Assolti ma invisibili: perché serve una legge sulla pubblicità delle assoluzioni.
La proposta di legge Costa punta a riequilibrare informazione e giustizia, garantendo visibilità alle assoluzioni ignorate dai media.
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Nel rapporto tra giustizia e informazione esiste una frattura evidente: l’accusa fa rumore, l’assoluzione quasi mai. È su questa asimmetria che interviene il disegno di legge sulla pubblicità delle assoluzioni, che propone un principio tanto semplice quanto controverso: dare alla fine di un processo lo stesso rilievo del suo inizio.
Il problema non è solo mediatico, ma profondamente civile. In un sistema democratico, la presunzione di innocenza dovrebbe accompagnare ogni cittadino fino alla sentenza definitiva. Eppure, nella pratica, l’esposizione mediatica delle indagini produce spesso una condanna anticipata nell’opinione pubblica. Quando poi arriva l’assoluzione, il danno reputazionale è già stato compiuto e difficilmente viene sanato.
Da qui nasce l’idea del ddl: obbligare i mezzi di informazione a pubblicare le assoluzioni con un’adeguata evidenza, riequilibrando il racconto giudiziario. Non si tratta di imporre una verità, ma di completare l’informazione. Una notizia, infatti, non può dirsi tale se racconta solo l’inizio di una vicenda e non il suo esito.
I sostenitori della proposta vedono in questa misura un argine alla cosiddetta “gogna mediatica”, che negli ultimi anni ha colpito non solo personaggi pubblici, ma anche cittadini comuni. L’obiettivo è restituire centralità al principio di responsabilità individuale accertata e non presunta.
Tuttavia, le critiche non mancano. Alcuni temono che l’obbligo possa tradursi in una compressione della libertà di stampa, introducendo vincoli nella selezione delle notizie e nell’organizzazione delle redazioni. Il rischio, secondo questa posizione, è che lo Stato entri troppo nel merito delle scelte editoriali.
Il punto, allora, è trovare un equilibrio. La libertà di informazione è un pilastro democratico, ma lo è anche la tutela della dignità delle persone. Una stampa davvero libera non dovrebbe limitarsi a inseguire il clamore iniziale, ma assumersi la responsabilità di raccontare i fatti fino in fondo.
In definitiva, il ddl sulla pubblicità delle assoluzioni solleva una domanda cruciale: è più importante la libertà di pubblicare ciò che fa notizia o il dovere di informare in modo completo? La risposta, probabilmente, sta nel riconoscere che le due esigenze non sono in conflitto, ma devono coesistere. Perché senza completezza non c’è vera informazione, e senza informazione corretta non c’è giustizia.
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