La patrimoniale? C'è già da anni e si chiama Imu
Mentre si invocano nuove tasse sui patrimoni, milioni di proprietari pagano già una patrimoniale chiamata Imu ogni anno.
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Ogni volta che il dibattito politico torna a evocare l’introduzione di una patrimoniale, il messaggio che arriva ai cittadini è sempre lo stesso: si tratterebbe di una novità, di uno strumento fiscale ancora tutto da costruire. Eppure, per milioni di italiani proprietari di immobili, la patrimoniale esiste già. Si chiama Imu e rappresenta una delle imposte patrimoniali più rilevanti del sistema tributario italiano. Ogni anno gli italiani versano quasi 20 miliardi di euro di Imu. Una cifra che dimostra come la patrimoniale sugli immobili non sia una proposta per il futuro: è una realtà consolidata da oltre un decennio-
L’equivoco nasce dal modo in cui viene affrontata la questione. Si discute dell’opportunità di tassare la ricchezza, ma si dimentica che gli immobili – che costituiscono la principale forma di risparmio delle famiglie italiane – sono già gravati da un’imposta che colpisce il patrimonio in quanto tale, indipendentemente dalla sua capacità di produrre reddito.
L’Imu non è infatti un’imposta sul guadagno, bensì sul semplice possesso di un bene. È questa la sua natura patrimoniale. Se un appartamento è sfitto, se un negozio è chiuso da anni, se un capannone industriale è inutilizzato perché il mercato non offre acquirenti o conduttori, il proprietario continua comunque a pagare. Non conta se l’immobile genera reddito oppure no: ciò che rileva è il fatto stesso di esserne proprietario.
È un principio che suscita non poche perplessità. Chiunque possieda un bene improduttivo continua a sostenerne le spese di manutenzione, gli oneri condominiali, gli interventi obbligatori per la sicurezza e l’efficienza energetica, oltre alle imposte. L’Imu si aggiunge a questi costi trasformando, in molti casi, la proprietà immobiliare in un peso economico anziché in una risorsa.
Negli ultimi anni il gettito dell’Imu si è stabilizzato su cifre molto elevate, superiori ai 20 miliardi di euro annui, rappresentando una delle principali fonti di finanziamento dei Comuni. Si tratta di un’imposta ormai strutturale, entrata stabilmente nei bilanci pubblici, tanto da rendere difficile immaginare una sua significativa riduzione. Ma proprio questa stabilità dimostra quanto sia improprio sostenere che in Italia una patrimoniale non esista.
L’aspetto forse più controverso riguarda il patrimonio costruito con redditi già tassati. L’acquisto di un immobile avviene normalmente utilizzando risorse sulle quali sono già state pagate imposte sul reddito, IVA o imposta di registro, tributi catastali e notarili. Successivamente il proprietario sostiene le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, paga imposte sui redditi derivanti da eventuali locazioni e, infine, versa ogni anno l’Imu. Una sequenza di prelievi che, secondo molti osservatori, determina una forma di doppia o addirittura multipla imposizione sul medesimo patrimonio.
Particolarmente penalizzante appare la situazione dei proprietari di immobili commerciali. In numerosi centri storici italiani non è raro vedere negozi chiusi da mesi o addirittura da anni. Le trasformazioni del commercio, la crescita dell’e-commerce e le mutate abitudini dei consumatori hanno ridotto drasticamente la domanda di molti locali commerciali. Tuttavia, anche quando un negozio rimane vuoto e non produce alcun reddito, il proprietario continua a versare integralmente l’Imu.
Lo stesso problema interessa molti capannoni industriali situati in aree produttive ormai ridimensionate. Immobili che il mercato fatica ad assorbire continuano a essere tassati come se rappresentassero una ricchezza pienamente disponibile, quando nella realtà costituiscono spesso un costo senza alcun ritorno economico.
Anche il comparto abitativo presenta situazioni analoghe. Esistono abitazioni ubicate in piccoli comuni soggetti a spopolamento, ereditate da famiglie che non riescono né a venderle né ad affittarle. Il loro valore commerciale si è drasticamente ridotto, ma il carico fiscale permane. Il possesso di un immobile che il mercato considera quasi privo di valore continua così a comportare un’imposizione patrimoniale annuale.
Secondo Confedilizia, tutto questo dimostra come l’Imu rappresenti già una vera patrimoniale sugli immobili. Per questo l’associazione guarda con preoccupazione alle periodiche proposte di introdurre ulteriori forme di tassazione patrimoniale. Il rischio sarebbe quello di aumentare ulteriormente la pressione fiscale su un patrimonio che, negli ultimi decenni, è già stato oggetto di un prelievo crescente.
L’argomento assume un rilievo ancora maggiore se si considera la struttura del risparmio italiano. Diversamente da altri Paesi europei, una quota significativa della ricchezza delle famiglie è investita nella casa. Colpire ulteriormente il patrimonio immobiliare significa incidere direttamente sul principale bene accumulato nel corso di una vita di lavoro, spesso con sacrifici e rinunce.
Naturalmente esistono opinioni diverse. Chi difende l’Imu sottolinea che essa rappresenta una fonte essenziale di finanziamento per i Comuni e che, nella configurazione attuale, esclude generalmente l’abitazione principale, salvo gli immobili di lusso. Si evidenzia inoltre che una tassazione sul patrimonio immobiliare è presente, con modalità differenti, anche in altri ordinamenti europei.
Resta però una domanda che il dibattito politico dovrebbe affrontare con maggiore chiarezza: è corretto continuare a parlare di introdurre una patrimoniale come se fosse un’ipotesi futura, quando una consistente imposta patrimoniale sugli immobili è già in vigore da anni?
Forse sarebbe più onesto partire da questa realtà. Prima di discutere nuove tasse sul patrimonio, occorrerebbe interrogarsi sugli effetti di quella che già esiste: sull’accessibilità della proprietà immobiliare, sugli investimenti, sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sulla convenienza economica di mantenere immobili che, sempre più spesso, non producono reddito ma continuano a generare imposte.
Per milioni di contribuenti italiani il problema non è immaginare una patrimoniale. Il problema è convivere con quella che già pagano ogni anno.
Il gettito complessivo dell’Imu, le stime più recenti indicano:
- Circa 19,4 miliardi di euro l’anno versati dai contribuenti italiani (stima UIL per il 2025).
- Secondo i dati di cassa dei Comuni, nel 2024 il gettito effettivamente incassato è stato di circa 16,9 miliardi di euro, un record degli ultimi cinque anni. La differenza rispetto ai 19,4 miliardi stimati dipende dai diversi criteri di rilevazione (gettito teorico, incassi, recupero evasione, ecc.).
Se invece ti riferisci a quanto paga in media un proprietario, lo studio UIL indica:
- 977 euro l’anno di IMU in media per una seconda casa.
- Nelle grandi città gli importi sono molto più elevati:
- Roma: circa 3.499 €
- Milano: circa 2.957 €
- Venezia: circa 2.335 €
- Nelle città meno onerose si scende a circa 390-500 € annui.
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