Verifiche urgenti sugli emolumenti delle Casse di previdenza
Richiesta una relazione su congruità, legittimità e cumulabilità dei compensi. Chiesta maggiore trasparenza verso gli iscritti.
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A seguito della sollecitazione dell’Onorevole Dario Carotenuto e di altri esponenti del Movimento 5 Stelle, che con atto di sindacato ispettivo hanno posto l’attenzione sulle recenti notizie di stampa concernenti l’asserito avvio di un’indagine, da parte della Procura regionale della Corte dei Conti per il Lazio, nei confronti del Presidente dell’ENPAM, il 1° luglio 2026 il Sottosegretario On. Claudio Durigon ha fornito la risposta scritta che qui trascrivo:
“Con il presente atto di sindacato ispettivo, gli Onorevoli interroganti pongono l’attenzione sulle recenti notizie di stampa concernenti l’asserito avvio di un’indagine, da parte della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, nei confronti del Presidente dell’Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri (Enpam).
In via preliminare, è necessario ricordare che l’Enpam – pur a seguito della privatizzazione disposta ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 – persegue una finalità di pubblico interesse, gestendo forme di previdenza e assistenza obbligatorie in favore della categoria professionale di riferimento. Per tale ragione, le risorse amministrate, derivanti dalla contribuzione obbligatoria degli iscritti, restano stabilmente vincolate alla previdenza e l’Ente è costituzionalmente tenuto al rispetto dei principi di trasparenza, prudenza e sana gestione.
Coerentemente con tale assetto, l’Ente è sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell’economia e delle finanze, oltre che al controllo della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza, della Covip e al controllo della stessa Corte dei conti.
È doveroso precisare, sotto il profilo strettamente normativo, che la legislazione vigente (in particolare la legge n. 205 del 2017 e la legge n. 160 del 2019 nonché le sentenze della Corte costituzionale n. 7 del 2017 e n. 29 del 2026) esclude gli enti di previdenza privati dal perimetro di applicazione diretta dei tetti retributivi pubblici previsti per le Amministrazioni dello Stato. Di conseguenza, le delibere sui compensi degli organi statutari non sono soggette a una formale approvazione preventiva da parte dei Ministeri vigilanti.
La non applicabilità del limite normativo, tuttavia, non esonera l’Ente dall’obbligo di una condotta amministrativa responsabile ed efficiente. Per questa ragione, tramite i rappresentanti ministeriali che siedono nel Collegio dei Sindaci dell’Enpam – organo deputato per legge a vigilare sulla corretta amministrazione – abbiamo già attivato i canali di controllo interno. È stata sollecitata un’immediata e dettagliata relazione sulla congruità, sulla legittimità e sulla cumulabilità di tutti gli emolumenti percepiti a vario titolo dai vertici di tutti gli enti di previdenza, con particolare attenzione alle cariche ricoperte nei fondi di gestione del patrimonio.
In merito ai profili di danno erariale e di presunto conflitto di interessi richiamati dall’interrogazione, si evidenzia che gli atti deliberativi concernenti la determinazione dei compensi e delle indennità degli organi statutari degli Enti di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 e decreto legislativo n. 103 del 1996 formano oggetto di costante monitoraggio istituzionale. Resta fermo che, nel rigoroso rispetto del principio di separazione dei poteri, le valutazioni relative alla sussistenza di condotte dolose, indebiti arricchimenti o violazioni del tetto retributivo pubblico applicabile sono rimesse all’esclusivo accertamento della magistratura contabile e ordinaria nelle sedi competenti.
Inoltre i Ministeri vigilanti, nell’esercizio delle prerogative ad essi assegnate dalla legge, provvedono da sempre all’esame sistematico dei bilanci consuntivi e preventivi, nonché delle delibere di variazione regolamentare e dei compensi, al fine di verificarne la compatibilità con i criteri di sostenibilità economico-finanziaria di lungo periodo e di adeguatezza dei costi di gestione.”
L’Onorevole Dario Carotenuto ha così replicato:
“Nel ringraziare il rappresentante del Governo per la risposta fornita, fa presente come quest’ultima non soddisfi, in particolare, le attese degli iscritti all’Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri (Enpam), interessati dalla vicenda in esame.
Rileva preliminarmente che, dalla risposta fornita, si evince che il Governo non intende adottare, fin da subito, misure concrete, rinviando al futuro la possibilità di introdurre una disciplina finalizzata a tipizzare i limiti massimi cumulabili per gli incarichi endoconsiliari e per la rappresentanza dell’Ente nei fondi partecipati.
Segnala, quindi, l’urgente necessità di disciplinare i conflitti di interessi e gli obblighi di informazione verso gli iscritti, anche alla luce del fatto che la Procura regionale del Lazio della Corte dei conti ha avviato un’indagine per un presunto danno erariale, di quasi 2 milioni di euro, relativo allo stipendio e agli emolumenti ricevuti dal presidente dell’Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri (Enpam).
