“Dario pensaci tu”. La missione di Franceschini: salvare l'alleanza con Conte
Lungo colloquio alla Camera tra il dirigente Pd e il leader M5s dopo le preoccupanti frizioni su Russia e Ucraina.
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La mediazione sollecitata da parlamentari del Pd: “Se continuiamo così, si finisce come nel 2022”. Quando il centrosinistra si presentò diviso alle urne
“Dario pensaci tu”. Montecitorio, primo pomeriggio. Mentre in Aula si discute la legge elettorale, in un corridoio nascosto da sguardi indiscreti Dario Franceschini e Giuseppe Conte discutono a lungo. Un faccia a faccia di oltre un’ora, nel corso del quale, a quanto apprende Huffpost, Franceschini tenta di capire che margini ci sono per ricomporre la frattura tra Elly Schlein e il leader M5s.
Un passo indietro. Franceschini viene investito della missione direttamente dai parlamentari Pd. Accade ad inizio settimana. In quel momento la manifestazione unitaria a Napoli ancora brucia, dopo la contestazione e la frase di Conte sulla minaccia russa inventata. Seguono le indiscrezioni su Schlein irritata per quelle parole, e le smentite dure dei M5s. In più circola con insistenza l’ipotesi avanzata da Marco Travaglio, che vorrebbe Schlein e Conte alle urne da separati in casa. Divisi in maniera irrimediabile sulla linea “riarmo no, riarmo sì”. Un gruppetto di eletti Dem recapita a Franceschini un messaggio: “Dario questi litigano in continuazione, non si vede giorno”.
Franceschini lavora a un incontro tra i due prima dell’estate, diverso però dalle apparizioni rituali, come è avvenuto con il sit-in a piazza Montecitorio, subito dopo la bocciatura delle preferenze. A Schlein e Conte non mancano gli incontri: è che non si dicono l’essenziale. Trovano l’intesa su un capitolo – è accaduto sulla richiesta di voto segreto per il melonellum – per poi litigare su altri, a cominciare dal dossier Ucraina. Fino a che non sarà risolto il nodo della leadership, difficile far fare progressi alla coalizione. Lo si è visto nei lavori parlamentari sulla legge elettorale: Conte lesto a chiedere la parola per primo dopo la débacle del governo, Schlein paziente per arrivare a concludere gli interventi delle opposizioni. A tenerli uniti non è servita neppure la battaglia comune contro la riforma elettorale. Quando il Parlamento, oggi, ha licenziato il testo, Schlein se ne stava coi più stretti collaboratori, mentre a due passi il leader M5s riceveva i deputati seduto su un divanetto del Transatlantico.
“Se continuano così, qui finisce come nel 2022, bisogna fare qualcosa”, dicono nel Pd. Franceschini ha voluto capire se Conte considera le primarie irrinunciabili. L’obiettivo è arrivare a settembre – l’8 ci sarà il confronto tra Schlein e Conte alla festa di Avs – con un quadro chiaro. Un programma minimo e uno schema per la selezione del leader. Inoltre, i Dem vorrebbero da Conte che faccia cadere la pregiudiziale su Renzi. Un emendamento al melonellum lo favorisce nella corsa tra i centristi. Il campo largo non puo’ permettersi di tenerlo fuori. A settembre ci sarà anche il passaggio finale sulla legge elettorale. Spiegano fonti Pd: “Arrivare in autunno senza un quadro chiaro è troppo rischioso”. Serve un faccia a faccia ora.
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