Anno: XXVIII - Numero 105    
Venerdì 29 Maggio 2026 ore 13:00
Resta aggiornato:

Home » Mattarella come faro, pessimisti ma favorevoli all’eutanasia.

Mattarella come faro, pessimisti ma favorevoli all'eutanasia.

Gli italiani secondo Eurispes Diminuiscono gli studenti universitari e aumentano gli obesi. La Russia non viene vista come pericolo imminente.

Mattarella come faro, pessimisti ma favorevoli all'eutanasia.

Dal Rapporto annuale emerge un Paese che si sente in grande difficoltà: economica, sanitaria (crolla la prevenzione), relazionale (su i divorzi dopo i 50 anni). Il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, riassume l’annuale Rapporto, descrivendo l’Italia con un richiamo letterario: il nostro Paese sarebbe “come Medardo di Terralba, Il Visconte Dimezzato di Calvino, ferito in guerra da una cannonata che lo divide in due metà, lo osserviamo diviso in due parti, ognuna delle quali tira dalla sua, senza trovare accordo e interezza”. Tra “le fratture” che nel nostro Paese si “andavano allargando”, vengono citate “la crisi della rappresentanza, l’erosione della democrazia, il ritiro dell’individuo dalla sfera pubblica, la desertificazione demografica, l’arretramento della scuola e della sanità, il divario strutturale tra Nord e Sud”. Sfide da affrontare – osserva ancora Fara – quello che serve è “‘il coraggio di avere coraggio'”.

Natalità ai minimi storici

L’Italia ha registrato per il terzo anno consecutivo un minimo storico, avvicinandosi alla soglia dei 355.000 nati all’anno. Numeri molto lontani dalla soglia di sostituzione demografica. La causa è la questione economica: precarietà lavorativa e costo della vita troppo elevato. Questo rende l’Italia il secondo paese più vecchio del mondo, dietro al solo Giappone, con il 24,7% della popolazione che ha più di 65 anni, e un’età media di 48,7 anni. L’unica risorsa demografica è rappresentata dai migranti regolari. Sono quasi cinque milioni ad essere residenti in Italia, e costruiscono da soli ricchezza per il 9% del Pil, pagando contributi e sostenendo le pensioni. La sfida è arrivare ad una reale integrazione sociale, linguistica ed economica, eliminando irregolarità e sfruttamento. 

Over 80 superano gli under 10

Un altro dato: gli ultraottantenni superano per la prima volta i bambini sotto i dieci anni. I decessi sono quasi il doppio delle nascite, i centenari sono più che raddoppiati negli ultimi 16 anni, se ne contano 23548 al primo gennaio 2025. Inoltre, la maggior parte vive con la famiglia e non in strutture.  

2 italiani su 10 chiedono un prestito in banca

A chiedere un prestito in banca è il 22,1% degli italiani, di cui il 15,2% con esito positivo e il 6,9% negativo. In particolare sono le famiglie composte da una coppia di genitori con figli (25,8%), seguite da quelle monogenitore (21,3%), persone che vivono da sole (21,2%) e coppie senza figli (20,3%). La motivazione principale è l’acquisto della casa (46.3%), poi al 29,1% c’è la necessità di pagare debiti accumulati. Inoltre, il 20,5% ha avuto la necessità di rivolgersi alla banca per saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie. Un cittadino su cinque si è indebitato per poter affrontare cure mediche (21,6%). Dalla ricerca emerge che i cassaintegrati hanno avuto bisogno di un prestito nel 33,3% dei casi, ottenendolo solo nel 3%: 9 rifiuti su 10. Tra chi cerca nuova occupazione, il 23,2% ha bisogno di un prestito ma il 12,9% di questi vengono rifiutati.

L’economia peggiora, quindi aumenta il pessimismo sul futuro

L’andamento economico del paese sta peggiorando secondo il 57,3% dei cittadini, per il  27% è netto, per il 30,3% lieve. Solo il 17,2% ritiene che la situazione sia rimasta stabile. Meno di un intervistato su 10 (9,2%) ha indicato un miglioramento. Al Sud e nel Centro Italia si concentra l’indicazione più ampia di deterioramento dell’economia (rispettivamente 65,6% e 61,8%). Il Nord-Est è l’unica area dove meno della metà della popolazione afferma di aver osservato un peggioramento (49,7%). Pessimiste anche le aspettative sul futuro: il 47,8% dei cittadini prevede un peggioramento economico nei prossimi 12 mesi e solo l’8,6% si aspetta un miglioramento.

