Segre chiede unità, il Pd si spacca
L’appello di Segre all’unità divide i dem, pronti a votare contro il testo già approvato dal Senato.
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La senatrice a vita invoca un voto unanime sul ddl antisemitismo, ma i dem alla Camera si preparano a votare contro il testo già approvato dal Senato. È l’ennesimo cortocircuito di un partito che, anche su una battaglia che dovrebbe essere comune, non riesce a trovare una linea condivisa.
Segre lo dice senza giri di parole: l’antisemitismo è un veleno che inquina la democrazia e la lotta contro questo fenomeno non può diventare una bandiera di parte. Per questo chiede a tutti i partiti «un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità», accettando, se necessario, una modifica al testo pur di arrivare a un’approvazione trasversale.
Ma il Pd resta sulla linea del muro contro muro. In commissione Giustizia i dem si sono astenuti e hanno fatto sapere che, senza modifiche, in Aula voteranno contro. Una posizione che stride con quella dei sei senatori riformisti del Pd, guidati da Graziano Delrio, che a Palazzo Madama avevano invece votato a favore del provvedimento.
E mentre il partito si divide, Piero Fassino invita i gruppi parlamentari ad ascoltare Segre e ad accogliere il suo appello. Chiara Braga, invece, lega l’eventuale convergenza a una modifica del testo che chiarisca esplicitamente la libertà di criticare le politiche del governo israeliano.
Il paradosso è evidente: Segre tende la mano, una parte del Pd la raccoglie, un’altra prepara il voto contrario. E così una legge contro l’antisemitismo rischia di diventare l’ennesimo terreno di scontro interno al centrosinistra.
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