Anno: XXVIII - Numero 85    
Giovedì 30 Aprile 2026 ore 13:00
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La decontribuzione come leva economica.

Aiuterebbe le imprese a pagare meno contributi e favorisce le assunzioni, soprattutto di giovani e nel Sud.

La decontribuzione come leva economica.

Ho interrogato la IA di Google che ha così risposto:

“La decontribuzione rappresenta una delle principali leve di politica economica e del lavoro in Italia, utilizzata come strumento strutturale per ridurre il costo del lavoro, stimolare l’occupazione stabile e sostenere aree geografiche o categorie svantaggiate.

Ecco i punti chiave della decontribuzione come scelta politica, con aggiornamenti al 2026:

Sostegno all’occupazione stabile: la decontribuzione è concepita per incentivare le aziende ad assumere a tempo indeterminato o a trasformare contratti a termine, offrendo un esonero parziale o totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

Priorità Sud e aree svantaggiate: la “decontribuzione Sud” mira a colmare il divario occupazionale nel Mezzogiorno, con una riduzione dei contributi che nel 2026 continua a essere un pilastro per il sostegno alle imprese meridionali, pur prevedendo una graduale rimodulazione negli anni.

Focus su giovani e donne: Le politiche recenti (Decreto Lavoro 2026) confermano sgravi specifici per le assunzioni di giovani under 35 e lavoratrici svantaggiate, con esoneri che possono raggiungere i 650 euro mensili (o 800 euro nelle zone ZES).

Politica del “salario giusto”: la decontribuzione viene utilizzata dal Governo nel 2026 come alternativa o completamento alle misure salariali, puntando a incrementare il netto in busta paga senza aumentare il carico fiscale sulle imprese.

Investimento pubblico: si tratta di una scelta politica costosa che richiede ingenti risorse pubbliche (quasi un miliardo di euro destinato nel Decreto Lavoro 2026) per incentivi e bonus, finalizzata a stimolare la crescita economica.

In sintesi, la decontribuzione è una strategia mirata a rendere il lavoro stabile più conveniente, supportando contemporaneamente la competitività delle imprese e il reddito dei lavoratori.”

Ma è una leva costosa perché scarica gli oneri previdenziali, attraverso la decontribuzione, sulla collettività socializzando, come si dice, i relativi oneri.

Ma a quanto ammontano questi oneri?

Nuova interrogazione alla IA di Google:

“Secondo le analisi di Alberto Brambilla e del Centro Studi Itinerari Previdenziali, la decontribuzione (esoneri e sgravi contributivi) rappresenta un costo crescente e molto elevato per lo Stato italiano:

Costo annuale stimato: la decontribuzione nel 2024 è stimata in circa 25 miliardi di euro annui.

Costo cumulativo: in tre anni (fino al 2024), il mancato gettito per l’INPS legato alle varie forme di sgravi ha superato i 68 miliardi di euro.

Contesto: Questo costo si inserisce in un quadro in cui la spesa per assistenza è raddoppiata dal 2008 al 2023, arrivando a 164 miliardi, finanziata da un numero esiguo di contribuenti.

Perché Brambilla è critico su questi costi?

Secondo Brambilla, questi sgravi:

Pesano sull’INPS: rappresentano un mancato gettito che deve essere coperto dalla fiscalità generale.

Riducono la futura pensione: poiché i contributi non vengono versati, rischiano di ridurre l’ammontare delle future pensioni per i lavoratori.

Non creano occupazione: nonostante le ingenti somme, il tasso di occupazione in Italia non ha visto incrementi strutturali, lasciando il Paese in posizioni basse nelle classifiche europee.

Brambilla ha spesso evidenziato come le agevolazioni per redditi bassi (sotto i 35 mila euro) pesino su una platea ristretta di contribuenti (circa il 35-40% della popolazione) che sostiene il 90% delle tasse”.

Alla luce di questi dati andrebbe rivisto il ricorso alla leva della contribuzione previdenziale per sostenere l’economia.

In Italia abbiamo due problemi macroeconomici: una crescita asfittica da una parte e l’incapacità dall’altra della riduzione della spesa improduttiva per usare quelle risorse a stimolare l’economia.

Sull’introduzione del salario minimo legale in Italia, vi rinvio al seguente link

https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/001/840/Memoria_INAPP.pdf

 

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