Anno: XXVIII - Numero 149    
Venerdì 31 Luglio 2026 ore 13:30
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Prosegue il botta e risposta a distanza tra Beppe Grillo e M5s.

Grillo rilancia il caso Draghi con un video, Conte replica: nel M5S continua lo scontro sulla memoria e sull'identità politica.

Prosegue il botta e risposta a distanza tra Beppe Grillo e M5s.

Oggi l’ormai ex Garante replica di fatto a Giuseppe Conte – che ieri aveva risposto alle bordate sulla ‘deriva’ del Movimento ricordando che proprio Grillo aveva ‘sbandato’ addirittura qualificando Mario Draghi come ‘grillino’ di complemento – postando un breve video del gennaio 2022 in cui Conte diceva “nessuno si permetta di dire che il Movimento dice no a Draghi.

Il Movimento dice si’ a Draghi, l’ha detto quasi un anno fa quando il Paese era in ginocchio e oggi che la nave e’ ancora in tempesta il Movimento dice si’ a Draghi, anzi rafforza il suo si'”. “Sblocchiamo un ricordo”, il laconico commento di Grillo che accompagna il post su X.

Come nei momenti più luminosi della storia recente, torna a grande richiesta la coppia Draghi-Grillo. I due arzilli trapassati della politica hanno ripreso ad agitarsi in stereo.

Il primo, già sherpa deluso della Meloni, s’è buttato sulla Schlein e, oltre a sferzare l’Ue nei giorni pari e a scuoterla nei dispari, fa cose e vede gente.

Il secondo dice che i 5Stelle, da quando gl’iscritti l’hanno licenziato con un bel Vaffa, “pensano alle poltrone” e han perso “l’identità e la diversità”. Le poltrone sono gli stessi scranni parlamentari cui li candidò lui nel 2013 e nel 2018, con la differenza che non hanno posti di potere (stanno all’opposizione).

Quanto all’identità e alla diversità, le hanno mantenute continuando a non rubare, a ridursi lo stipendio e a battersi per i valori che il Grillo delle origini, quello vero, aveva loro insegnato con Casaleggio sr., infatti hanno sempre tutti i poteri contro.

Lui invece, non contento di averli suicidati nel 2021 conficcandoli nel governo del “grillino Draghi” e del “supremo Cingolani”, s’era fatto assumere dal M5S in nome dell’identità e della diversità per 300 mila euro e più l’anno in cambio di “consulenze di comunicazione”, cioè di insulti, per la gioia dei giornali padronali che di punto in bianco lo riabilitarono.

E ora riesumano pure Toninelli (a quando Favia?) e tifano per un ridicolo “asse Grillo-Di Battista”, cioè fra chi issò il banchiere a Palazzo Chigi e chi lasciò il M5S proprio per quel motivo.

Conte gli ha ricordato la disastrosa conversione al draghismo del febbraio 2021, che lasciò la Meloni sola all’opposizione e le tirò la volata per Palazzo Chigi.

E Grillo ha risposto con un video del 26.1.2022 per “sbloccare un ricordo”, cioè per far apparire Conte come l’autore di quella scelta. Il video, in cui Conte dice “il M5S non dice no a Draghi, ma gli dice sì per il governo” è una truffa, perché risale a un anno dopo e riguarda l’elezione del presidente della Repubblica.

SuperMario, dopo mesi di fallimenti (dal Green Pass alla schiforma Cartabia), s’è già stufato di Palazzo Chigi e traffica per salire al Quirinale.

Conte, chiamato da Grillo in febbraio a guidare il M5S, poi insultato per tutta l’estate e infine eletto leader il 6 agosto senza stipendio per 15 mesi, riunisce gli organismi del M5S.

