Flotilla di Salis a Cuba, attivisti in hotel di lusso.
E il popolo è senza luce L'inchiesta giornalistica del New York Post sulla nuova Flovilla a Cuba.
Mentre Cuba è in crisi e il popolo cubano continua a sopravvivere praticamente senza energia elettrica e con enormi cumuli di rifiuti per le strade, oltre alla scarsità di medicinali e il costante pericolo di dengue e chikungunya (malattie virali trasmesse dalle zanzare), c’è la nuova “flotilla” degli europarlamentari di Avs Ilaria Salis e Mimmo Lucano (sindaco di Riace) che porta aiuti in nome della “solidarietà”.
Ieri, però, il New York Post ha smascherato alcuni attivisti radical chic che, secondo le denunce degli stessi cubani in esilio, avrebbero alloggiato in hotel di lusso e viaggiato in confortevoli pullman con aria condizionata.
Il “Nuestra America Convoy” ha inviato centinaia di attivisti di sinistra dal Nord America e dall’Europa a Cuba con il pretesto di distribuire venti tonnellate di aiuti umanitari per protestare contro il blocco petrolifero imposto dagli Usa.
Diverse tonnellate di “aiuti” sono partite anche dall’Italia e da Genova.
Tuttavia, la “missione di solidarietà” della nuova “flotilla” ha fatto storcere il naso a molti cubani, che hanno riferito i fatti ai cronisti del New York Post sottolineando il cortocricuito tra solidarietà (di sinistra) e lusso.
In questi giorni è stato organizzato anche l’incontro con alti funzionari del Partito Comunista e, secondo quanto reso noto, alcuni delegati avrebbero alloggiato al Gran Hotel Bristol Meliá Collection, dove una camera costa tra i 130 e i 520 dollari a notte.
Altri si sono fatti fotografare a bordo di confortevoli pullman, dotati di aria condizionata.
“Mentre quasi tutto il Paese – ha riferito Mayra Dominguez, una cubana in esilio – soffre per interruzioni di corrente che durano oltre venti ore, la sinistra viene accolta con aria condizionata e sprechi di energia elettrica. Questa è una gigantesca presa in giro dell’intero popolo cubano. La sinistra visita Cuba come se fosse una festa allo zoo e va ad ammirare la miseria da un hotel di lusso. È oltraggioso”.
“Dopo avere costretto oltre un milione di cubani a lasciare il Paese in soli cinque anni e avere negato a molti il diritto di tornare nella propria patria – ha aggiunto l’artista cubana in esilio Salomé García Bacallao – ora il regime comunista si mostra aperto a una spedizione umanitaria straniera”.
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