ll ruggito di Leone!
Il Papa ridisegna la Curia con mosse silenziose ma decisive: tra continuità e discontinuità, prende forma lo stile “normalizzatore” di Leone XIV.
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C’è un cambio di passo, ma senza clamore. Il pontificato di Leone XIV (Robert Prevost) inizia a imprimere la sua impronta sulla Curia romana con una strategia che non somiglia a uno “spoils system”, bensì a un riassetto progressivo, calibrato, quasi chirurgico.
Tra le prime decisioni, la nomina di Filippo Iannone come prefetto del Dicastero per i Vescovi segna un punto fermo nella governance ecclesiale. Allo stesso tempo, si registra un passaggio simbolicamente rilevante: il trasferimento in Polonia del cardinale Konrad Krajewski, figura iconica del pontificato di Papa Francesco.
Krajewski, noto per i suoi gesti concreti e spesso fuori protocollo — dalle missioni in Ucraina agli aiuti ai senzatetto di Roma, fino all’episodio in cui riattaccò la corrente in un edificio occupato — rappresentava una Chiesa “in uscita”, incarnata nelle periferie. Al suo posto, Leone XIV sceglie una figura diversa: il francescano Luis Marín de San Martín, segnale di una linea più sobria, meno mediatica.
Non è un caso isolato. All’orizzonte si profila anche un avvicendamento nella Segreteria di Stato, con l’uscita del sostituto Edgar Peña Parra. Un ulteriore indizio di quella che molti osservatori definiscono una svolta “normalizzatrice”: meno protagonismo personale, più attenzione ai profili discreti e alla solidità istituzionale.
Lo stesso Leone XIV aveva lasciato intuire questa sensibilità nel discorso natalizio alla Curia, parlando apertamente di “delusione” per “alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare”. Parole che suonano come una chiave di lettura delle scelte in corso.
Eppure, non si tratta di una rottura con il passato. Piuttosto, di una rielaborazione dell’eredità di Francesco. La macchina curiale non viene azzerata, ma riorientata. Nella Chiesa, del resto, non funziona una logica di ricambio automatico: ogni Pontefice imprime il proprio stile senza cancellare completamente quello precedente.
Intanto emergono nuovi volti. Tra le nomine più significative, quella del nigeriano Edward Daniang Daleng, 48 anni, come vicereggente della Prefettura della Casa Pontificia: un segnale di apertura geografica e generazionale.
Per gli esercizi spirituali di Quaresima, il Papa ha scelto il vescovo norvegese Erik Varden, monaco cistercense della stretta osservanza, figura contemplativa e teologicamente raffinata. Anche qui, una scelta che privilegia profondità e discrezione.
Nel primo concistoro straordinario di gennaio, tra i relatori spiccavano due cardinali ancora senza guida di dicastero: Fabio Baggio e Ángel Fernández Artime. Nomi che potrebbero trovare presto una collocazione più definita nel nuovo assetto.
Infine, un elemento di continuità forte con il pontificato precedente: la crescente valorizzazione delle donne nei ruoli di responsabilità. Anche su questo fronte, Leone XIV sembra intenzionato a proseguire il cammino già avviato.
Il “ruggito” del Papa, dunque, non è fragoroso. È piuttosto un suono basso, costante, che ridisegna equilibri e priorità. Una leadership che non cerca il palcoscenico, ma lavora sulle strutture. E proprio per questo, destinata a lasciare il segno.
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