I quali, unanimi, decidono che Draghi resti al governo per evitare un’altra crisi al buio in piena pandemia (come quella di Renzi un anno prima). Di Maio se ne infischia e promette al premier […] decine di voti che non ha  […]

Grillo invece condivide il no a Draghi, che lo fa chiamare persino da Prodi per fargli cambiare idea alle spalle di Conte.

A quel punto si rende conto di chi sia Draghi e di come l’abbia preso in giro per mesi con telefonate, incontri e blandizie via sms in cui sparlava con lui di Conte e lo invitava a seguire gli scissionisti. E racconta tutto all’amico De Masi, a Conte, a diversi parlamentari e poi al pubblico dei suoi show teatrali.

Siccome tutta la stampa padronale vuole Draghi al Quirinale e, tanto per cambiare, lincia il M5S un giorno sì e l’altro pure accusandolo di voler rovesciare il governo, Conte fa quella dichiarazione per diffidare i media dal falsificare la sua linea: sono Draghi e i suoi fan a mettere in pericolo il governo, che cadrebbe subito col trasloco del premier al Colle senza un candidato autorevole per guidare al posto suo un’Armata Brancaleone che va dal M5S al Pd, da B. a Salvini, da Calenda a Renzi.

Quindi dice no a Draghi al Colle perché continui a governare, visto che l’emergenza usata da Mattarella, Draghi&C. l’anno prima per impedire le elezioni anticipate (che avrebbero portato i giallorossa guidati da Conte a stracciare le destre) è tutt’altro che finita e i 5Stelle si svenarono (“abbiamo perso 40 parlamentari”) per dare la fiducia al governo Dragrillo. Già, perché sarebbe bastato il no di Grillo per far saltare l’ammucchiata di Draghi e ridare la parola agli elettori dopo il golpetto renziano.

Sblocchiamo un altro ricordo: la sera del 2.2.2021 Mattarella comunica di aver convocato Draghi per l’indomani, anche se M5S, Pd e Sel gli hanno appena detto: “O Conte 3 o elezioni”.

Di Maio, riunito con Bonafede, Fraccaro e Patuanelli, dà la linea: “Draghi lo ammazziamo in Parlamento”. Fraccaro alle 23.28 twitta: “Siamo sempre stati chiari dicendo che il M55 avrebbe sostenuto solo un esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo”.

Idem la Dadone, Di Battista, Toninelli e il leader reggente Crimi (“Non sosterremo Draghi”. L’indomani Draghi, uscito dal Quirinale, vede i presidenti delle Camere, Casellati e Fico.

Il quale ha appena sentito Grillo, trovandolo stranamente aperturista e ansioso di parlare col sempre detestato banchiere. Così Fico dà a Draghi i numeri di Grillo. Poi Draghi riceve Conte, che rifiuta ogni incarico di governo, inclusi gli Esteri. Ma nei 5Stelle non ha voce in capitolo, non essendo neppure iscritto.

L’unica sua ansia è tenere uniti i giallorosa (“io ci sarò sempre”) e non apparire un “ex” animato da rancori, anche se precisa che “le urgenze del Paese non possono essere lasciate ai tecnici”. Intanto Draghi intorta Grillo, che intorta i parlamentari (“Draghi mi è parso uno di noi”) e poi gli iscritti alla piattaforma Rousseau.

Si cala le brache sui ministeri-bandiera della Giustizia e del Lavoro. Salva gli Esteri per Di Maio. Piazza all’Ambiente (anzi, al “Superministero della Transizione Ecologica”, hai detto niente!) il premio Attila Cingolani, pure lui spacciato per “grillino”.

E fa espellere i 20 deputati e 21 senatori che, fedeli all’identità 5Stelle, non votano la fiducia. È il 17.2.2021. Draghi inizia a eliminare uomini e conquiste dei governi Conte e il M5S precipita nei sondaggi. Il 22.2.2021 Grillo e gli altri big implorano Conte di prendere la guida dei 5Stelle per resuscitarli. Così, tanto per sbloccare un altro ricordo.

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