Esame d’avvocato, ecco le nuove regole
Previste due prove scritte e una prova orale, confermata la centralità della preparazione tecnico-giuridica. Greco (Cnf): «Noi avvocati dobbiamo avere una visione più ampia».
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Cambia l’esame per l’abilitazione alla professione forense. Le nuove norme sull’esame da avvocato prevedono due prove scritte in presenza, con il solo ausilio di codici annotati con la giurisprudenza, e una prova orale. Si tratta, come rimarcato di recente in un convegno promosso dal Consiglio nazionale forense e dalla Scuola superiore dell’avvocatura, di un risultato ottenuto dal lavoro tenace e costante dell’avvocatura istituzionale.
Dunque, non è più prevista la modalità della videoscrittura per lo svolgimento delle prove scritte. Tra le materie a scelta per la prova orale è inserito il diritto internazionale, anziché il diritto internazionale privato e processuale. Inoltre, la composizione delle commissioni di esame è fissata in cinque componenti per la commissione centrale e in tre componenti per le sottocommissioni distrettuali, con la maggioranza dei commissari sempre formata da avvocati. Gli scritti consistono in un parere motivato su una questione proposta in una materia scelta dal candidato tra: diritto privato, diritto penale, diritto amministrativo. L’atto giudiziario verterà su un caso pratico che richiede conoscenze di diritto sostanziale e processuale, in una materia scelta tra: diritto privato, diritto penale, diritto amministrativo. I tre quesiti dell’orale riguarderanno una materia processuale (diritto processuale civile o penale, a scelta del candidato) una materia sostanziale (diritto civile, penale o amministrativo, a scelta del candidato) e una terza materia a scelta (costituzionale, commerciale, lavoro, internazionale, Unione europea, tributario).
Chi si appresta ad indossare la toga, secondo il presidente del Cnf, Francesco Greco, non deve essere solo coinvolto nella cosiddetta «fase patologica» della controversia. «Sono dell’idea – evidenzia Greco – che noi avvocati dobbiamo avere una visione più ampia. Da protagonisti della fase patologica delle questioni affrontate dobbiamo diventare gestori della fase fisiologica delle questioni che si presentano di volta in volta. Un nuovo approccio che deve interessare le nuove generazioni di colleghi. Pertanto, occorre saper confrontarsi con la tecnologia, tenere conto della trasformazione dei costumi e del nostro ordinamento. In tale contesto si inserisce la riforma sull’accesso alla professione forense, che necessita di una base culturale solida con il tirocinio presso uno studio legale e con al centro le scuole forensi».
Giampaolo Brienza (consigliere Cnf e vicepresidente della Scuola superiore dell’avvocatura) ritiene che la riforma dell’esame da avvocato «incide su un momento decisivo del percorso professionale». «L’esame di abilitazione – commenta Brienza – non è un semplice adempimento formale, ma il passaggio in cui si misura la capacità del futuro avvocato di coniugare conoscenze teoriche, metodo, responsabilità e deontologia. Il nuovo modello di esame, articolato in due prove scritte e una prova orale, conferma la centralità della preparazione tecnico-giuridica».
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