Le famiglie non riescono a risparmiare

Solo una famiglia su quattro risparmia: il 24,4% contro il 75,6% di chi non riesce a mettere nulla da parte. A pesare sono l’affitto per il 45,6% delle famiglie, e le utenze per il 28,7%, seguiti dalla rata del mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%). Di conseguenza molte famiglie arrivano a fine mese con difficoltà (62,1%) e circa un terzo (33,1%) deve utilizzare i risparmi accumulati in passato. Il ricorso ai risparmi cambia da Nord a Sud: 27-28% nelle regioni settentrionali, 34,2% in quelle centrali, supera il 39% al Sud e nelle Isole. La possibilità di risparmiare è più elevata nel Centro Italia (31,3%) e minima fra le famiglie isolane (20,5%), ma anche le famiglie del Nord-Est faticano su questo fronte (21,1%) mentre Nord-Ovest e Sud si collocano in una posizione intermedia. Nel Nord-Ovest il 54,5% fatica a pagare l’affitto, seguono il Sud (49,4%) e il Nord-Est (48,9%). Per le spese mediche invece il Mezzogiorno (31% in media) e il Centro (28,6%) registrano i valori più elevati, mentre il Nord-Ovest (20,6%) e il Nord-Est (19,4%) si collocano al di sotto della media nazionale del 25,5%.

Per 8 italiani su 10 i prezzi si stanno alzando, e spesso si paga in nero

Secondo l’82% dei cittadini i prezzi sono in aumento, tra cui in forte aumento per il 49,2% e aumento contenuto per il 33,3%. A guidare la classifica ci sono i generi alimentari, seguiti dai carburanti e dai pasti fuori casa, vacanze e trasporti. Anche salute e caro affitto contribuiscono alla scalata. Per contenere le spese, vengono rinviati acquisti considerati necessari (60,2%), si riducono le uscite fuori casa (54,1%), i viaggi o le vacanze (52,1%).  Il 41% ha rateizzato i pagamenti e quasi 4 italiani su 10, il 38%, ha fatto ricorso al pagamento in nero di alcuni servizi.

Gli italiani si curano sempre meno

Si rinuncia spesso ai controlli medici periodici (34,6%) e le cure odontoiatriche (32,1%). Le persone in cerca di nuova occupazione e i cassintegrati presentano le incidenze più alte: i primi raggiungono il 58,6% di rinuncia ai controlli di prevenzione e il 52,6% per le cure odontoiatriche, mentre i secondi mostrano valori analogamente elevati (57,6% e 45,5%), oltre a una quota particolarmente alta nella rinuncia ai medicinali (39,4%)

Scende lo smart working

Solo 3,57 milioni di persone lavorano in smart working, l’Italia è lontana dalla media Ue. La distribuzione del lavoro da remoto è inoltre molto polarizzato: nelle grandi imprese lo smart working coinvolge il 53% del personale; nelle piccole medie imprese cala del 7,7% rispetto al 2025, nelle microimprese del 4,8%. C’è anche un divario geografico strutturale: nel Nord-Est si trova il 17,1% di occupati in remoto, al Centro il 16,1%, nel Nord-Ovest l’11,9%; al Sud 10,2% e nelle Isole 9,7%, a fronte di una media nazionale del 13,8%. Per il confronto europeo l’Italia si ferma al 5,9% di chi lavora almeno metà dei giorni in remoto, contro una media Ue del 9,1%.

Gli under 35 lasciano il Sud

Nel periodo 2002-2024, quasi un milione di giovani sotto i 35 anni ha lasciato il Mezzogiorno. Il saldo netto negativo nella fascia 25-34 anni supera le 500.000 unità, di cui circa 270.000 laureati. Il costo annuo della fuga di cervelli dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord equivale a circa 6,8 miliardi di euro nel triennio 2022-2024, calcolato come dispersione dell’investimento pubblico in istruzione. A parità di titolo, il differenziale mensile netto tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest è di circa 375 euro (1.487 contro 1.862 euro netti). Nel triennio 2021-2024 sono stati 175000 i giovani a lasciare il Sud.

I giovani emigrano

L’Italia è la terza economia dell’area euro; eppure il nostro è uno dei Paesi sviluppati con la crescita più lenta, con il più alto debito pubblico tra le democrazie avanzate, con il più basso tasso di natalità d’Europa, con un flusso di emigrazioni giovanili tra le più consistenti del continente. Le nostre stime più recenti indicano che l’Italia perde almeno 34.700 giovani che emigrano ogni anno: un caso unico in Europa.

