Anno: XXVIII - Numero 124    
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Baccalà alle olive e inceneritore di Genova

A pranzo con Conte e Bonelli

Baccalà alle olive e inceneritore di Genova

Summit improvvisato tra i due leader del campo largo in un ristorante a due passi dalla Camera. Avs vuole far fronte contro l’opera a cui pensa la sindaca Salis, ma nel menù entrano anche saltimbocca alla romana e leadership della coalizione. Un’intesa politica? “La vedo tosta”, dice il capo dei verdi allargando le braccia

“Avete provato il baccalà qui? Lo fanno con le olive taggiasche, è ottimo”. Mentre Elly Schlein fuma alla Camera con Riccardo Magi di +Europa, Giuseppe Conte si attovaglia con Angelo Bonelli. Sul menù c’è l’inceneritore di Genova, opera che la lanciatissima sindaca Silvia Salis vorrebbe proporre. Alleanza Verdi e Sinistra dice “no”, Bonelli invoca il supporto di Conte: “Giuseppe, ti devo parlare”. La preoccupazione numero uno, però, è la legge elettorale: a sinistra temono un’altra accelerazione di Giorgia Meloni. “A pranzo non abbiamo parlato di Matteo Renzi”, è il giuramento. Tanto meno di primarie: Bonelli preferisce “l’intesa politica” su un leader, “ma la vedo un po’ tosta”. Le vie del campo largo, però, sono infinite. Vino?

Anche da “Poldo e Gianna”, ristorante a due passi dalla Camera, il presidente dei 5 Stelle è istituzionale. Pochette e strette di mano: l’ex premier saluta i commensali e dispensa consigli gastronomici. Poi sparisce in una saletta riservata, al piano di sotto. Invisibile, dietro un muro, c’è Bonelli, che si fa carnivoro: “Saltimbocca alla romana per me”. I due, membri a pieno titolo del campo largo, come da selfie che li ha ritratti in un’altra osteria, da Costanza, si intrattengono per oltre un’ora. Merito dell’aria condizionata, della cucina, ma anche dei parecchi nodi politici da sciogliere. 

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Conte è di casa qui, ci viene ogni settimana. La carbonara è squisita, l’incontro con Bonelli è casuale. Uscendo da Montecitorio, dopo il discorso di Sergio Mattarella per gli 80 anni dalla prima seduta della Costituente, l’ex premier viene fermato. Sta per scoppiare un gran casino a Genova, lo avvertono. Alla vigilia di un consiglio di amministrazione di Amiu (l’azienda genovese dei rifiuti) con all’ordine del giorno l’ipotesi di partecipare a una gara regionale su un nuovo impianto termovalorizzatore, Avs, che in Regione è all’opposizione, ma nel Comune è nella giunta Salis, si oppone. Bonelli lo spiega all’ex premier, il Movimento 5 Stelle è da sempre contro i termovalorizzatori, tanto da farci cadere un governo.

Ma le circostanze erano più complicate, nonché diverse. Oggi non c’è un Mario Draghi all’orizzonte. Avs vuole far salire a bordo Conte e i suoi. L’intesa c’è, ma rimangono scoperti altri fronti. Terminato il baccalà con pomodorini confit e olive tanto decantate, il presidente ascolta Bonelli parlare di legge elettorale. Giusto un passaggio, prima del caffè. Il cruccio è uno: il centrodestra starebbe accelerando, alla Camera il testo andrà in aula una settimana prima (il 7 e non il 15 luglio), ma soprattutto a sinistra temono che Meloni voglia chiudere la partita anche al Senato prima della sosta estiva. Ecco il piano: avere una legge elettorale pronta in autunno, così da poter convocare elezioni a ottobre, senza interferenze e ricorsi in Corte costituzionale. 

Progetti sconfessati da FdI: “Non vedo questa corsa sinceramente”, spiega un fedelissimo della premier. Di quello che succede in commissione Affari Costituzionali ne discutono anche Riccardo Magi ed Elly Schlein. +Europa lamenta come la maggioranza abbia di fatto approvato una proposta per esentare dalla raccolta firme chi ha un gruppo parlamentare in uno dei due rami del Parlamento. “È una questione della democrazia”, dice Magi a Schlein, che butta l’iQos nel posacenere e promette il sostegno del Nazareno.

L’altro nodo è Matteo Renzi (“la patente di centrosinistra a me non la dà Bonelli”, dice il leader di Italia Viva) e la competizione tra le nuove sigle moderate. “Non ne abbiamo parlato” a pranzo, taglia corto Bonelli. Lo stesso sulle primarie: su questo tema Conte non si espone più. Potrebbe però averne discusso con Schlein, chissà magari nel colloquio a due strappato prima del discorso del presidente della Repubblica.

Bocche cucite al Nazareno, ci affidiamo all’oracolo Bonelli. “Come si risolve la questione della leadership? O con le primarie o con l’intesa, o con l’intesa o con le primarie”. Ma la strada è lunga: “Io preferirei un’intesa politica” tra i partiti del campo largo per definire un leader unitario, ma “la vedo un po’ tosta”, confessa allargando le braccia. Discorsi da evitare a pranzo. Occhio alle lische.

Di Giulio Ucciero su Huffpost

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