Anno: XXVIII - Numero 163    
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Il vuoto antisistema aspetta ancora il suo leader

Il malore di Di Battista riapre l’interrogativo su una nuova forza alla sinistra del Campo Largo.

Il vuoto antisistema aspetta ancora il suo leader

È difficile capire quali siano le condizioni reali di Alessandro Di Battista nell’ospedale dell’Avana, se gravi o molto gravi oppure se si possa parlare di scampato pericolo. Ancor più difficile, di conseguenza, ipotizzare come il giornalista ex dirigente del M5S uscirà dalla malattia ignota che lo ha colpito. Tutti, anche i nemici politici, gli augurano una pronta guarigione e lo fanno sinceramente. Nessuno dotato di elementare coscienza potrebbe non auspicare la salvezza e la piena ripresa di un uomo ancora molto giovane e con figli piccoli.

Le reazioni alla notizia del suo malore sono però indicative su un un piano meno personale e più politico. In buona parte ha certamente giocato una diffusa partecipazione emotiva del tutto giustificata dalle circostanze: il malore improvviso, il ricovero in una località molto distante, l’incertezza e anzi un certo mistero sulle cause del ricovero. Altrettanto di certo hanno inciso elementi biografici: la giovane età, la trasparenza dell’uomo, che nessuno, neppure i critici più acerrimi, ha mai potuto sospettare di doppiezza, interessi privati o disponibilità al compromesso. Alessandro Di Battista è l’ultimo grillino. Il solo che, a contatto con il potere, non si sia piegato alle logiche ciniche della politica reale, uno dei pochissimi a credere ancora nel miraggio di cui furono profeti Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Se qualcosa racconta lo spontaneo moto di partecipazione e simpatia intorno a Dibba, al di là del pur essenziale fattore di partecipazione umana, è che quel miraggio, la promessa di una politica depurata da giochi di potere e logica imperiosa delle “compatibilità”, è ancora in grado di mobilitare molti cittadini e potenziali elettori. Che proprio Di Battista abbia accarezzato e probabilmente ancora accarezzi l’ipotesi di dar vita lui a una formazione politica in grado di raccogliere quei consensi è certo: troppe e provenienti da troppe fonti sono le voci in proposito per derubricarle a pettegolezzi del tutto privi di fondamento. Una decisione però “Dibba” non la ha ancora presa e che possa tentare una simile impresa ora è ancora più incerto.

Certo, solo una rapida e completa ripresa gli permetterebbe di affrontare una missione tanto gravosa e faticosa quanto il dar vita dal nulla a un nuovo partito. Ma comunque vadano le cose ora, il punto centrale è che quel vuoto politico esiste e continuerà probabilmente anche dopo le prossime elezioni, chiunque ne esca vincitore. Ma una delle poche regole della politica che si avvicinano a una vera e propria “legge” è che quando si determina un vuoto prima o poi, ma di solito più prima che poi, arriva qualcuno a colmarlo. Ne sa qualcosa Giorgia Meloni. La leader di FdI ha una marcata idiosincrasia per l’esistenza di forze competitive con suo partito a destra. Per questo, negli anni di governo, ha metodicamente cercato di depotenziare l’offerta politica di Salvini, senza mai concedergli risultati anche solo di bandiera tali da accreditarlo come suo competitor sul fronte destro.

È stato un calcolo miope. L’operazione della premier è riuscita. Costretta puntualmente a ingoiare scelte opposte alle proprie richieste, con un leader costretto ad abbaiare senza mai poter mordere, la Lega ha perso gran parte del suo appeal come forza nazionale di destra radicale, la carta sulla quale aveva puntato Salvini e che gli aveva permesso prima di salvare una Lega agonizzante e poi di raggiungere risultati tanto clamorosi quanto effimeri. Con il declino del Carroccio, auspicato e in un certo senso provocato dalla premier, si è aperto però un vuoto politico di cui sta approfittando un leader improbabile, sino a un paio d’anni fa assolutamente sconosciuto, come Roberto Vannacci.

Per evidenti motivi, il momento più adatto per offrire un referente politico a quell’area elettorale in cerca d’autore è quando la parte politica di riferimento di maggior riferimento è al governo. Non si tratta di una condizione ferrea ma va da sé che le inevitabili delusioni provocate dagli obblighi di governo danno sempre una bella spinta. Se il Campo Largo vincerà le elezioni dovrà prevedere la nascita di una forza antisistema proveniente dalla stessa area. Se poi a guidarla sarà Alessandro Di Battista si vedrà.

Di Paolo Delgado su Il Dubbio

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