Assalto al Csm: gli indipendenti sfidano le correnti
Mentre i gruppi dominanti si organizzano, cresce una rete di magistrati che rivendica candidature libere da vincoli e l’obiettivo dell’autoriforma.
In evidenza
Candidature dal basso, che mettono al centro i contenuti, per combattere le degenerazioni correntiste. Mentre i “pezzi grossi” delle tradizionali nomenclature associative – figure con alle spalle lunghe militanze e un passato ai vertici dell’Anm – si muovono per blindare i posti nel prossimo Consiglio superiore della magistratura, dal basso monta un’onda anomala che rischia di far saltare i vecchi equilibri. Con una serie di candidature indipendenti che mirano non a negare il ruolo dei gruppi associativi, ma a valorizzare proposte fondate su capacità, indipendenza, trasparenza e impegno professionale, libere da vincoli di mandato e da condizionamenti esterni. Un mondo che si muove fuori dagli schemi delle correnti della magistratura e che ha deciso di dire no alle logiche di appartenenza.
Il terremoto parte da Milano, un distretto che storicamente anticipa i trend della politica giudiziaria. L’obiettivo è scardinare i vecchi rituali attraverso un modello innovativo: non più gruppi blindati, ma una “rete” aperta. Un percorso che punta a mettere assieme i 9mila magistrati italiani – «un grande paesone dove ci conosciamo tutti», dicono alcuni esponenti della rete – non sotto una bandiera correntizia, ma attorno a contenuti forti legati all’autogoverno. La filosofia è semplice: schierarsi sui temi e mantenere una totale indipendenza d’azione una volta entrati al Consiglio.
Non si tratta di una scommessa al buio: l’esperienza dell’indipendente Roberto Fontana nel Csm attuale e le esperienze aggregative maturate a Milano rappresentano, per i magistrati aderenti, rappresentano il punto di partenza. La stessa impostazione ha già trovato una significativa conferma nelle recenti esperienze elettorali milanesi, a partire da quella del Consiglio giudiziario e delle elezioni della Giunta esecutiva sezionale dell’Anm di Milano, dove candidature non espressione delle tradizionali correnti associative hanno ottenuto un ampio consenso. Esperienze diverse tra loro, ma accomunate dall’idea che sia possibile costruire percorsi fondati sui contenuti, sulla partecipazione e sul coinvolgimento diretto dei magistrati, al di là delle appartenenze organizzate.
È proprio da queste esperienze che si è progressivamente sviluppata una rete di confronto sempre più ampia, capace di coinvolgere magistrati provenienti da uffici, territori e sensibilità differenti e di promuovere iniziative comuni sui temi dell’autogoverno, della trasparenza e dell’organizzazione giudiziaria. Ed è proprio da questo laboratorio che è partita la spinta. Durante un’affollata assemblea nel capoluogo lombardo, lo scorso 8 giugno, cinquanta magistrati hanno lanciato la candidatura di Roberta Amadeo per il Collegio nord (procure). Sostituto procuratore a Milano, specializzata in diritto penale dell’economia e con riconosciute competenze in materia ordinamentale e anni passati a conoscere da vicino le diverse realtà giudiziarie del distretto, Amadeo incarna il volto di questa alternativa.
Negli ambienti della magistratura la sua candidatura viene considerata particolarmente competitiva e capace di raccogliere consensi ben oltre i tradizionali confini associativi. Una prospettiva che suscita attenzione e qualche preoccupazione tra i gruppi associativi più strutturati. Ma la sfida al vecchio associazionismo non si ferma alle procure. A scendere in campo sono anche Angelo Mambriani, già presidente sezione del tribunale delle imprese di Milano, e Giovanni Nardecchia, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione per la legittimità.
Una candidatura, quest’ultima, sostenuta da un manifesto firmato da 200 magistrati. Da quel documento emerge, con chiarezza, lo slogan di sintesi: superato il referendum, adesso l’autoriforma del Csm, con l’eliminazione in radice dei problemi che lo riguardano, «è compito nostro». Perché la vittoria del No «non autorizza la magistratura ad alcuna rimozione dei problemi», ma impone «di affrontare senza ambiguità le criticità che da troppo tempo segnano il sistema giustizia e di dare più solida attuazione ai principi costituzionali di autonomia e indipendenza – anche interna – della magistratura».
Perché se è vero che la magistratura non è più quella degli scandali del 2019, è vero anche che molte criticità – come quelle che riguardano le nomine – sono lontane dalla soluzione. Non a caso al centro del programma ci sono «i temi del governo autonomo, della trasparenza delle nomine, della riduzione degli spazi di discrezionalità e della necessità di promuovere processi di autoriforma della magistratura». La “rete” dovrà anche fungere da “cane di guardia” dell’organo di autogoverno, perché «la partecipazione attiva della base alla vita associativa e il costante controllo sulle scelte di chi riveste compiti istituzionali nel circuito dell’autogoverno costituiscono il migliore antidoto alle degenerazioni che tanti danni hanno prodotto alla magistratura».
Il confronto è avvenuto nei giorni scorsi, in una serie di riunioni durante le quali è emerso anche un diffuso riconoscimento nei confronti di Fontana per il metodo adottato, le iniziative e le modalità di comunicazione e confronto con i colleghi. Un modello da replicare, questo il leitmotiv, tanto che anche Magistratura democratica, almeno nel distretto milanese, sarebbe disposta a supportarlo per raggiungere gli obiettivi condivisi di riforma del Csm.
Ma Milano non rappresenta l’unico caso: il processo è in fieri. Anche in Veneto il dibattito è aperto e il 16 giugno circa 40 magistrati si sono incontrati virtualmente per discutere delle elezioni di ottobre. Dall’incontro è nata la proposta di candidatura di Pier Paolo Lanni, giudice del Tribunale di Verona, che si è detto disponibile a proseguire il confronto nel solco del percorso avviato a Milano. E adesso potrebbero aggregarsi altri magistrati al Sud.
Nel prossimo mese e mezzo, quando scadranno i termini per le candidature, il movimento potrebbe montare: il percorso è aperto infatti anche ad altri magistrati, che con le loro proposte potranno contribuire dal basso al rinnovamento del Csm. La vera novità è proprio questa: una magistratura diversa, che rifiuta l’autobavaglio culturale e chiede forme di rappresentanza moderne e trasparenti. Per uscire, finalmente, dalle vecchie liturgie di corrente e restituire centralità al merito, all’organizzazione degli uffici e ai contenuti. La sfida ai plenipotenziari delle correnti è aperta.
Altre Notizie della sezione
Bonelli frena sulle primarie
08 Settembre 2026Il co-portavoce di Europa Verde detta il percorso del centrosinistra: intesa politica prima della scelta del candidato. «Possiamo intercettare il malessere».
Al campo largo servirebbero primarie per decidere come fare le primarie
07 Settembre 2026L'ultimatum di Giuseppe Conte al Partito Democratico evidenzia lo scontro interno al centro-sinistra per la scelta del candidato premier del "campo largo"
Fenomeno Vannacci nasce dal fallimento Governo Meloni
04 Settembre 2026Conte alla Festa dell’Unità di Genova.
