Anno: XXVIII - Numero 108    
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UE all’Italia: catasto, lavoro e crescita da riformare

Bruxelles segnala squilibri macroeconomici e chiede interventi su fisco, produttività, salari, sanità e demografia.

UE all’Italia: catasto, lavoro e crescita da riformare

Il 3 giugno 2026 sono state pubblicate le raccomandazioni del Consiglio europeo sulle politiche economiche, sociali, occupazionali, strutturali e di bilancio dell’Italia (COM (2026) 212 FINAL).

Leggendole si apprende che il 25 novembre 2025 la Commissione ha adottato un parere sul documento programmatico di bilancio 2026 dell’Italia.

Lo stesso giorno la Commissione ha adottato, sulla base del Regolamento UE n. 1176/2011, la relazione sul meccanismo di allerta 2026, in cui annovera l’Italia tra gli Stati membri che dovevano essere sottoposti a esame approfondito.

Nelle raccomandazioni del 3 giugno 2026 la Commissione ha valutato i progressi compiuti dall’Italia nel dar seguito alle pertinenti raccomandazioni specifiche per Paese e ha fatto il punto dell’attuazione del Piano per la ripresa e la resilienza.

Ma, il 3 giugno 2026, la Commissione ha concluso che l’Italia presenta squilibri macroeconomici. In particolare l’Italia si trova ad affrontare vulnerabilità connesse all’elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività, che hanno rilevanza transfrontaliera e per ridurre le quali è fondamentale un’attuazione effettiva e continuata di riforme e investimenti favorevoli alla crescita, da abbinare ad un orientamento prudente della politica di bilancio.

La Commissione ha rilevato che nonostante le misure strutturali attuate negli ultimi anni, il sistema fiscale italiano continua a dipendere in larga misura dalla tassazione dei redditi da lavoro, da cui proviene il principale contributo al rapporto gettito fiscale / PIL superiore alla media della UE e quindi suggerisce di spostare ulteriormente il carico fiscale, che attualmente grava sul lavoro, verso altre fonti di entrate sottoutilizzate a fini di imposizione, che sono meno penalizzanti per la crescita così da irrobustire le potenzialità economiche.

La Commissione segnala poi che i valori catastali non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato e questo fa si che le entrate derivanti dagli immobili a livello locale siano basse, anche nelle città con problemi di accessibilità economica degli alloggi.

L’Italia è inoltre caratterizzata da un’elevata percentuale di abitazioni non occupate e da una grande diffusione delle locazioni a breve termine.

La Commissione rileva che l’Italia è uno degli Stati membri con la popolazione più vecchia, il tasso di fecondità più basso e un’età delle primipare superiore alla media. La fuga dei cervelli prosegue: molti giovani residenti, altamente qualificati, cercano migliori opportunità all’estero mentre l’Italia ha difficoltà ad attrarre e trattenere talenti. Una migrazione legale ben gestita potrebbe attenuare gli effetti a breve termine del declino demografico.

Le politiche fiscali, come il regime fiscale forfettario semplificato per le micro imprese e il trattamento fiscale favorevole riservato al passaggio generazionale scoraggiano il consolidamento e la crescita. All’Italia gioverebbe quindi promuovere l’espansione delle start-up e l’aggregazione di piccole e medie imprese (PMI) rimuovendo gli ostacoli normativi e fiscali, favorendo il ricorso a dirigenti professionisti esterni e il miglioramento delle competenze dei dirigenti e rafforzando l’innovazione e l’accesso al mercato dei capitali.

L’elevato risparmio nazionale rappresenta un fondamentale punto di forza dell’economia e con una migliore mobilitazione potrebbe contribuire maggiormente al finanziamento della crescita e dell’innovazione, aiutando le imprese ad espandersi.

Gli sforzi pubblici dovrebbero concentrarsi maggiormente sui segmenti di mercato in fase iniziali e caratterizzati da maggiori rischi, e sull’attrarre e mobilitare investitori istituzionali nazionali attraverso l’uso di strumenti finanziari e strutture di fondo di fondi con adeguati elementi di riduzione del rischio. Infine, aumentando la capacità degli investitori istituzionali, come i fondi pensione e in particolare le imprese di assicurazione, di investire in classi di attività con un orizzonte di investimento più lungo per migliorare l’accesso ai finanziamenti non bancari (rilevo che non vengono menzionate le Casse di previdenza dei professionisti credo perché anche la UE si rende conto che gestiscono la previdenza di primo pilastro obbligatoria).

Per la Commissione l’Italia continua ad essere caratterizzata da una produttività stagnante, che evidenzia forti divari tra le Regioni del Nord e del Sud.

La qualità del lavoro strutturalmente bassa, determinata tra le altre cose da salari bassi e da problemi legati alla sicurezza del posto di lavoro e del percorso professionale e alla parità di genere, rimane un grave ostacolo che richiede un’azione risoluta. Malgrado i recenti aumenti, l’Italia è tra gli Stati membri in cui si è riscontrata la diminuzione dei salari reali più pronunciata dal 2019.

È altresì necessario continuare a contrastare il lavoro non dichiarato, che è diffuso e in aumento, per promuovere la qualità del lavoro e la concorrenza leale tra le imprese.

Occorrono ulteriori investimenti e riforme strutturali per affrontare il problema dei risultati scolastici scarsi e disomogenei in Italia e migliorare l’occupabilità dei diplomati dell’istruzione terziaria.

La Commissione rileva poi che negli ultimi anni in Italia l’accesso all’assistenza sanitaria è peggiorato: i servizi pubblici di assistenza sanitaria sono caratterizzati da liste di attesa sempre più lunghe, le spese a carico dei pazienti sono nettamente superiori alla media della UE, vi sono grandi disparità territoriali nella prestazione di assistenza e carenze di personale sanitario.