L’informazione arriva dai social

In Italia oltre 27 milioni di adulti seguono almeno un influencer. Il 36% degli investitori italiani dichiara di usare i social media per informarsi su economia, finanza e investimenti. Tra i 18-25 anni il 17% si dice influenzato dai finfluencer nelle decisioni finanziarie. Per tematica, il 70% dei contenuti riguarda finanza in senso stretto; il 21,4% tematiche fiscali e contabili; il 5,6% startup e imprenditorialità; il 3% criptovalute. L’alfabetizzazione finanziaria degli italiani, però, è tra le più basse d’Europa: l’autovalutazione delle proprie conoscenze finanziarie si attesta a 5,17/10 e solo il 44,5% dei decisori economici risponde correttamente ai tre quesiti base su inflazione, tassi e diversificazione del rischio.

Lo streaming regna, soprattutto il doppiaggio per film e serie

Il consumo in streaming rappresenta ormai il 18,8% del consumo complessivo. La visione su piattaforme cresce del 10,5% tra gli ultra 65enni grazie alla diffusione delle Smart Tv. L’84% degli italiani preferisce guardare i titoli stranieri doppiati: solo il 16% della popolazione fruisce i contenuti in lingua originale o in altre lingue. L’Italia guida questa classifica a livello globale. Questa forte preferenza culturale ha spinto le piattaforme a investire nel doppiaggio per il mercato italiano, anche tramite l’intelligenza artificiale.  L velocità richiesta però rischia ricadute sulla qualità artistica e sull’adattamento culturale.

Le imprese culturali valgono 303 mld l’anno

In Italia l’industria culturale e il suo impatto economico su turismo, trasporti e produzione creativa valgono il 15,5% dell’economia italiana totale. Il settore del software e dei videogiochi è il principale generatore di valore aggiunto, con 17,7 miliardi di euro, seguito dall’editoria e dalla stampa, con 11,3 miliardi di euro, mentre l’architettura e il design contribuiscono con 9,7 miliardi di euro e offrono lavoro a oltre 145.000 persone. Si registra una forte concentrazione delle imprese culturali e creative nelle grandi aree urbane del Centro-Nord Italia. Nel Mezzogiorno il peso economico è minore ma cresce grazie al turismo culturale e al patrimonio, con un +23,2%, superiore alla media nazionale (+19,2%).

Stalking online subito da 3 italiani su 10

Il 28,2% degli italiani ha avuto esperienza di cyberstalking; seguono la violazione della privacy (19,7%) e il tentativo di adescamento tramite falsa identità (17,6%). Meno diffusi il cyberbullismo (12,6%) e il revenge porn (9,8%). Il cyberbullismo però interessa la fascia di età che va tra gli 11 e i 14 anni, che contano il 34% delle vittime. 

L’intelligenza artificiale non è ancora un’abitudine

Tra gli italiani il 51,8% la usa, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%. Il 48,3%, invece, non ne fruisce mai. L’intelligenza artificiale viene usata per la richiesta di informazioni pratiche (81,3%), per lavorare o studiare (60,5%) e per svago o gioco (54%). Le richieste in ambito sanitario si attestano al 41,2%, mentre il ricorso all’Ai per affrontare problemi personali o supportare decisioni da prendere è al 27,5% seguito dall’uso per sostegno emotivo o psicologico (21,8%). L’AI si usa soprattutto per creare testi (70%) e fare traduzioni (63,8%), ma anche per attività di calcolo e stima (57,9%) e produrre contenuti multimediali (50,9%). Secondo gli italiani, l’AI è utile (62,7%) ma necessita di una regolamentazione (62,5%).

Niente social ai minori

Il 78,9% degli italiani è favorevole al divieto dei social network per i minori di 15-16 anni. Solo il 21,1% si esprime contro. Più divisivo il tema dell’uso dell’intelligenza artificiale per la prevenzione della devianza minorile: il 51,5% è favorevole e il 48,4% contrario. Tra i favorevoli, la motivazione più diffusa è l’aumento della criminalità minorile (20,7%), seguita dalla tutela dei giovani in contesti a rischio (15,7%) e dalla valorizzazione delle potenzialità tecnologiche in chiave di sicurezza (15,1%). Sul fronte contrario, la preoccupazione riguarda l’inadeguatezza dell’IA a gestire una questione così delicata (26%), seguita dai timori sugli aspetti etici del controllo delle persone (12,3%) e sulla privacy (10,1%).

