L’unico ballottaggio
Ovvero la passione della sinistra per i dittatori. E anche della destra. E talvolta anche del centro. Insomma, di tutta Italia.
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La corrispondenza di a.morosi sensi con Nicolás Maduro riapre la vecchia questione – risalente ai tempi di Lenin e poi di Stalin e rinnovata coi vari Mao, Castro, Pol Pot, Chavez eccetera – della passionaccia della sinistra italiana per i dittatori. Ma è un dibattito un po’ sbilenco e un po’ ingeneroso perché, se ci si mette a elencare i dittatori amati a destra, ce la si spassa a lungo. E anche qui fino ai tempi recentissimi, con l’ammirazione per Putin introdotta da Berlusconi ed ereditata da Salvini e Meloni, prima che lei da Palazzo Chigi prendesse le distanze (ma tuttora freme per Viktor Orbán).
Il bizzarro italiano è che anche i più moderati qualche filarino coi tiranni l’hanno sempre avuto: Berlusconi pure con Erdogan, Matteo Renzi con bin Salman, la Dc con le peggiori canaglie del pianeta, se non altro per motivi di gestione del potere. Alla fine, il leader e il partito che finanziavano gli antifascisti nelle dittature fasciste e gli anticomunisti in quelle comuniste – Bettino Craxi e il Psi – sono stati sepolti per immoralità: ovvia sorte in un Paese moralista e amorale. E mai veramente democratico. Abbiamo vissuto una Prima repubblica bloccata e garantita dagli americani, e una Seconda repubblica contesa da partiti personali e garantita dall’Unione europea. Non ci è mai importato della libertà, il prodotto esclusivo delle democrazie, perché abbiamo preferito la bacchetta magica, e comunque qualcuno che assicurasse posto fisso, pancia piena, sicurezza e villeggiatura. Ambizione legittima e in nome della quale il nostro vero e unico ballottaggio è sempre stato tra Franza e Spagna.
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