No ai condoni della scienza
Riabilitare i medici no vax mina credibilità, responsabilità e fiducia. I dubbi del Quirinale sono pienamente condivisibili.
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Ci sono decisioni politiche che possono dividere. E ce ne sono altre che rischiano di incrinare un principio essenziale: la credibilità delle istituzioni. La riabilitazione dei medici radiati per aver violato gli obblighi vaccinali durante la pandemia appartiene a questa seconda categoria.
I dubbi espressi, sia pure con la consueta discrezione istituzionale, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella meritano di essere ascoltati. Non perché il Quirinale entri nel merito delle scelte politiche del Parlamento, ma perché richiama un principio fondamentale: la legge deve essere coerente con i valori costituzionali della tutela della salute e con il rispetto delle regole che lo Stato si è dato nei momenti più difficili della sua storia recente.
Durante la pandemia migliaia di medici, infermieri e operatori sanitari hanno lavorato fino allo stremo. Molti si sono ammalati. Centinaia hanno perso la vita. Hanno accettato sacrifici personali enormi, rispettando norme spesso severe ma ritenute necessarie per proteggere i pazienti e garantire la sicurezza delle strutture sanitarie.
Oggi, a pochi anni da quella tragedia, riaprire la porta a chi ha scelto consapevolmente di sottrarsi a quegli obblighi significa trasmettere un messaggio profondamente sbagliato. Non è una questione di vendetta né di punizione eterna. È una questione di responsabilità professionale.
La medicina non può convivere con il principio secondo cui ogni scelta, anche quella che contraddice le evidenze scientifiche e le norme deontologiche, può essere cancellata da un provvedimento politico. Se passa questo principio, quale autorevolezza avranno domani gli Ordini professionali? Con quale credibilità potranno sanzionare chi diffonde teorie antiscientifiche o mette a rischio la salute pubblica?
Non è un caso che la Federazione nazionale degli Ordini dei medici abbia parlato di delegittimazione e di affronto alla memoria dei colleghi morti durante il Covid. Parole forti, ma difficili da contestare.
La politica ha il diritto di cambiare le leggi. Non ha però il diritto di riscrivere la storia. La pandemia non è stata una semplice influenza, come qualcuno continua a sostenere. È stata una delle più grandi emergenze sanitarie del dopoguerra. E le decisioni prese allora, condivisibili o meno, furono adottate per affrontare una situazione eccezionale.
Per questo il richiamo di Mattarella va oltre il singolo emendamento. È un invito alla prudenza, al rispetto della memoria e alla difesa dell’autorevolezza delle professioni sanitarie. Valori che non possono essere sacrificati per inseguire convenienze politiche o strizzare l’occhio a una minoranza rumorosa.
La riconciliazione è sempre un valore. Ma non può trasformarsi in un colpo di spugna sulle responsabilità. Perché quando a essere rimessa in discussione è la fiducia dei cittadini nella medicina e nelle istituzioni, il prezzo lo paga l’intero Servizio sanitario nazionale.
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