«Il ballottaggio serve. Primarie a sinistra? Non c’è altra strada»
Parla Stefano Ceccanti, ex senatore dem, costituzionalista e presidente di Libertàeguale.
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Professor Ceccanti, la legge elettorale entra nel vivo con la discussione in commissione e poi l’approdo in Aula: la convince il testo di cui si sta discutendo?
Varie cose non convincono, ma soprattutto una, la più importante. Si è partiti dall’idea che la legge Rosato, a netta dominante proporzionale, conducesse a un pareggio, non governabile in Parlamento con intese post elettorali sostanzialmente impossibili per la distanza polemica tra le coalizioni. Il 2022 fu una parentesi perché c’era un’unica coalizione forte e tre spezzoni divisi contro di essa. Tuttavia abbiamo ora un sistema con un premio a turno unico che scatta solo se si raggiunge il 42% , ma così c’è l’altissima probabilità che nessuno lo superi riproducendo esattamente quello scenario che si voleva evitare. Avremmo perso inutilmente mesi in una specie di surplace. Forse converrebbe ripensarci bene prima di fare questo grave errore.
Lei si è prodigato negli scorsi mesi per l’introduzione delle preferenze, tema sul quale il governo è perfino andato sotto alla Camera: pensa che la questione produrrà ancora divisioni?
Premesso che non è questo il punto più importante e che preferisco sempre i collegi uninominali, la soluzione trovata coi capilista bloccati ha una serie di problemi perché di fatto consente le preferenze solo nei grandi partiti, e poi le norme sulla parità di genere sono debolissime. Il punto però è come far votare la soppressione delle liste bloccate a un Parlamento eletto a sua volta con le liste bloccate.
Cioè?
Se si fa una legge condivisa si può riuscire ad arginare la ribellione di chi teme di non essere rieletto, ma se ci si divide, come è accaduto, a quel punto diventa difficile evitare compromessi di basso profilo perché le soluzioni più radicali finirebbero per essere rifiutate, bocciando l’intera legge. Il punto è che sin qui in Parlamento nessuno ha lavorato per una legge condivisa, nonostante le significative adesioni all’appello bipartisan che abbiamo promosso con Libertà Eguale e Magna Carta.
Un altro tema a lei caro è il ballottaggio, che ora parte della maggioranza vorrebbe introdurre: perché lo ritiene importante?
Siccome non possiamo dare un premio eccessivo in un solo turno di voto e le coalizioni odierne sono soggette con tutta probabilità a un’erosione, a destra già visibile ora, ma rischia anche la sinistra con nuove liste di protesta, il ballottaggio resta la via maestra per riconvocare tutti gli elettori e far prendere a loro la decisione che i partiti dopo il voto non sarebbero in grado di assumere.
Anche da sinistra spesso si voleva il doppio turno, ma ora il Pd è contrario: come si può affrontare il tema da sinistra?
Il punto non è la destra o la sinistra. Le due volte in cui si è tentata un’intesa bipartisan, alla Commissione D’Alema e nel gruppo di esperti del Governo Letta, si è pensato sempre a un ballottaggio nazionale perché esso è la vera alternativa sia alla paralisi post-elettorale in Parlamento sia ai sistemi a turno unico che portano a coalizioni eterogenee per vincere ma che poi non riescono a governare. Il cosiddetto campo largo crede ora di essere in vantaggio col turno unico, ma l’elettorato è molto fluido e i distacchi sono comunque minimi. Non si può essere schiavi dell’ultimo sondaggio, ma ci si deve basare su una logica di sistema, che, sulla scorta delle elaborazioni comuni del passato, porta dritti al ballottaggio.
Tra gli emendamenti ci sono quelli sul premio di maggioranza: che ne pensa?
L’assegnazione del premio al primo turno dovrebbe essere resa più difficile, esattamente come avviene per i Comuni, per sfuggire alla tentazione di imbarcare subito tutti solo in negativo, contro l’altro schieramento. A differenza dei comuni, come già ben motivato dalla commissione dei 42 esperti bipartisan del Governo Letta, le coalizioni dovrebbe restare quelle del primo turno senza possibilità di apparentamenti ulteriori. Per rispondere alle motivazioni della sentenza Italicum, le quali richiedono una significativa rappresentatività delle coalizioni del primo turno, occorre una soglia del 38 per cento dei voti, con la quale la partenza in seggi per il ballottaggio sarebbe già del 40 per cento dei voti e quindi il premio finale, arrivando al 55, non sarebbe superiore al premio.
Eppure ci sono state critiche…
Molte delle critiche formulate nelle audizioni alla Camera rispetto al primo testo depositato, che comprendeva il ballottaggio, erano dovute al fatto che quel testo partiva solo da una soglia del 35 per cento dei voti. Se avesse voluto davvero tener conto di quelle critiche, la maggioranza non avrebbe dovuto sopprimere il ballottaggio, con un evidente eccesso di zelo, ma rialzare la soglia. Se solo la prima coalizione superasse il 38 le si potrebbe dare il premio al primo turno purché avesse ottenuto il 42.
E su quello che vorrebbe limitare la possibilità di modifica della legge elettorale?
Posto che vincoli efficaci si possono solo mettere in Costituzione, altrimenti sono superabili da legge ordinarie future, la migliore garanzia è politica, è adottare una soluzione che tenga in termini di sistema. Esattamente come per i Comuni, dove le norme fondamentali sono ancora quelle varate in modo bipartisan nel 1993. C’è ancora qualche giorno per riflettere, speriamo che questo tempo non sia sprecato. Noi intanto continuiamo a raccogliere le adesioni all’appello sul ballottaggio.
C’è un problema ballottaggio anche per le possibili primarie del Campo largo?
Quelle primarie sono obbligate perché non c’è altro modo condiviso per la leadership. La coalizione ha vari potenziali candidati per cui non si potrebbe permettere una selezione con una maggioranza ristretta. Peraltro è anche giusto che candidati diversi possano contarsi senza la forzatura della richiesta di un voto utile. Quindi per ragioni analoghe alla legge elettorale anche qui il ballottaggio è la soluzione migliore. Anche per questo sconsiglierei agli esponenti del centrosinistra di demonizzarlo ora al Senato per richiederlo tra qualche giorno nella coalizione.
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