Osserva, a titolo d’esempio, che il presidente dell’INPS, che gestisce 230 miliardi di prestazioni all’anno, guadagna 150.000 euro all’anno e che il presidente di Inarcassa, la Cassa degli ingegneri, guadagna 150.000 euro all’anno.
Nell’affrontare poi il tema degli investimenti, fa presente come non sia la prima volta che si manifesta un tale rischio legato a determinate operazioni finanziarie, giacché vi è il precedente del 2008 con i titoli tossici della crisi dei cosiddetti subprime, il cui conto poi è stato pagato in termini di risarcimenti.
Rileva inoltre che l’Enpam ha modificato il proprio statuto, permettendo al presidente di candidarsi per tre mandati anziché per due, scelta questa dettata non certo per continuità manageriale strategica ma forse piuttosto per esigenza di «complicità».
Nell’osservare, altresì, che il 40 per cento dei contributi previdenziali versati provengono dalla categoria dei medici di famiglia, fa presente che, nonostante la contribuzione sia obbligatoria, il controllo sui fondi previdenziali, da parte di un soggetto terzo, resta facoltativo, interrogandosi su come si possa accettare una condizione di tale opacità.
Rivolgendosi al rappresentante del Governo, sostiene che la trasparenza non può essere considerata un’intenzione da declinare al futuro e che, da parte di un Governo al quarto anno di mandato, non è più accettabile ascoltare di piani programmatici.
Afferma, infine, che a fronte dei 30 miliardi di euro del patrimonio previdenziale Enpam nelle casse del medesimo ente previdenziale si riversano le pensioni di circa 365.000 medici e odontoiatri iscritti, motivo per cui è intenzione sua e del suo gruppo politico continuare a sostenere i predetti lavoratori, anche tenuto conto che la loro richiesta di sostegno merita tutta l’attenzione possibile da parte della politica.”
Ora è lecito porsi due domande:
- Nei Collegi sindacali delle varie Casse di previdenza, siedono i rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali: perché non hanno mai segnalato queste vicende?
Forse perché, come si trova scritto in enpamveritas.it del 29.9.2025, “nel 2018 il Presidente del Collegio dei revisori – nominato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali – ha percepito oltre 215.000,00 dall’Enpam. Al contempo, un Magistrato della Corte dei Conti presiede il Comitato di controllo interno dell’Ente. Un evidente corto circuito controllore – controllato che solleva interrogativi sulla reale indipendenza degli organi.”
- Perché le relazioni ordinate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali non vengono rese pubbliche così da informare tutti gli iscritti, obbligati per legge ad esserlo?
3) Trasparenza vuole che tutti gli emolumenti percepiti dagli Organi gestori delle Casse di previdenza siano dettagliatamente resi pubblici agli iscritti perché la trasparenza, come scrive sempre ANAC, è il principale antidoto alla corruzione.
Giuseppe Busia nel suo “ L’ANAC ruolo e sfide istituzionali al tempo del PNRR “ scrive :” La corruzione è fenomeno sfuggente, insidioso, difficile da scoprire e da estirpare. Ciò, anche perché corrotto e corruttore hanno tutto l’interesse a tenere nascosto il loro accordo, e la vittima non è mai solo un singolo, pronto a denunciare, ma la collettività, con un prezzo altissimo pagato in termini di minori opportunità e servizi più cari o scadenti. Non si conosce la sua reale estensione, ma è certo che essa spezza quel patto fondativo che è alla base dello stare insieme come comunità. Erode le radici della convivenza comune, il necessario coesistere di diritti e doveri, sui quali si fondano i vincoli di solidarietà economica e sociale richiamati dall’art. 2 della nostra Costituzione. La deviazione di risorse pubbliche a vantaggio di pochi, che sempre accompagna i fenomeni corruttivi, ricade innanzi tutto sui più deboli, su chi non ha i mezzi per fare da solo. Per questo, la corruzione lede un altro fondamentale principio sancito dalla nostra Carta fondamentale, quello di uguaglianza. E lo stesso principio viene leso nel momento in cui, a causa della corruzione, qualcuno viene favorito e passa avanti a chi avrebbe vinto, se solo la competizione fosse stata leale. Essa, quindi, distrugge il merito, vanifica i sacrifici di chi ha investito sulle proprie capacità per avere un impiego, un finanziamento o una commessa, sfuggiti solo a causa di furberie e inganni. Ma non è tutto. La corruzione è odiosa perché coinvolge la parte pubblica della società, che dovrebbe invece essere al fianco dei cittadini. La Costituzione è ancora una volta il nostro faro, richiedendo a chi esercita le funzioni pubbliche qualcosa di più rispetto al generico dovere di osservanza delle leggi, ed impegnandolo all’esercizio delle proprie funzioni “con disciplina e onore”, al fine di garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’agire amministrativo. Imparzialità, impegno, lealtà reciproca sono i valori più alti che la corruzione calpesta. Con essa si tradisce la fede pubblica, provocando non solo sfiducia e frustrazione rispetto al disservizio o all’opportunità sfuggita, ma vera e propria disgregazione sociale”.
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