Nonostante i recenti miglioramenti, in Italia i rischi di povertà ed esclusione sociale rimangono relativamente alti, in particolare tra i minori e le famiglie, e nel contempo si stanno ampliando le disparità territoriali.

Alla luce dell’esame approfondito della Commissione e delle conclusioni ivi contenute sull’esistenza di squilibri sono state formulate sei raccomandazioni che qui trascrivo:

«1. Tenuto conto della deviazione registrata nel 2025 dalla Commissione rispetto al massimale di spesa netta raccomandato, fare in modo che la spesa netta si allinei al percorso correttivo raccomandato dal Consiglio il 21 gennaio 2025. Potenziare la spesa e la prontezza in materia di difesa assicurando nel contempo l’efficienza della spesa e adeguando gradualmente il bilancio affinché possa sostenere una spesa strutturalmente più elevata in quest’ambito. Garantire che le misure adottate per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia siano temporanee, mirino a proteggere le famiglie vulnerabili o a rispondere alle esigenze delle imprese ad alta intensità energetica, preservino gli incentivi al risparmio energetico e che il loro costo di bilancio sia compatibile con gli impegni presi nell’ambito del quadro di bilancio dell’UE. Attuare l’insieme di riforme e investimenti che giustifica la proroga del periodo di aggiustamento come raccomandato dal Consiglio il 21 gennaio 2025.

Coerentemente con gli obiettivi di sostenibilità di bilancio, rendere il sistema fiscale più propizio alla crescita sostenibile garantendo nel contempo l’equità, anche portando avanti la lotta all’evasione fiscale e riducendo le spese fiscali ancora in vigore, per esempio quelle riguardanti l’imposta sul valore aggiunto e le sovvenzioni dannose per l’ambiente. Aggiornare i valori catastali, in linea con l’impegno assunto nel piano strutturale di bilancio di medio termine, nell’ambito di una più ampia revisione delle politiche abitative. Intensificare gli sforzi per migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. Affrontare le sfide demografiche per attenuarne gli effetti sulla crescita potenziale e sulla sostenibilità del sistema pensionistico, anche attraendo e trattenendo una forza lavoro di alta qualità e favorendo la partecipazione dei lavoratori più anziani, specialmente al Sud.

  1. Garantire la continuità delle riforme e degli investimenti attuati nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Accelerare gli sforzi per attuare i programmi della politica di coesione, sfruttando, ove opportuno, la riassegnazione delle risorse alle priorità strategiche e le flessibilità previste nell’ambito del riesame intermedio della politica di coesione.
  2. Sostenere la ricerca e l’innovazione rafforzando gli appalti per l’innovazione, aprendo maggiormente le università alla commercializzazione dei risultati della ricerca e migliorando il percorso professionale dei ricercatori. Favorire la mobilitazione del risparmio, l’espansione dei mercati dei capitali e la crescita e l’aggregazione delle imprese, anche sostenendo il ruolo degli investitori aziendali e istituzionali nel venture capital e nel private equity e facilitando le nuove quotazioni e l’emissione di obbligazioni societarie. Attuare una strategia industriale, anche al fine di ridurre le disparità territoriali, razionalizzando le misure di policy vigenti e tenendo conto dei progetti infrastrutturali fondamentali.
  3. Migliorare ulteriormente l’efficienza della pubblica amministrazione e rafforzare ulteriormente la capacità amministrativa, in particolare a livello locale e nel Mezzogiorno. Ridurre ulteriormente l’arretrato e i tempi di esaurimento nel sistema giudiziario. Superare le rimanenti restrizioni alla concorrenza, anche nei settori dei trasporti e dell’energia elettrica, e gli ostacoli alla libera circolazione delle merci.
  4. Accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e lo stoccaggio, per esempio attuando pienamente le riforme in materia di autorizzazioni, in particolare a livello subnazionale, e investendo nella rete elettrica. Affrontare il problema dei rischi legati al clima e attutirne l’impatto economico grazie, tra le altre cose, a un maggiore coordinamento istituzionale, a soluzioni basate sulla natura e alla copertura assicurativa contro i rischi climatici. Porre rimedio alle restanti inefficienze nella gestione delle risorse idriche e dei rifiuti colmando le lacune infrastrutturali, in particolare nel Mezzogiorno.
  5. Continuare a promuovere la qualità del lavoro riducendo ulteriormente la segmentazione del mercato del lavoro e rafforzando la contrattazione collettiva, anche al fine di sostenere salari adeguati. Favorire la partecipazione al mercato del lavoro, anche migliorando le politiche attive per il mercato del lavoro e l’accesso a servizi di assistenza di qualità e a prezzi accessibili, tenendo conto delle disparità territoriali. Mantenere alto l’impegno per contrastare il lavoro non dichiarato.

Continuare a promuovere l’istruzione e la formazione professionale e l’apprendimento degli adulti, anche potenziando le attività di formazione sul posto di lavoro e l’analisi del fabbisogno di competenze. Migliorare i risultati scolastici, dedicando particolare attenzione alle competenze di base, e la rilevanza dell’istruzione terziaria per il mercato del lavoro. Consentire un accesso più tempestivo a un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili, anche rimediando alle carenze di personale in alcune professioni chiave. Continuare a migliorare la copertura e l’adeguatezza della protezione sociale e l’accesso ai servizi sociali per le persone in situazioni di vulnerabilità, specialmente i minori, senza sacrificare la sostenibilità di bilancio.»

Allego il link https://reforms-investments.ec.europa.eu/document/download/66face8a-f8ac-4bd0-b5e2-e114201e219f_it?filename=COM_2026_212_1_IT_ACT_part1_v2.pdf

 

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