Cala il potere d’acquisto del ceto medio

Si registra una perdita del 7,5% rispetto al 2021. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef; su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. Appartiene alla classe media chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese. Il reddito familiare più diffuso in Italia è di circa 2.500 euro mensili: la maggior parte delle famiglie italiane si colloca quindi nella parte bassa di questa fascia. La ricchezza netta delle famiglie italiane è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024.

Per il 44% degli italiani le spese per la difesa non sono un investimento

Il 44,2% (erano il 36,2% un anno fa) gli italiani che considerano tali spese un costo, a fronte del 32,1% che le vede come un investimento, mentre il 23,7%, non sanno esprimersi in merito. La possibilità di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani vede contraria la larga maggioranza dei cittadini (63,2%, contro il 36,8% dei favorevoli). E solo il 27,1% condivide l’idea di un reclutamento obbligatorio al servizio militare tramite normativa o disposizione straordinaria, in vista della possibilità di difendere il Paese.

Paura per attacchi russi in Europa

Tre quarti dei cittadini italiani (75,6%) giudica “ingiustificabile” l’invasione russa in Ucraina, solo un quinto (20,7%) la ritiene “comprensibile”. Ma guardando alle prospettive e ai rischi, la maggioranza (61,8%) non crede che l’invasione dell’Ucraina sia preludio di altri attacchi russi in Europa, mentre il 38,2% nutre questo timore. Più della metà (52%) pensa sia preludio di un espansionismo russo su altri territori. Nell’ipotesi in cui ad essere attaccato fosse un Paese appartenente alla Nato, più della metà degli italiani (52,6%) afferma che il nostro Paese dovrebbe restare neutrale, un quarto che dovrebbe inviare milizie e armi in difesa del Paese aggredito (25%) ed il 22,4% che dovrebbe inviare armi in sua difesa. Un cittadino su 4 riterrebbe giusto inviare anche soldati italiani sul campo.

L’eutanasia vede il favore di 7 italiani su 10

Il 70,2% degli italiani è favorevole all’eutanasia, mentre per l’eutanasia in caso di demenza senile avanzata, se indicato dal soggetto interessato nelle proprie disposizioni anticipate, il valore dei consensi arriva al 67,1%; il testamento biologico trova favorevoli otto cittadini su 10 (80,2%); il suicidio assistito raccoglie il 54,3% dei consensi (+14,9% rispetto a cinque anni fa).

Figli alle coppie omosessuali

La tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso è vista favorevolmente (69,6%), come pure il matrimonio tra persone dello stesso sesso (66%) mentre quasi sei italiani su 10 sono d’accordo sul riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso (56,9%). Poco più di un italiano su due si dice favorevole rispetto alla possibilità di adottare figli per le coppie dello stesso sesso (55,2%) e per i single (55,8%). La questione della fecondazione eterologa risulta delicata: nel 2026, gli italiani favorevoli sono quasi sei su 10 (59,2%). In parallelo, la questione dell’utero in affitto trova il sostegno solo del 35,6% degli italiani a fronte del 64,5% di quanti si dichiarano invece contrari.

No alla legalizzazione delle droghe leggere, netta diviosione sulla prostituzione

Nel 2026 meno di un italiano su due si dichiara favorevole (46,1%) a rendere hashish e marijuana legali. La legalizzazione della prostituzione vede favorevoli metà degli italiani intervistati (50,3%). I dati rivelano una progressiva chiusura su questo tema rispetto al passato, quando il tema incontrava il favore di una fetta di popolazione più ampia: il 57,7% nel 2016 e ben il 65,5% nel 2015.

Aumentano i divorzi

La concentrazione maggiore di divorzi interessa oggi le età centrali della vita adulta (tra i 40 e i 49 anni per le mogli, tra i 40 e i 54 anni per i mariti), ma la crescita più rilevante si registra nelle fasce over 50. Le mogli over 50 che hanno divorziato sono 26.798. Le over 60 sono 10.841. La stessa tendenza, amplificata, si registra tra i mariti: gli over 50 sono 30.511; gli over 60 invece 17.562.

-4,7% della popolazione studentesca

 Le Università statali sono scese dal 92% all’87,4% delle iscrizioni totali. Le telematiche, invece, sono passate dal 2,2% al 6,2%, registrando una crescita del 169%. Tra il 2010 e il 2019 la popolazione studentesca complessiva si è ridotta del 4,7%.

