Con l’Int l'etica diventa leva di crescita
Tributaristi_ controllo di gestione e finanza d'impresa: fare rete per rafforzare competitività e sviluppo delle Pmi.
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Il ruolo del professionista sta cambiando profondamente. Se fino a ieri il valore della consulenza era misurato soprattutto dalla correttezza degli adempimenti fiscali e contabili, oggi il mercato chiede qualcosa di più: capacità di visione, competenze trasversali e un approccio orientato allo sviluppo dell’impresa. È questo il messaggio emerso dalla conferenza organizzata alla Camera dei deputati dall’Osservatorio nazionale sulla fiscalità di Confassociazioni e dall’Istituto Nazionale Tributaristi, che ha posto al centro il tema della responsabilità etica del consulente.
L’etica, in questo caso, non viene intesa come semplice rispetto di principi deontologici, ma come responsabilità concreta nei confronti dell’imprenditore. Un professionista non dovrebbe limitarsi a segnalare problemi o a garantire il rispetto delle norme, ma anche orientare il cliente verso le soluzioni più efficaci per migliorare la gestione dell’azienda. Significa saper riconoscere quando è necessario coinvolgere altre competenze, dal controllo di gestione alla finanza d’impresa, costruendo una rete professionale capace di accompagnare le Pmi lungo un percorso di crescita.
Il dato richiamato durante l’incontro è significativo: le piccole e medie imprese producono circa due terzi del valore aggiunto nazionale, ma una larga parte continua a operare senza strumenti strutturati di controllo di gestione. Una situazione che rende difficile programmare gli investimenti, misurare la redditività delle attività e affrontare con maggiore forza il dialogo con il sistema bancario e finanziario. In questo senso, diffondere una cultura manageriale nelle imprese più piccole non rappresenta soltanto un’opportunità professionale per i consulenti, ma può diventare un elemento di politica industriale, capace di rafforzare il tessuto produttivo italiano.
La vera sfida, tuttavia, è culturale. Molte micro e piccole imprese continuano a considerare il consulente come il professionista chiamato a risolvere obblighi amministrativi e fiscali, mentre il mercato richiede sempre più una figura che affianchi l’imprenditore nelle decisioni strategiche. Cambiare questa percezione significa investire nella qualità della consulenza e nella collaborazione tra professionalità diverse, superando la logica delle competenze isolate.
L’iniziativa presentata alla Camera va proprio in questa direzione: promuovere un modello di consulenza integrata in cui il commercialista o il tributarista diventa il primo interlocutore dell’impresa, capace di individuare bisogni, mettere in relazione competenze specialistiche e contribuire alla costruzione di un’organizzazione più efficiente, solida e competitiva. Per un Paese che continua ad avere nelle Pmi la propria spina dorsale economica, investire nella qualità della consulenza significa investire nella capacità delle imprese di crescere, innovare e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide dei mercati.
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