Anno: XXVIII - Numero 144    
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I COMMERCIALISTI TENTANO LO SCIPPO DELLE COMPTETENZE

La riforma riaccende il conflitto con i Consulenti. Botta e risposta durissimo tra le due categorie professionali.

I COMMERCIALISTI TENTANO LO SCIPPO DELLE COMPTETENZE

La riforma dell’ordinamento dei dottori commercialisti riapre una delle dispute più longeve tra le professioni ordinistiche italiane. Il via libera della Commissione Giustizia della Camera agli emendamenti al disegno di legge delega ha infatti acceso un duro confronto tra il Consiglio nazionale dei commercialisti e quello dei consulenti del lavoro sul riconoscimento dell’«ambito giuslavoristico» tra le attività tipiche della categoria dei commercialisti. Una formulazione che per il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti rappresenta il semplice riconoscimento di una realtà professionale consolidata da decenni, mentre per i consulenti del lavoro rischia di generare un pericoloso equivoco sulle competenze e sui confini delle professioni regolamentate.

A poche ore dall’approvazione degli emendamenti è arrivata la dura presa di posizione del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro guidato da Rosario De Luca. La categoria invita a riportare il confronto «entro il corretto perimetro giuridico», sostenendo che il riferimento all’ambito giuslavoristico non possa in alcun modo essere interpretato come l’introduzione di una nuova figura professionale o come un ampliamento delle competenze attribuite ai commercialisti. Secondo i consulenti, infatti, il sistema delle professioni ordinistiche è disciplinato da norme precise e le attività riservate possono essere attribuite o modificate soltanto attraverso specifiche disposizioni di legge, non mediante formule descrittive inserite in una riforma ordinamentale. In sostanza, il Consiglio nazionale ritiene che l’espressione utilizzata dal legislatore abbia un valore esclusivamente descrittivo e non possa produrre effetti giuridici sulle competenze professionali.

Ma la nota dei consulenti del lavoro va ben oltre la ricostruzione tecnica della vicenda e assume toni particolarmente duri nei confronti della categoria dei commercialisti. «È comprensibile che la grande ambizione di taluni organi di rappresentanza dei dottori commercialisti sia fare i consulenti del lavoro. È una naturale aspirazione che testimonia il prestigio raggiunto dalla nostra categoria. Ma la professionalità non si acquisisce per imitazione, cambiando il proprio nome, o con sterili formule di stile», afferma il Consiglio nazionale, rivendicando il ruolo svolto quotidianamente dalla categoria nell’assistenza alle imprese e ai lavoratori. I consulenti ricordano infatti di seguire oltre dieci milioni di lavoratori e circa un milione e ottocentomila imprenditori, occupandosi della gestione dei rapporti di lavoro, degli adempimenti previdenziali, della contrattazione, delle assunzioni e dei licenziamenti, in un settore considerato tra i più complessi dell’intero ordinamento italiano. «Le professioni si fondano sulle competenze e sulle capacità, non sulle definizioni. E le competenze si conquistano con lo studio, la specializzazione e l’esperienza, non con un semplice richiamo lessicale in una disposizione normativa», conclude la nota.

Di segno opposto la posizione del Consiglio nazionale dei commercialisti. Per il presidente Elbano De Nuccio il riconoscimento dell’ambito giuslavoristico non introduce alcuna nuova competenza né invade il campo di altre professioni, ma prende semplicemente atto di un’attività che migliaia di commercialisti svolgono da sempre nell’interesse delle imprese e dei lavoratori. «Il riconoscimento dell’ambito giuslavoristico tra le attività tipiche dei commercialisti non crea nuove competenze, ma restituisce dignità normativa al lavoro che decine di migliaia di professionisti svolgono ogni giorno con competenza, responsabilità e dedizione al fianco di imprese e lavoratori», afferma De Nuccio. Secondo il presidente dei commercialisti, il Parlamento ha semplicemente riconosciuto una realtà consolidata, offrendo maggiore certezza giuridica a competenze storiche della professione nel campo del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti sottolinea inoltre che la riforma affronta numerosi altri aspetti destinati a incidere profondamente sull’organizzazione della professione. Tra le principali novità figurano l’aggiornamento dei parametri per la determinazione dei compensi professionali, la razionalizzazione del sistema delle specializzazioni per evitare la proliferazione di registri e sotto-albi, una revisione della disciplina delle incompatibilità ispirata ai principi della normativa europea, nuove regole sulla governance degli Ordini territoriali e una disciplina più flessibile delle procedure elettorali, demandata ai decreti legislativi attuativi. Per i commercialisti il testo rappresenta il risultato di un lungo confronto con Parlamento e Governo e punta a modernizzare una professione chiamata a confrontarsi con le trasformazioni dell’economia e del mercato.

Al di là delle contrapposte interpretazioni giuridiche, la vicenda riporta al centro una rivalità che accompagna da molti anni il mondo delle professioni. Commercialisti e consulenti del lavoro operano infatti spesso sugli stessi tavoli aziendali e condividono alcuni ambiti di attività, pur mantenendo competenze specifiche definite dalla legge. È proprio questa zona di confine, nella quale si intrecciano consulenza fiscale, societaria, previdenziale e del lavoro, ad alimentare periodicamente tensioni tra le due categorie. Per i consulenti il rischio è che il nuovo testo possa essere utilizzato per sostenere un’estensione delle competenze dei commercialisti; per questi ultimi, invece, la riforma non modifica gli equilibri esistenti ma riconosce formalmente attività già esercitate da decenni.

Lo scontro è destinato a proseguire anche nelle prossime settimane, perché il disegno di legge dovrà completare il suo percorso parlamentare prima dell’approvazione definitiva. Successivamente sarà il Governo, attraverso i decreti legislativi previsti dalla delega, a definire nel dettaglio il nuovo ordinamento professionale. È proprio in quella fase che si comprenderà se il riconoscimento dell’ambito giuslavoristico resterà una semplice affermazione di principio, come sostengono i consulenti del lavoro, oppure diventerà uno dei pilastri della futura identità professionale dei commercialisti. Nel frattempo il confronto tra le due categorie appare tutt’altro che chiuso e lascia intravedere una nuova stagione di tensioni su competenze, funzioni e ruolo delle professioni nell’assistenza alle imprese italiane.

 

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