Pochi studenti stranieri

L’Italia è rimasta ferma mentre gli altri avanzavano, il saldo dei flussi studenteschi internazionali lo conferma: nel 2020 il tasso di studenti in entrata era del 2,9%, contro il 9,2% della Francia e il 3,8% della Spagna. Altri paesi si sono dati obiettivi espliciti. L’Italia non ha un piano nazionale, e in assenza di obiettivi, il divario è destinato ad allargarsi. Il sistema italiano forma studenti stranieri ma stenta a trattenerli.

Alla maggioranza degli italiani non piace l’overtourism

Il 60% degli italiani è contro l’overtourism, il 42,5% cerca di viaggiare in periodi non turistici lontano dalle feste, solo il 26,9% usa raramente questa modalità. Inoltre il 41,7% sceglie mete poco turistiche e il 28,6% lo fa raramente. Sul fronte delle modalità di organizzazione del viaggio, il 33,2% degli italiani cambia modalità a seconda delle circostanze, il 28,5% opta per l’organizzazione autonoma rispetto al ricorso a intermediari, tra cui agenzie di viaggio (14,5%) e piattaforme online (11,5%). Affidarsi all’Intelligenza artificiale è ancora un fenomeno marginale (2%). Si contrae la durata dei soggiorni: il 43% ha ridotto la durata complessiva dei propri viaggi. 

Fiducia solo al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella è l’unico a raccogliere piena fiducia tra le istituzioni più importanti con il 61,8% dei giudizi positivi. Inoltre, il 50,3% degli italiani vorrebbe che avesse più potere. A grande distanza, il parlamento vede fiducioso circa 1 cittadino su 4 (26,1%), mentre il governo si attesta al 32,1%. La sfiducia nei confronti della magistratura arriva al 46,5%, anche se il giudizio dei cittadini è spaccato a metà (fiducioso il 43,4%). I partiti  passano dal 21,1% del 2025 al 25,7%; i sindacati dal 38,6% al 41,6% e le altre confessioni religiose diverse da quella cattolica dal 31,1% del 2025 al 32,6% del 2026. Anche i presidenti delle regioni non raccolgono un consenso pieno nel giudizio dei cittadini e si fermano al 41,2%. Sono sempre amatissime le forze dell’ordine e le forze armate. Anche l’intelligence ottiene un buon risultato con il 63,5% dei cittadini fiduciosi. La polizia penitenziaria invece cala rispetto alla scorsa indagine.

Problema obesità

Il  tasso di incidenza dell’obesità è tra i più alti in Europa. Secondo i dati del 2024 il 38,9% degli italiani adulti è in sovrappeso e il 9,8% è obeso. Da più di dieci anni la percentuale complessiva oscilla attorno al 45%. Le fasce di popolazione under 25 e tra i 25-34 anni si dimostrano le più sensibili alla recente ‘moda’ degli alimenti proteici. L’acquisto di cibi confezionati è maggiormente diffuso tra i più giovani dai 18 ai 24 anni che li mangiano nel 72,9% dei casi; la stessa percentuale di giovani compra cibi confezionati e ultraprocessati e il 75,7% usa consumare bevande gassate, energy drink, succhi di frutta industriali.

Pochi vegani e vegetariani

Nel 2026, l’8,5% degli italiani è vegetariano (5,3%) o vegano (3,2%). Un altro 4,9% dichiara di esserlo stato in passato. La maggioranza degli italiani è comunque onnivora (86,6%), anche se il 20,5% dichiara che sarebbe favorevole ad una dieta vegetariana, ma teme di non riuscire a metterla in pratica. Per il 78,7% degli italiani l’essere vegetariano è una scelta da rispettare e il 55,1% la giudica una scelta ammirevole, a tutela dell’ambiente e degli animali; al contrario una parte di italiani esprimono pareri negativi: il 31,4% dichiara di ritenerla soprattutto una moda; il 31,2% pensa che possa accompagnarsi a fanatismo ed intolleranza nei confronti di chi non compie la medesima scelta e il 22,1% pensa che possa essere una scelta dannosa per la salute.

Pensioni sotto pressione

Un miglioramento pensionistico si potrà vedere solo dal 2040, costruito però su ipotesi che i dati attuali faticano a sostenere: crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 Unità l’anno. Nel frattempo, le generazioni che contribuiscono oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell’ultima retribuzione.

di  Debora Farace su Huffpost

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.