva.
In altre parole: Vannacci può essere determinante senza essere indispensabile nella misura che rivendica. I sondaggi, almeno per ora, descrivono una forza in crescita e contemporaneamente una forza che redistribuisce consenso all’interno della destra.
La partita è ancora aperta e le rilevazioni restano fotografie del momento, soggette a margini di errore e a cambiamenti nelle intenzioni di voto. Ma una cosa è ormai evidente: il centrodestra deve fare i conti con Vannacci, e Vannacci deve fare i conti con la matematica del centrodestra.
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