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SFIDA COMPETENZE E CRISI OCCUPAZIONALE TERRITORIALE

Tre giorni i Consulenti del Lavoro a Torino tra IA, mismatch lavoro e fuga di talenti dal Nord-Ovest.

SFIDA COMPETENZE E CRISI OCCUPAZIONALE TERRITORIALE

Un appuntamento che guarda al futuro della professione e, più in generale, alle trasformazioni del mercato del lavoro: è quello in corso a Torino dal 19 al 21 marzo, dove i Consulenti del Lavoro di Piemonte e Valle d’Aosta si ritrovano per l’Assemblea dei Consigli Provinciali e il Congresso interregionale, riuniti sotto il titolo “Dentro il Futuro”.

Una scelta non casuale, che riflette l’esigenza di ampliare il perimetro del confronto, superando i tradizionali momenti di categoria per aprirsi ai grandi cambiamenti in atto. A ospitare la tre giorni sono le OGR Torino, ex officine ferroviarie oggi trasformate in polo di innovazione e incubatore di tecnologie avanzate: uno spazio simbolico in cui industria, ricerca e nuove competenze si incontrano, offrendo il contesto ideale per discutere di intelligenza artificiale, evoluzione delle professioni e nuovi modelli organizzativi.

Proprio l’impatto dell’IA e la ridefinizione delle competenze rappresentano uno degli snodi centrali del congresso, insieme alla necessità di accompagnare imprese e lavoratori in una fase di transizione complessa. In questo quadro si inserisce la presentazione di una ricerca inedita della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, basata su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro, che analizza i fabbisogni professionali e le criticità del mercato occupazionale nel Nord-Ovest.

I numeri delineano uno scenario in forte sofferenza. In Piemonte e Valle d’Aosta, su 100 assunzioni programmate soltanto 22 si concludono nei tempi previsti. Nel restante 78% dei casi, le imprese sono costrette ad allungare i tempi di selezione (32%) oppure a rivedere al ribasso le proprie aspettative, accettando candidati non pienamente in linea con le esigenze (30%).

Alla base di queste difficoltà c’è soprattutto la carenza di candidati. Un fenomeno in crescita: se nel 2019 il 14% delle imprese del Nord-Ovest dichiarava di non riuscire a trovare personale, nel 2025 la quota è salita al 33%, più che raddoppiata in pochi anni. Le figure più difficili da reperire restano operai specializzati, professioni tecniche ad alta qualificazione e profili manageriali.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo locale. Rispetto alle realtà più grandi, le Pmi soffrono di minore competitività salariale (64,2%), offrono percorsi di crescita più limitati (57,7%) e presentano modelli organizzativi percepiti come più rigidi (34,3%). Tutti fattori che incidono sulla capacità di attrarre e trattenere talenti.

Di fronte a questo scenario, le imprese stanno cercando di reagire. Tra le strategie più diffuse emerge il rafforzamento del welfare aziendale, indicato dal 64,1% dei consulenti del lavoro come leva principale sia per attrarre sia per fidelizzare i dipendenti. Seguono l’utilizzo di tirocini e apprendistato (49%), strumenti utili ad ampliare il bacino dei candidati, e una maggiore flessibilità degli orari di lavoro (43,8%), risposta alle nuove esigenze di conciliazione tra vita privata e professionale, soprattutto tra i più giovani.

Ma il mismatch tra domanda e offerta si intreccia con dinamiche demografiche e sociali ancora più profonde. La ricerca evidenzia infatti un forte aumento della mobilità verso l’estero dei giovani laureati: tra il 2019 e il 2024 il numero di piemontesi e valdostani che hanno lasciato il territorio dopo aver conseguito il titolo è più che raddoppiato, passando da 1.793 a 3.676. Un dato che segnala una crescente difficoltà del sistema locale nel trattenere capitale umano qualificato.

Parallelamente, pesa l’uscita dal mercato del lavoro della generazione dei “baby boomers” e il progressivo calo della popolazione attiva. Tra il 2019 e oggi, nella macroarea di Piemonte e Valle d’Aosta, la fascia tra i 20 e i 65 anni si è ridotta di 58 mila unità, con una previsione di diminuzione di circa 270 mila persone entro il 2040. Una tendenza che rischia di comprimere ulteriormente la disponibilità di forza lavoro nei prossimi anni.

All’interno del congresso trovano spazio anche momenti di riflessione più ampi, come il dibattito in memoria di Marco Biagi e le anticipazioni sul Festival del Lavoro 2026, a testimonianza della volontà di collegare il confronto territoriale alle grandi questioni nazionali.

In questo contesto, l’appuntamento di Torino assume un valore che va oltre la dimensione locale: tra innovazione tecnologica, trasformazioni demografiche e nuove esigenze delle imprese, il lavoro cambia rapidamente e impone una ridefinizione profonda di competenze, strumenti e politiche. Ed è proprio “dentro il futuro” che i consulenti del lavoro sono chiamati a muoversi.

 

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