Ancora una volta il bersaglio preferito è il professionista.
Lo Stato incassa prima del lavoro svolto: parcelle tagliate o azzerate per chi ha debiti fiscali oltre 5mila euro.
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Non il grande evasore irreperibile, non chi sposta patrimoni all’estero, ma chi lavora, emette fattura e spesso aspetta mesi per essere pagato dalla Pubblica amministrazione. Da oggi, se ha un debito fiscale superiore a 5mila euro, lo Stato si prende direttamente la sua parcella prima ancora che il compenso arrivi sul conto.
È l’ennesima dimostrazione di una macchina fiscale fortissima con chi è facilmente rintracciabile e molto meno efficace con chi riesce a sottrarsi ai controlli. Il principio è chiaro: hai lavorato, hai maturato un compenso, ma quei soldi non sono più realmente tuoi finché il Fisco non ha verificato ogni tua posizione.
Fa sorridere amaramente che lo stesso Stato che spesso paga in ritardo pretenda invece di incassare immediatamente. Nessuna attesa, nessuna mediazione, nessuna valutazione delle difficoltà economiche che possono aver generato quel debito. Scatta il prelievo automatico e il professionista resta a guardare.
Il messaggio politico è evidente: trasformare ogni pagamento pubblico in uno strumento di riscossione. Una scelta che farà certamente aumentare gli incassi dell’Erario, ma che rischia di aggravare la situazione di migliaia di lavoratori autonomi già schiacciati da tasse, contributi, inflazione e ritardi nei pagamenti. Perché quando lo Stato diventa il primo a incassare e l’ultimo a pagare, il rapporto con i cittadini smette di essere equilibrato e diventa semplicemente unilaterale.
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